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Intervista a Fabrizio Corselli: Poetry for Dummies (2)

Prosegue la chiacchierata fra Amneris Di Cesare e Fabrizio Corselli, poeta e saggista. La prima parte dell’intervista è stata pubblicata il 12 novembre.

In tanti ne scrivono, ma pochissimi ne leggono e men che meno ne comprano i libri. La poesia pare aver acquisito un ruolo marginale, relegato agli angoli della letteratura di oggi, o aver preso una connotazione un po’ snobistica di “nicchia” dell’arte letteraria odierna; che cos’è successo, è  morta la poesia, sono morti i poeti, o è morto il pubblico?

In Italia sono tutti poeti, al semplice scrivere pensierini sul foglio. Nella maggior parte dei casi si legge poco, e per la Poesia questo “poco” assume proporzioni abissali. La Poesia è stata emarginata dalle stesse persone che cercano di “promuoverla”. Una promozione che diventa soltanto il riflesso del proprio ego e della propria volontà di fama. A loro la Poesia non interessa più di tanto, è vista soltanto come medium per raggiungere altri obiettivi: firmacopie, “approvazione”, talent show, e così via. Poi se ne dimenticano.

Lo snobismo della “nicchia” è soltanto una conseguenza di tale deriva. Chi si sente minacciato od offeso da questo Vuoto, si trincera dietro la lobby intellettuale, così generando una forse giustificata insofferenza in coloro che veramente le dedicano tempo e forze con coerenza e onestà. Sono comunque due aspetti viziati e finanche simbiotici. La Poesia non muore, sta in silenzio e attende tempi migliori, attende la sua ciclica riscoperta.

Intravedi possibili mutamenti all’orizzonte?

Innanzitutto spero che alcuni si ravvedano e inizino un percorso basato sulla ricerca, sullo studio, e ciò può avvenire se nasce un confronto positivo e costruttivo con altri scrittori. Perché il problema sta, per lo più, nella mancanza di un sano confronto artistico, e ribadisco “sano”. Oltre a non leggere altri poeti, gli scrittori sono arroccati sulle loro posizioni solipsistiche. In un dialogo, esiste soltanto “Io scrivo”, “hai letto il mio libro?”, “quante copie hai venduto” e non vi è una sincera e profonda analisi di ciò che rappresenti il fondamento della Poesia, del suo modo di essere, della sua contingenza con il reale e con l’elemento trascendentale. Ci sono ancora “poeti” che chiamano “linea” il verso o che non hanno la minima idea di cosa sia una struttura poetica, declassata a una mera sequenza di sintagmi messi a casaccio o, al massimo, accapo secondo principio prosastico.

Sono fiducioso invece nei confronti di alcune Case Editrici che portano avanti bei progetti legati alla Poesia. È difficile trovare CE così specializzate e che abbiano deciso di focalizzare la propria attenzione sul genere (per quanto io possa non condividere certe scelte o stili, ma questo è un mio punto di vista; anche qui, bisogna avere onestà intellettuale, cosa che spesso non mi arriva dagli altri, il tutto legato soltanto all’imposizione arbitraria dei propri gusti): esse sono Marco Saya Edizioni e Carteggi Letterari Edizioni. Meritano davvero attenzione.

41zbk1f6wl-_sx324_bo1204203200_Ha ancora senso scrivere poesie, oggi?

Sì. Ha sempre senso scrivere poesie, così come ha ancora senso dipingere o comporre musica. Anche quei testi che possono essere semplici pensieri poetici o dediche, sono pur sempre estrinsecazioni dell’Anima. Il problema di fondo è un altro. Ci sono pensieri che nascono per rimanere pensieri, ed elevarli a una posizione che non spetta loro è davvero grave; cioè non possiamo considerare Letteratura tutto ciò che viene partorito dalla mente, anche se nato da un’esigenza di profonda rivelazione spirituale. Ormai ci provano tutti. L’irresponsabilità editoriale completa questo processo.

Ben vengano questi atti genuini di creazione, ma ricordando sempre il loro giusto posto.

Puoi citare i nomi di Grandi Poeti del passato dai quali trai ispirazione per le tue composizioni e segnalare almeno un nome di un poeta contemporaneo che ritieni essere degno di tale accezione?

Di sicuro, i poeti dai quali traggo ispirazione sono Pindaro, il mio preferito, e Alceo. I poeti classici sono straordinari e in loro ho ritrovato Bellezza e Armonia. Un tipo d’interesse che non è improvvisato, ma che nasce da un background specifico. Sono nato in Sicilia, Terra del Mito e della cultura greca. In particolar modo, il mio interesse è nato con l’amore per le Olimpiadi classiche, e quindi il passaggio alla lirica epinicia è stato davvero breve. Non solo. Un lungo percorso fatto di Epica, di Poesia elegiaca, di Mitologia, soprattutto nordica, con particolare attenzione alla narrazione orale, senza tralasciare la cultura della narrazione araba, i poeti della corte federiciana e il Cunto. Situazione che fa storcere il naso ai puristi del genere e a quelli legati a una Poesia troppo moderna. Per fortuna esistono diversi modi di fare Poesia. Io faccio un tipo di Poesia più legata all’oralità, alla performance, e meno al “cartaceo”, come lo fu per quella greca, o meglio destinata al coro o alla rappresentazione.

Come poeta contemporaneo cito sempre Derek Walcott. Lo adoro. Grande è stato il suo tentativo di far rivivere l’epica in chiave moderna e soprattutto la dimensione dell’uomo.

Puoi citare almeno due nomi di due poeti contemporanei che reputi degni di merito e di considerazione?

Senza alcun dubbio, Eugenio Montale e Mario Luzi (quello della prima fase, diciamo più ermetica). Sono due poeti che hanno scavato molto a fondo il sostrato poetico, non solo nella sua struttura, ma nel suo diretto rapporto con la dimensione umana, della vita, dell’esperienza. Un poeta non lo si considera soltanto attraverso i suoi versi, ma anche secondo lo spessore e la profondità del suo pensiero, della sua visione filosofica della vita. Situazione che poi riverbera immancabilmente all’interno della struttura poetica, il verso si fa portatore di verità, della più intima essenza dell’Uomo, ancor prima di quella di Poeta.

51bpbczacdlAnnamaria Lucchese, aka Babette Brown, titolare del blog che ci ospita avrebbe una domanda da farti: cosa ne pensi della poesia di Jacques Prévert? (È una bieca provocazione, me ne rendo conto. N. D. R.)

Trovo che alcuni poeti siano passati alla storia più per la loro biografia o eventi singolari che per le loro opere. Trovo Prévert un poeta come tanti altri, per non dire abusato, un poeta peraltro troppo osannato nei salottini letterari di quei falsi intellettuali che hanno letto a malapena le antologie scolastiche. Quelli che non conoscono o leggono poesia ti citano troppo spesso Prévert. Poi, bisogna anche dire che alcuni scrittori hanno attraversato un lungo percorso di crescita, cambiando in determinati periodi il proprio stile. C’è il Prévert dell’Amore, quello del Surrealismo. C’è da aggiungere anche che il “successo” di un artista è spesso legato al critico amico che lo sorregge, al partito che lo spalleggia, così come la nicchia che ne decreta l’alto podio. Succede anche nel campo editoriale. Certi poeti non riescono a pubblicare perché il direttore di collana in questione applica in maniera troppo arbitraria il proprio gusto rispetto alla validità oggettiva dell’opera (ma non si può sempre aspettare che cambi il curatore editoriale).

Consigli per un aspirante Poeta di oggi?

Leggere. Leggere e ancora leggere tanta poesia (dalla classica a quella più moderna). In primis, scrivere per sé, senza lasciarsi corrompere dalla spasmodica ossessione della pubblicazione. Dopo di ciò, studiare tanto, libri di didattica, di Estetica, di Filosofia in modo da strutturare e rafforzare il proprio pensiero a riguardo. Certe risposte sono davvero vergognose: “io non devo studiare o approfondire la Poesia, io la scrivo, questo lo lascio ai critici o ai recensori”. E, non per ultimo, cercare il più possibile di confrontarsi con altri poeti.

Grazie per averci concesso quest’intervista.

Grazie a voi.

fabrizio-corselli

“Istanti di Poesia”, la Rubrica di Fabrizio Corselli avrà inizio sabato 3 dicembre.

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AMNERIS DI CESARE

Potete trovare QUI i romanzi di Amneris Di Cesare.

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2 Commenti

  1. Babette Brown
    19 novembre 2016 at 16:33 — Rispondi

    Sono andata ad alcuni reading di poesia. Una sfacciata esibizione dell’ego del Poeta, osannato dalla prima fila, composta da solerti-plaudenti-amici. Una desolazione. Nessuna possibilità di discussione. Ho rinunciato.

  2. 20 novembre 2016 at 9:59 — Rispondi

    Purtroppo la maggior parte dei reading sono così. Manca la motivazione principale della scrittura, quell’essenza personale che, invero, è soltanto un riflesso del proprio narcisismo. Una “tensione” verso l’alto, che non si configura più come “slancio verso il Sublime”, ma come una lenta deriva dell’essere.

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