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Dove è finito Chicco?, Laura Castellani

Puoi scegliere di leggere e godere del nostro lavoro. E basta. Il Blog è nato per questo.
Puoi anche scegliere di ripagare questo dono con un gesto di solidarietà.
Alla fine del racconto, decidi, ma che ti sia piaciuto oppure no, rifletti.

Laura Castellani ci ricorda che anche i bambini hanno diritto al loro racconto di solidarietà. Nessuno è più generoso di un bambino… a meno che non vogliate una porzione del suo gelato! 

Riuscirà Rosamund Bogonella, tenente dei Lumachieri, a ritrovare il piccolo Chicco?

Era molto preoccupata. Da quando Rosmunda Bogonella aveva assunto il comando della locale stazione dei lumachieri, non aveva mai avuto un caso del genere: e a pochi giorni a Natale, per giunta!
Non sapeva più che pesci prendere: guardò assonnata la decima tazza di foglia in umido. Sarebbe stata una lunga notte…
Ripensò alla giornata appena trascorsa: forse analizzandola minuto per minuto sarebbe riuscita a scoprire la verità.

La svegliò di soprassalto il suono del telefono che trillava con insistenza.
«Pronto?» rispose sbadigliando.
«Sono l’appuntato Maruzza, signora tenente» le rispose concitato il lumachiere.
“Strano,” pensò Rosmunda, “Maruzza è sempre lento e tranquillo. Sarà successo qualcosa di grave?”
«Dimmi tutto, ti ascolto.» Improvvisamente le era passato il sonno. Ormai i suoi sensi erano attivi e pronti a intervenire per qualsiasi cosa fosse accaduta.
«È sparito Chicco, il lumachino dei signori Caracol!»
«Cosa? E come è successo?» urlò Rosmunda. «No, no lascia perdere. Mi infilo la divisa e vengo. Intanto raduna tutti i lumachieri e tienili pronti.»
«Signorsì, come comanda» rispose Maruzza.
Rosmunda andò velocemente in bagno, si levò il pigiama e si spostò sotto una grande foglia colma di rugiada. La tirò forte e uno scroscio potente la investì. Si sentì rinvigorita. Era pronta ad affrontare quella giornata sicuramente lunga e pesante.

Strisciò in caserma con determinazione: doveva assolutamente trovare Chicco! Entrò velocemente nel suo ufficio, i lumachieri erano tutti lì e la stavano aspettando. Le fecero all’unisono il consueto saluto.
«Buongiorno a tutti voi. A riposo.» Li guardò sorridendo. Poi, rivolgendosi a Maruzza: «Dimmi tutto.»
«Trentacinque minuti fa hanno telefonato disperati i signori Caracol. Hanno detto che c’era troppo silenzio, visto che di solito Chicco ogni tanto fa rumore anche di notte, si sono alzati per controllare ma Chicco non era più sulla sua foglia. La signora era disperata e io le ho detto di cercarlo lì in giro, ché magari era strisciato via e non lo avevano sentito. Ho detto, inoltre, che l’avrei avvertita, signora comandante. E che saremmo andati da loro subito. Infatti mi sono permesso di mandare due dei nostri, che erano in pattuglia lì vicino, a rassicurare i signori. Spero di aver agito bene» le espose il sottoposto guardandola un pochino ansioso.
«Hai fatto benissimo Maruzza» gli sorrise Rosmunda. «Adesso io e te andremo a casa dei signori Caracol, mentre voi tutti lascerete perdere l’ordinario e  vi dedicherete alla ricerca di Chicco. Voglio che scandagliate briciolo di terra per briciolo di terra tutto il paese fino a nuovi ordini, intesi?» ordinò loro con sguardo fermo e autorevole.
«Signorsì!» E, dopo aver salutato, tutti si allontanarono per la loro missione.
Rosmunda si infilò il cappello e, seguita dall’instancabile Maruzza, si diresse a casa dei genitori di Chicco. Sperava che nel frattempo i suoi uomini lo avessero trovato.

Bussò con forza e l’angosciata signora Caracol  le aprì con le lacrime agli occhi e le confermò che Chicco era ancora disperso.
«Buongiorno, signora, mi racconti tutto» la pregò Rosmunda entrando. «Mi racconti tutto dall’inizio per filo e per segno » la esortò con più calma.
«Be’, veramente c’è poco da dire» le rispose la signora singhiozzando. «Io e mio marito ci siamo addormentati ieri sera presto e Chicco era sulla foglia vicino a noi. Anche lui dormiva tranquillamente, anzi sonoramente perché ogni tanto russava un pochino, vero Lum?» E guardò il marito che se ne stava in piedi e agitava la testa. Lui annuì disperato. Il tenente sapeva che Chicco era tutto il suo mondo, il figlioletto che aveva tanto desiderato dopo anni che erano sposati.
«E a me non mi chiedi?» intervenne dal fondo della stanza una voce rauca. «Guarda che esisto anch’io, non solo quel lumachino!» E si presentò un vecchietto tutto raggrinzito, strisciando faticosamente.
«Ah, sì, papà, non ti avevo dimenticato. È che hai detto di aver russato tutta notte e non di non aver visto né sentito nulla. Signora comandante, questo signore è Nonno Elge, mio papà.»
«Piacere» gli rispose sorridendo Rosmunda.
“Quel nonnetto deve essere proprio tosto,” pensò con ironia.
«Ma lei, Nonno Elge, non ha sentito proprio ma proprio nulla?» gli chiese Rosmunda. Non sapeva perché, ma il suo intuito di femmina lumachiere le diceva che il nonno qualcosa sapeva. Lo guardò dritto negli occhi e gli sorrise nuovamente.
«Che significa? Non starà mica sospettando di me!» le urlò il nonno.  «Non vorrà dare la colpa a me, vero?» E gesticolando animatamente quasi la colpì sul muso con il bastone.
«Tranquillo, papà, sta’ tranquillo, perché poi ti viene la tosse. La Signora Comandante mica voleva offenderti, vero?»
«Certo, certo, mi scuso se l’ho fatta arrabbiare.» E gli sorrise dispiaciuta. «Avanti, mi dice o no se ha sentito qualcosa?»
«Nulla ho sentito!» E stizzito se ne andò sul suo scranno.
«Lo scusi, signora, è così di malumore da quando è nato Chicco. Non so più cosa fare con lui: se sono gentile mi dice che lo tratto da vecchio rimbambito, se sono normale mi dice che lo trascuro, se lo rimprovero mi dice che ce l’ho con lui. Per fortuna che la natura mi ha dotata di pazienza e finché corro a urlargli qualcosa ho già sbollito la rabbia!»
«Non si preoccupi, sono abituata ai capricci, mia mamma è uguale! Invece, mi dica, Chicco non è mai scivolato fuori da casa da solo? Neppure per andare a prendere qualcosa o a salutare qualcuno?»
«No, no e poi no. Da solo mai, non lo lascerei proprio andare, è troppo piccino… e lui non ne sarebbe proprio capace. Si stancherebbe subito. Per ora lo porto io in giro sulla mia schiena.»
«Vabbè, signora e signor Caracol, adesso vado in pattuglia e raggiungo i miei uomini che stanno perlustrando la zona. Appena ho notizie, vi aggiorno. A presto.» E rivolgendosi a Marruzza, che nel frattempo se n’era stato rigido come un baccalà a seguire il tutto, gli disse: «Appuntato, venga con me.» E se lo trascinò dietro.

Erano passate parecchie ore ma di Chicco nessuna novità. Non c’era al parco pubblico, non era dal caramellaio, non era dal verduraio… insomma, Chicco non si trovava da nessuna parte.
Rosmunda si massaggiò la schiena contro una corteccia, le faceva un gran male. Aveva strisciato tutto il giorno ed era al punto di partenza: né lei né i suoi lumachieri avevano la più pallida idea di che fine avesse fatto Chicco.
Sospirò. Mentre sorseggiava una bevanda, decise che doveva assolutamente ritrovare Chicco sano e salvo. Ed entro in giorno dopo! Che festa di Natale sarebbe stata senza il piccolino?
Aveva interrogato tutti: nessuno aveva visto Chicco oppure notato qualcosa di sospetto attorno alla casa dei genitori del lumachino.
Però… all’improvviso una lampadina le illuminò la mente: Giselde, la figlia dei vicini dei Caracol, aveva detto: “Nonno brutto in giringiro…” La piccolina era stata subito zittita dai suoi genitori che pensavano che avesse detto una stupidata. Anche lei, lì per lì, aveva pensato che la piccolina avesse parlato per conto suo. Però, a ripensarci meglio, quando mai Nonno Elge usciva la mattina presto per andare a farsi i giretti? Da quello che aveva capito Rosmunda, l’acido vecchietto non si staccava mai dalla sua sedia e dal giornale. C’era qualcosa di strano… Rosmunda si alzò di scatto, rovesciò la bevanda calda sul pavimento, pulì velocemente, e si diresse alla porta: doveva parlare con quell’osso duro di Nonno Elge.

Bussò forte. Toc, toc, toc.
Il signor Caracol le aprì ancor più pallido della mattina.
«Novità?» le chiese speranzoso. Poi, vedendo che sulla schiena non c’era Chicco, si mise triste di lato e la fece passare.
«Buonasera, nessuna novità ma devo assolutamente parlare con suo suocero!»
«Ma è successo qualcosa? Ci nasconde qualcosa? Perché vuole parlare con mio papà?» le chiese affannata la signora Caracol.
«Non si preoccupi, signora. C’è suo papà qui in giro? Devo solo fargli una domanda.»
«A dir la verità, signora tenente, è tutt’oggi che è in camera sua. Non ha voluto mangiare e dice di non sentirsi bene. Credo che soffra anche lui per la mancanza di Chicco. Anche se non l’ha mai dato a vedere, magari anche lui vuole bene al nostro cucciolo.» E una lacrima le scappò da un occhio.
Poi, strisciando andò a chiamare il padre, che era tutto affranto a letto.
«Papà, adesso basta piangere, infilati la vestaglia ché c’è il Comandante che ti vuole parlare.»
Nonno Elge si alzò senza protestare, era abbattuto, acciaccato e tanto triste.
«Allora, Nonno Elge, dove ha portato Chicco?» lo apostrofò subito Rosmunda. «Non gli avrà per caso fatto del male? Vero?» E gli si mise davanti parandosi a pochi centimetri dal suo viso.
«Io… io non ho fatto nulla» protestò con voce rotta il vecchietto. «Non ho fatto proprio nulla. Tesoro, mi credi?» E guardò la figlia implorante. Lei guardò in basso, con un’espressione confusa sul viso.
«Non ti credo, io!» urlò il signor Caracol. «Avanti, sputa il rospo: dove hai portato Chicco? Cosa gli hai fatto? Giuro che questa volta ti chiudo in camera e non esci più.»
Gli si avvicinò minaccioso, il Nonno si riparò dietro a Rosmunda, che sbarrò il passaggio al signor Caracol.
«Fermo lì. Qui le domande le faccio io! Si sieda lì e stia buono. Anche lei, signora, vada a sedersi vicino a suo marito. A Nonno Elge ci penso io. Anzi, Nonno Elge, vada a vestirsi. Andiamo a fare due passi, magari all’aria le torna in mente qualcosa!»
Dopo essersi cambiato frettolosamente, il nonno la raggiunse. Con lo sguardo basso il vecchino passò davanti ai familiari che lo guardavano con astio.

Fuori, Rosmunda lo invitò a sedersi su una bella foglia poco lontano dalla casa.
«Avanti, mi racconti tutto» lo incitò la lumachiera.
Il vecchietto cominciò a singhiozzare. «Io non volevo, non volevo fargli male. È che da quando c’è lui io non esisto più. Mia figlia non mi prepara più il cibo buono, mi dà gli avanzi perché le foglie migliori spettano a quello là.» E sospirando si asciugò le lacrime.
«E cosa ha fatto?» Rosmunda era in ansia, doveva sapere dov’era Chicco. Erano passate molte ore e il lumachino era troppo piccolo per starsene in giro da solo.
«L’ho preso, l’ho avvolto in una foglia gigante e l’ho portato dalla Larva dei Lamperidi…»
«Cosa ha fatto?  È impazzito? L’ha lasciato davanti a casa di quell’assassina? Si rende conto che ha condannato a morte suo nipote?» gli urlò addosso.
Rosmunda si sentì soffocare: Chicco non poteva non esserci più! Era un lumachino allegro e solare, e adesso?
Si alzò di scatto, lasciò lì il vecchio a piangere e corse in caserma.

«Marruzza, Marruzza, dove sei?» si mise a gridare. «Ordina a tutti di armarsi e di andare davanti a casa della Larva dei Lampiridi. Dobbiamo intervenire subito, subito! Hai capito?»
Non sapeva più cosa pensare, sperava solo che la larva avesse preferito tenere Chicco per il pranzo di Natale e non per il Cenone.
Cominciò a strisciare seguita dall’appuntato, sempre più forte, sbuffando e respirando a fatica.
Avevano accerchiato la casa di Larva. Rosmunda aveva il cuore in gola, temeva quello che avrebbe visto.
Un, due, tre, i lumachieri sfondarono la porta… Rosmunda sospirò ed entrò. Spalancò e richiuse gli occhi più volte: non era possibile!

C’era Larva che cullava dolcemente Chicco. Il piccolo dormiva con un sorriso sulle labbra. La larva fece loro il segno di stare zitti, con amore distese Chicco sulla foglia e gliene sistemò un’altra sul corpo. Per fortuna tutto quel baccano non lo aveva svegliato.
Poi, con un cenno, fece segno a Rosmunda di seguirla nell’altra stanza mentre i lumachieri aspettavano, attoniti e silenziosi, nuovi ordini.
«Lo sapevo che sareste arrivati. Quel vecchio non poteva stare zitto più a lungo, immagino» le disse con asprezza la larva.
«Ma perché non hai mangiato Chicco?» le chiese incuriosita e sollevata Rosmunda.
«Perché siamo a Natale e a Natale dobbiamo essere tutti più buoni»   sghignazzò Larva.
Rosmunda, però, voleva sapere la vera verità e riattaccò: «Avevi tutto il tempo per gustartelo!» affermò con convinzione.
«Non lo avrei mai fatto!» sussurrò Larva. «Chicco è troppo simpatico… e poi ho promesso a Nonno Elge, che è mio amico, di volergli bene come fosse mio nipote.»
«Nonno Elge è tuo amico? Da quando in qua lumache e larve sono amiche?» esclamò esterrefatta Rosmunda.
«Be’, suppongo da mai. Ma io e Nonno Elge qualche tempo fa ci siamo conosciuti e innamorati e… siamo pure segretamente fidanzati!»
«Pure!» disse Rosmunda. Come credere a una tale favola?
«Sì, pure!» esclamò sorridente Larva.
«Vabbè, ti credo, è una storia talmente strana che potrebbe essere proprio vera!» bofonchiò Rosmunda. «Però adesso mi riprendo Chicco e lo riporto a casa, ve bene?» le disse la lumachiera.
«Ma a me cosa succederà? Mi farete del male?» le chiese affannata Larva.
«Facciamo finta che non sia successo nulla, solo perché è Natale. E che non si ripeta più una cosa del genere!» Le lanciò un’occhiataccia.
Prese delicatamente il bordo della foglia dove stava Chicco e pian piano, aiutata dai suoi lumachieri, la trascinò verso casa dei Caracol.

Proprio sulla porta di casa, Chicco si svegliò e poté assaporare l’abbraccio e i baci dei suoi genitori.
Il nonno se ne stava in disparte, era tornato a casa e aveva raccontato tutto alla figlia e al genero.
Si avvicinò a Chicco, lo guardò e con le lacrime agli occhi gli chiese: «Mi perdoni?»
Chicco con un sorriso gli rispose: «Nonno!» E lo inondò di baci. Poi, guardando i suoi genitori continuò: «Domani Natale. Domani pranzo Nonna Larva.»
E così fu. Il giorno dopo, davanti a un banchetto imbandito, erano seduti Papà e Mamma Caracol, Chicco, Nonno Elge e Nonna Larva, la sua fidanzata non più segreta.
Anche Rosmunda venne invitata e apprezzò moltissimo quel menù vegetariano.

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Laura Castellani, veronese, ha pubblicato albi illustrati con Paramica e Lamahouse, e il romanzo per ragazzi “La fattoria della libertà” con Leone Editore. In ebook è uscito “Mamma e papà oggi sposi” editore La Medusa. Per Amarganta editore è uscito l’albo illustrato bilingue Grande e piccolo in formato cartaceo che ebook..

Per la rivista WMI ha curato la rubrica di recensioni “Piccole donne crescono”.

Trovate i suoi libri su Amazon.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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