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Casa D’Ascani: la recensione

«Devo fa na recensione» fa lei.
«Eh, e ar popolo?» fa l’altro, annoiato, mentre zappa sulla tv, concentrato nella scelta tra il buon vecchio zi Hit (che sui canali tipo Focus non manca mai una bella puntatona sull’Olocausto) e Megacostruzioni, e Meganavi a seguire, tanto per rinfocolare l’ego maschio che risiede in lui. Se è grosso, è figo.
«Che significa “ar popolo”?» bercia lei. «Te lo stavo dicendo! Dici che non parliamo mai! Qualcosa ti dovrò pur raccontare, no? Ho letto questo libro, che…»
«No, no, sta bona n’attimo. C’hai avuto tutto il giorno pe’ dimme qualcosa, tutta la cena. Adesso che me sto a rilassà? E pe parla de che? De un libro? Ma te sei ammattita?!»
«Dai, che stai al quarto libro letto, quest’anno: t’ho contagiato!» replica lei, soddisfatta.
«Sì, ma non è che adesso devo sapé vita morte e miracoli de… Vabbe’, ho capito. Daje, racconta. Hai letto sto libro che…?» chiede, rassegnato, e si gira vero di lei che lo guarda con gli occhi affilati come rasoi. Non lo sa più se gliene vuole parlare… Ma il dilemma è troppo grande per fare l’orgogliosa. Tanto lo sanno tutti e due che alla fine glielo racconterà ugualmente.
«Ok, allora: c’è sto libro che è una merda. Ma na merda davvero. Cioè, non se legge.»
«Eh, e allora?»
«E allora sto in crisi!» geme lei, le mani tra i capelli.
«Non ho capito… Il libro che hai letto fa schifo e in crisi ci stai tu? Non ci dovrebbe stare l’autore?» chiede lui, ovvio. Ingenuo…
«No, ci sto io!» ribatte lei, gli occhi spiritati. «Perché lo conosco, perché lo sa che lo stavo leggendo, e adesso s’aspetta che dica qualcosa di carino. Ma non so proprio dove andarlo a pescare, qualcosa de decente. Pure la copertina non se po’ vede’!»
«E dillo, no?» insiste lui, con una smorfia. «Scusa un attimo, te stai a fa mille pippe mentali, ma… qualcuno te paga? Cioè, sei costretta a di’ che t’è piaciuto?»
«N-no, ma…» balbetta lei, vacillando.
«Questo s’è mai letto qualcosa de tuo?» insiste lui, facendo ondeggiare il telecomando in aria,
«Da quello che so io no, però…»
«Lo sai che se dici che il libro è bello e qualcuno lo legge e vede che hai scritto una marea di stronzate, te tira qualcosa appresso?» incalza l’uomo con la clava, sempre più cattivo, sempre più meschino.
«Io… A questo non avevo pensato, ma…»
«E che se non glielo dici questo o questa continueranno a scrive merda convinti de sta a fa la Divina Commedia? Che poi pure quella… du palle…»
«Oddio, se stavo in crisi prima, adesso sto peggio» piagnucola lei, al limite del pianto. «Il discorso è che se la stronco, quella me fa nera. Cioè, non lo sai quanti gruppi segreti frequenta, non lo sai quanta gente conosce. Me segano le gambe senza partì dal via… Non lo accetta un consiglio, non accetterà una stroncatura, non…»
«E allora le recensioni nun le fa» replica lui, tornando a guardare la tv. «Nun le fa, se devi sta così. O le fai come Cristo comanda, ma tranquilla e serena, o lascia perde. Che poi, te pagassero…» torna a ripetere lui.
«E c’hai ragione, c’hai… C’hai ragione!» prende coraggio lei, rialzandosi con il pugno stretto e svettante in aria. «Hai ragione! SI PUO’ FARE!»
Lui, soddisfatto, gira su DMAX e inizia a guardare Torte in corso con Renato, mentre lei accende il PC e si concentra.

E le stelline? Che stelline je metto?, pensa.
Se ne metto una, la distruggo… Se ne metto due è da presa per il culo… Ne metto tre… Però c’è chi considera le tre positive, come la Teresa Siciliano che… Ao, prende tre stelle da lei è standing ovation tutta la vita…
Oddio, che faccio? Tre tendente al due? Due e mezzo? Un, due, tre stella?…
Ok, sai che te dico? Faccio la vaga. Se poi me le chiedono sparo 3, tanto quello che conta è quello che scrivo… SE LO LEGGONO.

FEDERICA D'ASCANI

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