Recensioni

Figli dello stesso fango: la recensione

Titolo: Figli dello stesso fango.
Autore: Daniele Amitrano.
Genere: Narrativa italiana, Romanzo di formazione.
Editore: 13Lab, collana I Am. 14 gennaio 2016.
Prezzo: 11,05 euro (copertina flessibile).

La valutazione di Valentina G. Bazzani: cinque stelline.

Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell’oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, afflitto da schizofrenia; la ricerca di una via d’uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. È un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull’orlo del baratro. Quando Andrea scopre l’identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d’infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all’epilogo inaspettato e drammatico.

«È morto! Lo hanno trovato a terra nella stazione di Formia. Overdose di eroina».
Sono queste le parole che spingono Andrea Amato, giovane giornalista di successo, a tornare a Scauri, suo paese natale. Un viaggio alla ricerca della verità. Ma anche un viaggio alla riscoperta del passato e di se stesso. Ben presto, i ricordi prendono spazio nella storia, diventando la storia stessa: quella di Andrea. Un’adolescenza tranquilla la sua, trascorsa lavorando allo stabilimento balneare Golden Rock con gli amici di sempre: Pietro, Aurelio, Erasmo, Carmine, Jack, ragazzi che potrebbero sembrare l’archetipo dei giovani d’oggi, ma ognuno con una sua particolarità (proprio come i soprannomi che li distinguono). Una vita tranquilla, se non fosse per quell’unico dettaglio a increspare le acque e travolgere come uno tsunami l’esistenza di Andrea: suo fratello Maurizio è affetto da schizofrenia. Ciò che dovrebbe essere semplice diventa complicato. La quiete domestica, un pallido miraggio fra le urla e gli attacchi d’ira del fratello.

Il rancore, la paura e la vergogna nei confronti di Maurizio, per cui comunque prova affetto, si accumulano giorno dopo giorno nel cuore di Andrea, che però riesce a restare se stesso, un ragazzo gentile ed educato. È proprio la sua gentilezza ad attrarre Nancy, giovane ragazza romana in vacanza a Scauri. Fra i due nasce una tenera passione che ha tutto il sapore del primo amore, fresco, fugace, leggero, come la brezza del mare al tramonto. Forse un po’ troppo fugace, perché dopo pochi giorni Nancy lascia Andrea per rimettersi con il suo ex ragazzo, Claudio. È un addio amaro il loro. Fatto di segreti e parole non dette.

Di tutto questo gli amici di Andrea non sono certo spettatori inattivi. Confortano, consigliano, guidano l’amico verso una strada che fino a quel momento Andrea aveva temuto ed evitato: quella del branco e dell’approvazione sociale. Quella della droga. Ma le cose sono cambiate e adesso Andrea vorrebbe solo dimenticare.

“Pensa al regalo del Big. A questo punto decide che vuole fumare anche lui, insieme a Erasmo e Aurelio. È anche un buon modo per stringere i contatti e per salire qualche gradino nell’invisibile graduatoria d’importanza della comitiva. Ma soprattutto vorrebbe che ogni boccata di quella roba fungesse da acido muriatico per i dolori e le delusioni”.

Così, figli dello stesso fango, Andrea, Aurelio e Erasmo, decidono di entrare in quel giro di cui fanno già parte i loro amici più grandi. Perché a volte è più facile seguire la corrente piuttosto che risalirla.

“I tre amici si siedono su un marciapiede sudicio nella deserta periferia industriale di Formia. Sono circondati da pietre roventi, cartoni, bottiglie di birra vuoti, preservativi usati e siringhe. Si muovono come vampiri feriti che annaspano nel loro stesso fango, disperatamente in cerca di sangue.”

Daniele Amitrano affronta con garbo, ma in modo concreto e onesto, temi importanti quali il disagio mentale, l’alcol, la droga, le bande giovanili. Tratteggia con una scrittura nitida e pulita i contorni di una gioventù persa nell’ombra della propria insicurezza. Lo fa attraverso un personaggio che, nonostante tutto, riesce a mantenere la sua identità. Tutto questo accompagnato dalle parole delle più belle canzoni italiane.
Un libro notevole, maturo e significativo che ti cambia una pagina alla volta. E ti fa crescere.

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Valentina G. Bazzani

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