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Intervista a Fabrizio Corselli: Poetry for Dummies (1)

Amneris Di Cesare, infaticabile intervistatrice, ha raggiunto Fabrizio Corselli, poeta e saggista, in un eremo sperduto fra i monti. Complici l’atmosfera e il fascino reciproci, la chiacchierata è proseguita a oltranza. L’abbiamo suddivisa in due appuntamenti. Ecco il primo.

Per prima cosa inizierei con il presentarti, Fabrizio, giacché il tuo curriculum è parecchio consistente. Vuoi raccontarci un po’ di te e del tuo lavoro di divulgatore di poesia?

Sono nato a Palermo nel 1973. A partire dal 2000 mi sono sempre dedicato all’ambito poetico, partecipando attivamente a incontri, conferenze, ma soprattutto frequentando molto le gallerie d’Arte. Dai pittori ho imparato tantissimo; una profonda esperienza che ho poi proiettato nella Poesia. Nel 2001 ho pubblicato la mia prima silloge, “I Giardini di Orfeo”, e da lì ho iniziato a partecipare a diversi forum dedicati al genere, approdando sulla piattaforma di Clarence, diretta ai tempi da Giuseppe Genna. Fino al 2011 mi sono dedicato alla Saggistica e alla pubblicazione di articoli di Estetica e Poetica. Dopo il 2011 ho cominciato con più regolarità a pubblicare con diverse Case Editrici e a stabilizzare la mia attività editoriale, non solo come autore ma anche come Curatore editoriale e Direttore di Collana (presso Edizioni della Sera). Poi è nato il Progetto Saga, che statuisce più che mai il mio campo d’interesse, cioè quello dell’Epica moderna e della Narrazione orale, intensificando le attività didattiche presso associazioni, librerie, ma soprattutto presso le scuole. Una riscoperta del piacere di creare e raccontare storie secondo la tradizione antica, che investe anche il campo della performance orale.

 41gt8vrlkdl-_sx353_bo1204203200_Cos’è la poesia? Sembrerebbe facile rispondere, ma in realtà non è così. Vero è che la poesia ci accompagna nella vita fin dalle prime battute, è parte del nostro vissuto. Ma rischia di diventare una parola abusata. Potresti darcene una definizione che le renda giustizia?

Non è così semplice. Potrei darti una semplice definizione, ma non ti direi nulla di nuovo. Preferisco sempre lasciarla indefinita. Anzi, ti farò soltanto una citazione: “La Poesia è enigma dell’esistere. Un anelito verso l’infinito che permane sin dai tempi dell’uomo, e attraverso di esso il poeta ciclicamente rinnova la sua esperienza, il suo modus operandi, verso una meta che per definizione è a lui sconosciuta. La poesia è come il bosco d’Arcadia, in cui i frutti appaiono spontaneamente dall’albero (Ispirazione), ma egli ha soltanto una e una sola occasione per coglierne interamente l’acerbo dono. Svanita quell’occasione, il frutto muore e con sé tutto ciò che esso rappresenta. La Poesia è Incanto, Magia attraverso cui accrescere le proprie capacità e la propria esistenza in un perpetuo moto dinamico che diviene linfa per il poeta, ormone della crescita. Il testo poetico è il metabolismo artistico attraverso il quale lo scrittore diviene adulto, diviene finalmente Uomo, consapevole del mondo che lo circonda, e indirettamente suo custode”.

L’abuso della parola si ha quando chi scrive non rispetta il corpo della Poesia. È una violenza che si produce nei confronti di una creatura così fragile, così innocente. Lo stupro di un corpo che invero vuole soltanto Amore. Una deflorazione dell’essere. Sanguina nel viverne pienamente i suoi nuclei essenziali.

È facile sentire affermare spesso con orgoglio: “scrivo poesie”  e osservare l’approvazione degli interlocutori, quasi ciò potesse sancire la sensibilità o lo spessore di una persona. Ma è davvero così? Tutti siamo poeti e tutte le poesie sono “opere d’arte”, oppure è una grande illusione che tende a svilire il principio e il valore stesso della Poesia con la P maiuscola?

Fin troppo facile, direi, grazie a una fuorviante tendenza democratica che in verità non esiste. È solo una dolce illusione costruita ad hoc per fare contenti tutti. È un modo di pensare, condiviso per necessità, per permettere a chiunque di strappare un lembo di frivola gloria ma che, alla fine, non porta a nulla, se non a una fastidiosa frustrazione. Quella che tu hai citato come “approvazione” è fin troppo aleatoria. Spesso gli stessi “lettori” sono i primi a condannare il sedicente poeta fra plausi e sorrisi. È gente che tranquillamente equipara il testo altrui alla poesia natalizia del proprio nipotino. Tale lettore è quindi croce e delizia del poetastro (lo so, i libri a qualcuno li devono pur vendere). Lo si nota quando quest’ultimo comprende l’inconsistenza del proprio operato e si rivolge a un esperto per un parere tecnico, ricevendo il più delle volte una bocciatura. Il giudizio del volgo è fin troppo pericoloso; volersi illudere è molto facile. Questo comportamento democratico rischia di dequalificare lo stesso prodotto artistico, senza più avere la capacità di discernere fra i vari testi quello che davvero vale. In un confronto, il poeta muore innanzi alla frase: “Anche io scrivo”. E il livellamento è così operato.

Un altro grosso problema è la condotta irresponsabile dell’editoria, basata sul marketing, e da critici e associazioni troppo proiettate sulla speculazione e sulla remunerazione del proprio lavoro di “critica” oltre che di pagamento della quota associativa; per non parlare della pubblicazione a pagamento che è divenuta un must editoriale: da ciò, “Pubblicare è facile”.

41irrqbljlCome si scrive una poesia allora? Quale deve essere la caratteristica principale affinché una lirica sia degna di considerazione e possa essere valutata come “vera, opportuna” o addirittura “capolavoro”?

Io userei il termine “comporre”. Di per sé suggerisce studio e consapevolezza nella disposizione delle parole, come se fosse un pentagramma. La Poesia è, prima di tutto, Musica, cifra sonora dell’Anima. Ne dobbiamo conoscere il linguaggio, che non è quello di uso comune, quello parlato; questo è il primissimo errore che viene fatto, pertanto generando pensierini della sera.  “Per scrivere poesia servono due elementi e un mediatore, il pensiero poetico nella diretta forza ispirativa e la forma quale filtro esteriore del sentire, mediati ambedue in un sinergico lavoro di architettura da parte dell’Anima che piega l’emotività alla struttura del verso, un moto ondoso che plasma la parola come l’argilla, donandogli quel limite grazie al superamento del quale la Poesia potrà realizzarsi in tutte le sue potenzialità espressive. La Poesia è vibrazione, dirompe l’anima in cui entra, e la sua eternità risiede nell’immutabilità della stessa nei tempi a venire”. La Poesia è un atto di Trascendenza.

Nelle poesie di oggi vedo, ahimè, troppo minimalismo, povertà lessicale, un’accozzaglia di concetti lasciati lì, a ossidarsi, in balia di se stessi, come cianfrusaglie. Ciò che più mi sconvolge è la gente, ma soprattutto la Casa Editrice, che vuole questo (indipendentemente dalla richiesta del mercato). È mutato il gusto? Temo proprio di sì; e chi detiene il potere editoriale ha diritto di vita e di morte sul genere. Anche qui la democrazia artistica fallisce.

La seconda puntata il 19 novembre.

Fabrizio Corselli è l’ultimo acquisto del Blog: da sabato 12 novembre, la sua Rubrica “Istanti di Poesia”, appuntamento mensile cui speriamo di farvi affezionare.

OoO

Fabrizio Corselli è uno scrittore di poesia a carattere epico-mitologico e un saggista. Nato a Palermo nel 1973, lavora come educatore presso la Scuola Primaria e dell’Infanzia. In qualità d’insegnante di Composizione poetica, a partire dal 2001, cura a livello didattico una serie di progetti letterari e workshop volti a promuovere la Poesia presso scuole, biblioteche, librerie e associazioni.
Diverse le pubblicazioni su riviste del settore (Poesia ed Estetica) e le collaborazioni con case editrici in qualità di consulente in materia poetica. Diverse anche le collaborazioni con Associazioni internazionali e note personalità dello spettacolo.
Esperto di Improvvisazione orale a carattere epico. Diversi i laboratori tenuti riguardo alla poesia orale e alla tecnica di composizione poetica (legata all’oralità).
Coordinatore Sezione Poesia e moderatore eventi presso il San Giorgio di Mantova Books dal 2013.
È autore del primo poema fantasy italiano dal titolo Drak’kast – Storie di Draghi, a cura di Edizioni della Sera di Roma. Presso la stessa dirige la Collana Hanami (poesia haiku).
Alcune fra le altre numerose pubblicazioni: L’ira di Artemide (GdS Edizioni, 2014); Il Portatore di Corni – Saga dei Regni del Nord (La Mela Avvelenata Bookpress, 2014); l’Eredità di Dracula – Liriche gotiche sull’Amore oltre il Tempo(Edizioni della Sera, 2014), in qualità di curatore editoriale; l’antologia Autunno – Haiku (Edizioni della Sera, 2013), in qualità di curatore editoriale; l’opera tematica Nibelung e il Cigno nero (Linee Infinite Edizioni, 2013); l’opera erotica Enfer (Ciesse Edizioni, 2013); il poemetto Il Canto del fuoco presso l’antologia collettiva La Biblioteca dell’Immaginario (GdS Edizioni, 2013); l’antologia Inverno – Haiku(Edizioni della Sera, 2011), in qualità di curatore editoriale; I giardini di Orfeo (Laboratorio giovanile Edizioni, 2001). L’ultima opera è Terra Draconis (Brigantia, 2016).

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