Recensioni

Fernanda Romani e “Il duca che non poteva amare”, di Elena e Michela Martignoni

Titolo: Il duca che non poteva amare.
Autrici: Elena e Michela Martignoni.
Genere: romanzo storico.
Editore: Mondadori.
Prezzo: euro 9,99 (ebook); euro 18,70 (copertina rigida).

http://www.amazon.it/duca-che-non-poteva-amare-ebook/dp/B00YZIN91U

Urbino, 1488: il duca Guidobaldo di Montefeltro non ha mai amato nessuna donna, ma per Elisabetta Gonzaga, sua sposa, prova una vera passione. Il giovane duca sa di non avere ereditato il carisma e la sensualità di suo padre Federico, ma desidera liberarsi dall’affettuosa ma limitante tutela dello zio Ottaviano Ubaldini.
L’Ubaldini, uomo dotto con una spiccata inclinazione per l’astrologia e l’alchimia, nasconde un segreto doloroso: lo spettro di un antenato lo tormenta da decenni, ricordandogli una colpa del passato. Unica sua consolazione è l’amore di una donna misteriosa, incontrata anni prima nei boschi quasi assiderata e senza memoria; lui l’ha chiamata Deodata, le ha assegnato una piccola casa e la protegge lasciando che eserciti le sue straordinarie doti di curatrice: arti che, però, la mettono in pericolo perché attirano su di lei il sospetto di stregoneria.
Deodata vive ai margini della città, in compagnia di un lupo e di una ragazzina muta, eppure proprio la sua misera capanna diventerà il crocevia di molti destini…
Elena e Michela Martignoni danno vita in queste pagine a un avvincente affresco storico, ricostruito impeccabilmente, ma soprattutto capace di far vibrare nei personaggi del passato inquietudini, interrogativi, aneliti ancora presenti in noi.
Sotto i nostri occhi prende vita un mondo vivace grazie a Leonetta, passionale e istintiva, e a sua sorella Orsina, bellissima e inquieta, a Giovanni bruciato dall’ansia di riscatto, a frate Alessio, bibliotecario del convento di San Bernardino, anima bella e tormentata da un fosco passato, al perfido conte Foschieri che esibisce il suo raro girifalco e la splendida moglie, l’esotica e spregiudicata Giulia, al seducente falconiere Jamil, all’inflessibile padre Raniero.
Dalle fastose sale dei palazzi urbinati, alla piazza del Mercatale animata dal gioco dell’aita e dai vivaci mercati, alle sobrie celle dei conventi, fino ai boschi fruscianti di misteri, si respira l’atmosfera luminosa e allo stesso tempo cupa del Rinascimento italiano.
Intrighi, tradimenti, odi e passioni si intrecciano alla magia in un ritmo incalzante, vivacizzati dalle eterne domande che infiammano i cuori degli uomini: quali sono le nostre radici? Perché siamo capaci di farci reciprocamente tanto male? Riusciremo a vivere con pienezza la sola cosa per cui valga la pena di vivere, e cioè l’amore?

Picchiare le donne gli era sempre piaciuto e gli accendeva il sangue, ma con lei gli pesava. Avrebbe preferito sentire che anche lei lo voleva…

Le donne. Ancora una volta l’universo femminile colpisce e lascia segni indelebili.
In questo romanzo, affollato di personaggi, sia storici che inventati,  si dibattono molte figure femminili, tutte prigioniere nella rete di sopraffazione di una società creata dagli uomini per gli uomini.
E, naturalmente, la religione non rende le cose più facili. Su tutta la storia incombe in maniera costante l’ombra dell’Inquisizione, nella figura di un frate troppo zelante nel vedere tracce del Maligno dappertutto, in special modo dove c’è una donna.

Lo scenario che le sorelle Martignoni ci mettono davanti è cupo e violento, perfettamente consono all’epoca che raccontano, il Quattrocento, un secolo denso di guerre e intrighi.
È questa consapevolezza che ci fa tremare per la sorte di Deodata, anima gentile e solitaria, dedita a curare i bisognosi tramite la sua conoscenza delle erbe. Tremiamo al pensiero che ogni sua buona azione desta sospetto, solo perché più efficace delle inesperte cure dei frati del locale convento.
Come pure tremiamo nel vedere come il conte Foschieri tratta Giulia, bella e giovane moglie, e soprattutto Orsina e Leonetta, le sue figlie. Come può esserci tanta crudeltà e violenza nel cuore di un uomo?
Di un uomo? Forse, sarebbe meglio dire DEGLI uomini.

In questo romanzo non è certo uno soltanto a usare le donne come oggetto per soddisfare la propria bestialità, in nome di un potere che deriva certo dalla supremazia fisica, ma anche, e soprattutto, da una viscerale mancanza di rispetto verso la parte femminile del mondo. Del resto cos’altro ci si potrebbe aspettare da una società dominata da una  religione che vede nella donna la fonte di tutti i mali?
I capitoli si susseguono uno dopo l’altro raccontandoci la sete di potere, la necessità irrinunciabile di avere un erede maschio, i rozzi complotti messi in atto tramite sordide alleanze. E le donne sono sempre lì, forti e inermi, deboli e astute, ferite e letali, dedite a sopravvivere all’interno di meccanismi che potrebbero stritolarle da un momento all’altro. Solo questo possono fare, sopravvivere.
In un simile contesto appaiono più che apprezzabili persone come il duca Guidobaldo, teneramente innamorato della moglie Elisabetta Gonzaga, e suo zio Ottaviano che, in gran segreto, si prende cura di Deodata.
Ci si stupisce che in un’epoca di violenza, di caccia alle streghe e di superstizioni potessero esistere uomini di tale sensibilità e levatura morale. Uomini le cui vicende storiche e personali si intrecciano in maniera mirabile con gli eventi creati dalle due autrici, dando vita a una storia avvincente, variegata, densa di eventi che costringono il lettore a volerne sapere sempre di più. La scrittura non perde mai ritmo, porta informazioni nuove ad ogni pagina, senza saziare mai, se non quando si arriva al finale.

Un finale che rispetta la storia ufficiale e quella inventata, senza deludere e senza dare certezze fuori luogo.
Le donne e gli uomini delle sorelle Martignoni si fanno strada dentro di noi, nel cuore e nella mente, e ci rimarranno a lungo.

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