Interviste

Fra le braccia di Roman. A tu per tu con Malia Delrai

Malia Delrai, dieci parole per definirti come persona.

Come persona: ottimista, distratta, acqua e sapone, golosa, imperfetta, responsabile, volenterosa, esagerata, pacifica.

E dieci per definirti come scrittrice.

Come “scrittrice”: inguaribile romantica, istintiva, cliché dipendente, costante all’estremo, battagliera, in ricerca costante di ispirazione e struttura (sono sei parole ahahah).

La parte difficile è finita. Ci rilassiamo. Vino o birra? Avrei anche del gelato, fa tanto caldo!

Vino o birra? Entrambi, a seconda di quello che mangio. A casa mia, però, non mancano mai, lo confesso. Non manca mai nemmeno il gelato, sotto casa ho una delle gelaterie più buone di Milano. Insomma… non mi faccio mancare niente, il cibo è uno dei piaceri della vita. Un po’ troppo per quel che mi riguarda, ihihih. A essere sinceri fino in fondo, bevo più Red Bull e Coca-Cola durante il giorno, per questo sono così schizzata, altrimenti sarei alcolizzata e questo non andrebbe per niente bene. No, no.

Noi lettrici vogliamo immaginarti mentre scrivi. Permetti alla nostra mente di seguire il tuo lavoro. Racconta la stanza, i mobili, gli strumenti… lasciaci entrare nella tua vita e nella tua mente.

Non ho una casa molto grande, anzi, condivido un minuscolo spazio vitale insieme al mio cane Semola, un mezzo volpino. Vivo la mia giornata con lei, perché mio marito lavora. Di solito scrivo a letto, o in cucina, ho un tavolo rotondo completamente nero vicino a un armadio che funge da libreria, anche se non lo è. Mi basta un computer per scrivere e Word, quello è fondamentale. Il mio rottame è del 2013, un regalo di mia mamma per il compleanno. Lo chiamo semplicemente PC, mio marito invece lo chiama carro armato per tutte le volte che l’ho calpestato o fatto cadere. Questi sono i miei strumenti e, in breve, la mia postazione ogni giorno dalla mattina alla sera. Ho sempre un’agendina, fida agendina, dove la mattina presto e la sera tardi appunto quello che devo fare, ma sono una persona eccessivamente distratta e quindi va a finire che mi perdo sempre qualcosa per strada, ma c’è tanta passione in ogni cosa a cui mi dedico. Questo sì.

Adesso ti vediamo… e siamo pronte ad ascoltare la storia di “Piacere russo”. Raccontala per noi.

Piacere Russo? La storia. Be’, è pura fantasia, questo sì. Come dico sempre, ogni mia storia nasce per gioco e muore per gioco. Non avrei pensato mai, soprattutto all’inizio, quando è uscito il primo romanzo della serie, di poterne scrivere addirittura sei con gli stessi protagonisti. Non è da me. In realtà non era da me nemmeno scrivere un erotico così, però alla fine è successo. A chi vuole affrontare la lettura di questo romanzo dico sempre di non aspettarsi niente di elevato. La mia voleva essere una prova per evadere dalla realtà. Non stavo cercando di dire niente al lettore o di insegnare niente, non mi reputo adatta a questo compito, perciò semplicemente evito di farlo. Quando dico “mafia russa” alcuni si scandalizzano, quando leggono la parola “pompino” nel primo capitolo sgranano gli occhi tipo “oddio, no!”. Alla fine l’erotico è un genere che può piacere e non piacere, dipende da cosa si cerca e perché lo si cerca. Sono consapevole che è una storia e che non è reale, nessuna donna si innamorerebbe mai consapevolmente di un cattivo “dal cuore tenero”. Però è bello sognare e io ho sognato tantissimo con Roman e Selene. Vorrei farlo ancora. Oddio, alla fine non ho raccontato poi molto della storia come mi avevi chiesto, però forse è meglio così. Ahahaha. Vi invito a leggerla, aspettatevi tanto tanto sesso.

Un’ultima domanda: chi c’è fra le braccia di Roman? Tu, o Selene?

Selene, sicuramente, ma anche un po’ Malia. Penso di essere una persona molto fortunata, perché sono innamorata di mio marito. Spesso e volentieri ho usato mio marito per dare voce ed espressività a Roman, stupendomi di quanto fosse naturale per me entrare in simbiosi con lui. Per questo dico che c’è un po’ di me in Selene e sicuramente un po’ di Roman in mio marito.

Grazie di essere stata con noi, Malia.

Grazie a te per questa breve intervista, sono state belle domande, su cui ho riflettuto molto.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. Margaret G.
    19 luglio 2016 at 7:42 — Rispondi

    Brava Malia diretta e spontanea, mi piace anche quando dici “non voglio insegnare niente”. E’ raro guarda!
    Margaret Gaiottina

  2. Emiliana
    19 luglio 2016 at 22:28 — Rispondi

    Magica Malia!

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