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Elementare Watson: alle origini del “giallo”

Francesca Rossi entra a far parte della famiglia del Blog. La sua rubrica, dal nome accattivante (Elementare Watson), si apre oggi con la prima puntata della storia del “giallo”.

Alcuni bambini sognano di diventare, da grandi, astronauti, ballerine, attrici, principesse o, magari, eroi con super poteri in grado di sconfiggere il male. Qualcuno, invece, sogna di diventare un investigatore e risolvere, grazie a un incredibile acume e a uno spiccato spirito d’osservazione, i casi più intricati.

Se vi state chiedendo quale ragazzino possa immaginare un futuro simile, tentando di rintracciare nella vostra memoria un tenero volto infantile nell’atto di confessarvi questo sogno con tutta l’ingenuità di cui è capace, vi risparmio la fatica; una di quegli amorevoli pupattoli ero io.

Statua di Sherlock Holmes
(Edimburgo)

Come tutti (o quasi) ho passato la fase “principessa Disney” (e non la rinnegherei mai), ma pian piano la zucca si è trasformata in una lente d’ingrandimento e la coroncina in un berretto alla Sherlock Holmes. Non sono mai diventata una vera investigatrice, non ho mai scovato alcun colpevole, ma la passione per i gialli è rimasta intatta, anzi, è cresciuta con gli anni, fino a spingermi a chiedere a Babette Brown, che ringrazio tantissimo per la disponibilità, di lasciarmi un piccolo spazio nel suo bellissimo blog, cioè la rubrica “Elementare Watson”, per parlarvi di questo argomento. Non finisce qui: tra poco, aprirò il mio “Blog con delitto”.

Vi siete mai chiesti perché ci piacciono tanto i romanzi o i film di questo genere? Solo per la suspence e l’adrenalina? Non credo, anche se devo ammetterne l’enorme importanza. Le ragioni, ovviamente, sono tante e possono variare da caso a caso (parola chiave della nostra rubrica, questa). Se, però, vogliamo portare il discorso su un livello meno specifico, possiamo dire che i gialli ci fanno conoscere, quasi toccare, il male, la parte oscura che si trova in ognuno di noi e che dobbiamo tenere a bada.

Ci mettono di fronte a sentimenti terribili come l’odio, la sete di vendetta, l’invidia, la crudeltà, mostrandoci la “deriva disumana” a cui l’essere umano può arrivare quando perde la razionalità per una follia più o meno lucida. Una deriva che, nella maggior parte dei casi, viene arginata con un’indagine meticolosa che incastra l’assassino e lo consegna nelle mani della giustizia, affinché abbia la punizione che merita.

I gialli, dunque, rappresentano l’eterna lotta tra bene e male. Gli spettatori e i lettori si aspettano che sia il bene a vincere, in modo che l’ordine iniziale, interrotto dal crimine, venga ristabilito.

Margaret Rutherford
interpreta Miss Marple

Alla figura del colpevole si contrappone quella dell’investigatore. Non è necessario che quest’ultimo sia perfetto, senza macchia e senza paura, anzi, se possiamo riconoscerci in qualche sua mania, o difetto, ciò contribuirà ad avvicinarci a lui (e alla storia), fino a trovarvi un “punto d’appoggio” nel caos delle vicende umane, una sorta di “amico letterario” che incontreremo di nuovo, con piacere, nei volumi successivi.

Attraverso il giallo noi “viviamo” le nostre paure, scaviamo in profondità nel nostro inconscio, esorcizzandole, spiegandole razionalmente o, almeno, cercando di farlo.

Questo genere ha regole ben precise (di cui parleremo), che si possono, con determinati espedienti, aggirare, o di cui si possono “allentare” i confini. L’importante è che la storia ci permetta di tuffarci in un altro mondo e, nello stesso tempo, ci faccia riflettere su timori e mali che affliggono l’umanità fin dalle origini.

I gialli non sono solo letteratura d’evasione, quindi, ma anche di riflessione e non vi è alcuna contraddizione in questo. Un autore può spingerci a prendere in considerazione temi, o prospettive di situazioni, senza “forzare la mano”, ma creando un universo identico al nostro in cui possiamo immedesimarci con facilità (ci vuole talento ma, soprattutto, impegno costante per affinare quest’arte). Lo scrittore, in un certo senso, ci mette di fronte a uno specchio coperto di veli. Man mano che li togliamo, vediamo qualcosa in più di noi e, solo alla fine, ci rendiamo conto di scorgere il riflesso dell’umanità dietro alle parole, alla storia, ai personaggi in cui ci identifichiamo.

Finora ho usato il termine “giallo”. Questa parola la usiamo solo noi italiani da quando, nel 1929, nacque la collana “Il Giallo Mondadori” voluta dallo scrittore Lorenzo Montano. I libri di questa celebre serie avevano proprio la copertina di colore giallo.

Peter Ustinov
interpreta Hercule Poirot

Questo tipo di letteratura si compone di tante varianti, dal giallo deduttivo all’hard boiled. Ogni sfumatura ha regole e definizioni proprie, ma non dobbiamo prenderle come una sorta di “vangelo intoccabile”.

Il poliziesco si può declinare in molti modi, i generi possono compenetrarsi fino a sovrapporsi del tutto. Insomma, le definizioni non devono diventare gabbie.

In lingua inglese il giallo è chiamato “mystery”, “detective story” o “crime story”, evidenziando tre caratteristiche fondamentali del giallo: la presenza del mistero, il crimine, che ne è la parte centrale, e la figura dell’investigatore che su esso indaga. Ovviamente ci sono anche altri elementi chiave, ma questi sono i pilastri senza i quali non potrebbe esistere questo genere.

Tutti i detective della storia della letteratura, da Hercule Poirot a Miss Marple, da Miss Fisher a Sherlock Holmes, da Maigret a Nero Wolfe, da Montalbano a Coliandro hanno un antenato comune, una specie di “nonno” letterario da cui l’arte dei loro “padri” e delle loro “madri” deriva, cioè Edgar Allan Poe (1809-1849), che nel 1841 pubblicò “I delitti della Rue Morgue”, dando vita al famosissimo personaggio di Auguste Dupin, parente stretto dei moderni detective.

Ogni libro o film giallo è un vaso di Pandora: non sappiamo con certezza cosa vi troveremo dentro, ma non aprirlo sarebbe davvero un crimine.

Francesca Rossi nasce a Roma e da sempre coltiva una grande passione per la lettura, la scrittura, il mondo arabo, le dinastie reali d’Oriente e i viaggi. È laureata e specializzata in Lingue e Civiltà Orientali, ha vissuto ad Alessandria d’Egitto

Gestisce i blog “La Mano di Fatima”, www.lamanodifatima.blogspot.it dedicato al mondo arabo-islamico; “Divine Ribelli”, www.divineribelli.blogspot.it dedicato alle donne che hanno fatto la Storia e il “nuovo nato” www.coronedoriente.wordpress.com dedicato alle famiglie reali al di là del Mediterraneo e www.blogcondelitto.wordpress.com dedicato al mondo dei gialli. Ha scritto due romanzi con la casa Editrice Genesis Publishing: “Livia e Laura”, un romance noir sulla vicenda della Baronessa di Carini e “Toussaint. Inganno a Mosca”, il primo libro della principessa araba “detective delle donne”.

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Francesca Rossi

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Francesca Rossi nasce a Roma e da sempre coltiva una grande passione per la lettura, la scrittura, il mondo arabo, le dinastie reali d’Oriente e i viaggi. È laureata e specializzata in Lingue e Civiltà Orientali, ha vissuto ad Alessandria d’Egitto
Gestisce i blog “La Mano di Fatima”, www.lamanodifatima.blogspot.it dedicato al mondo arabo-islamico; “Divine Ribelli”, www.divineribelli.blogspot.it dedicato alle donne che hanno fatto la Storia e il “nuovo nato” http://www.coronedoriente.wordpress.com dedicato alle famiglie reali al di là del Mediterraneo e www.blogcondelitto.wordpress.com dedicato al mondo dei gialli. Ha scritto due romanzi con la casa Editrice Genesis Publishing: “Livia e Laura”, un romance noir sulla vicenda della Baronessa di Carini e “Toussaint. Inganno a Mosca”, il primo libro della principessa araba “detective delle donne”.

1 Commento

  1. 6 gennaio 2018 at 19:46 — Rispondi

    Articolo interessante. Mi piace scrivere di delitti. E leggo volentieri gialli

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