Recensioni

Diplomazia, di Zahra Owens

EDITORE: Dreamspinner Press.
PAGINE: 249.
PREZZO: EURO 5,23 (solo
edizione digitale) su Amazon.
Copertina: Mara McKennen.
Traduttrice: Rossella
Fortuna.
Jack Christensen ha tutto quello che ha sempre
desiderato. È una stella nascente della diplomazia statunitense, l’uomo più
giovane a essere stato nominato ambasciatore degli USA. Diplomatico di carriera
appena inviato in un’Ambasciata politicamente interessante in Europa, ha una
moglie perfetta, parla cinque lingue e ha tutte le credenziali giuste, eppure
manca qualcosa nella sua vita e non sa cosa sia.
Poi Lucas Carlton si presenta con la fidanzata
americana a un ricevimento all’Ambasciata. Dalla prima stretta di mano, il
giovanotto produce su Jack un’impressione che lo lascia confuso e stranamente
insicuro. La posizione di Lucas come collegamento britannico all’Ambasciata
americana significa che devono lavorare a stretto contatto e i due uomini hanno
difficoltà a negare l’attrazione reciproca, nonostante le loro attuali
relazioni.
Quando le loro donne decidono di partire insieme per
un weekend, Jack e Lucas cominciano un’appassionata relazione che continua dopo
il ritorno delle loro compagne. Gli ambienti diplomatici sono però notoriamente
conservatori ed entrambi sanno che la donna giusta al loro fianco può
contribuire notevolmente al loro successo. Saranno in grado di fare la scelta
giusta nelle loro vite professionali e personali? O dovranno sacrificare l’una
per l’altra?

“Sua
Eccellenza?”
Una
voce piuttosto bassa, sicura e molto british lo fece girare e si ritrovò a
guardare i due occhi color cioccolato più belli che avesse mai visto. Ci fu un
momento, che sembrò durare un secolo, di silenzio imbarazzante tra di loro. Jack
sapeva di dover rispondere, ma la sua mente era un vuoto assoluto.
Ecco, la vicenda di Jack e
Lucas prende inizio da questo incontro di sguardi. Una storia che si dipana per
diversi anni, con alti e bassi, con allontanamenti e nuovi incontri. Assistiamo
all’esplodere repentino e devastante della passione, prima, poi alla
costruzione faticosa e lacerante di un sentimento più forte e complesso che non
possiamo non chiamare “amore”.
Tutto congiura contro i
nostri due protagonisti: l’ambiente (uno è ambasciatore degli Stati Uniti in
Belgio; l’altro è un funzionario dell’ambasciata inglese) e la situazione
personale. Jack, infatti, è felicemente sposato da molti anni con una donna che
lo ha costantemente seguito ed aiutato nella costruzione di una carriera
brillante. Lucas è fidanzato con una ragazza deliziosa. E, mentre per Lucas l’incontro
con un altro uomo non è una novità, per Jack questo inglese dagli occhi
conturbanti è il primo maschio che toccherà nella sua vita.
Entrambi potrebbero cominciare
una relazione nascosta agli occhi sospettosi delle compagne e dell’ambiente in
cui vivono: hanno tutto da perdere da un coming out. E il loro allontanamento,
dopo il rapimento di Jack da parte di terroristi e la sua liberazione ad opera
delle forze speciali, sembra l’azione giusta per entrambi. Lucas, infatti, è
convinto che questo amore porterà Jack alla rovina personale e lavorativa.
È il dilemma più crudele:
lavoro, carriera, serenità affettiva da una parte; amore e basta dall’altra.
E così sembra che tutto
rientri nei comodi binari di sempre: Jack continua la sua carriera, sempre con
la moglie perfettina al suo fianco. Lucas scompare, dopo la fine del suo
fidanzamento.
Li ritroviamo qualche anno più
tardi. Jack ha fatto la sua scelta: il divorzio ed un lavoro tranquillo come
interprete senior alle Nazioni Unite. Dove, guarda caso!, lavora anche Lucas. L’incontro
tra i due è strano, teso. Jack e Lucas si guardano, si scrutano, cercano nell’altro
la conferma di un sogno mai accantonato: c’è ancora amore nell’altro? Certo che
c’è, ma è un sentimento più maturo, più onesto. Si crea una famiglia, con la
figlia che Lucas ha potuto riconoscere e tenere con sé (la fidanzatina-modello
gli aveva fatto sapere del parto e della sua intenzione di dare in adozione la
bambina).
Gli anni passano. Negli USA
arriva la legge che permette alle coppie gay di sposarsi e Jack e Lucas possono
finalmente gridare a tutto il mondo il loro essere una famiglia come tutte le
altre: due persone che si amano e che condividono le gioie e i dolori della
vita. Che hanno saputo rinunciare a molte cose, ma non alla più importante.
“Pensavo
che le nostre vite fossero abbastanza perfette già così come sono,” sussurrò
Jack mentre baciava i capelli di Lucas. “Mi piace l’anonimato, mi piace il
fatto che abbiamo potuto sposarci senza fare scalpore. Mi piace l’idea che Ann
Elise stia crescendo con gli amici che conosce dall’asilo.”
Lucas
si limitò a sorridere, mentre si rannicchiava più vicino e si abbandonava al
sonno. Sì, la vita era perfetta così com’era.
Due protagonisti normali per
una storia normale: si incontrano, si innamorano, si lasciano, si ritrovano. Speciale
è la scelta, consapevole ma non per questo meno sofferta, di privilegiare i
sentimenti rispetto alla carriera. Quanti sarebbero disposti ad un simile
sacrificio? Pochissimi, credo. Eppure, Jack e Lucas lo affrontano, perché sanno
nel profondo del loro cuore che il sentimento che li lega è troppo prezioso per
essere lasciato in disparte. Questa loro decisione ce li fa amare
profondamente. Partecipiamo con tutto il cuore alla loro storia e siamo
appagati dal finale che li vede sposati, padri, felici.
Due piccole annotazioni: il
rapimento di Jack non sta né in cielo, né in terra. L’autrice avrebbe
potuto/dovuto trovare un altro motivo per la separazione dei due amanti. Inoltre,
trovo un po’ troppo repentino l’innamoramento di Jack, che dopo ben quindici
anni in cui ha negato la propria omosessualità e ha costruito un matrimonio
sereno, si butta a capofitto in un’appassionata relazione con un giovanotto appena
incontrato. Se non vi fate fuorviare da queste due “pecche”, potete gustarvi in
santa pace un buon romanzo.
Dimenticavo (occhiolino di
complicità): se vi piacciono le scene hot… leggetevi un paio di volte quella
della scrivania. Non vi dico altro.

Quattro stelline per Jack e
Lucas.
Zahra Owens è nata in Europa appena dopo Woodstock e
l’allunaggio, i suoi genitori non anglofoni le hanno dato un nome un po’
difficile da pronunciare. Essere un acquario per lei significa essere sempre
anticonformista, la gente ha imparato ad aspettarsi l’inaspettato.
Ha cominciato scrivendo favole in prima elementare; durante
lo stesso anno è entrata in contatto con il suo primo gruppo di amici
anglofoni, un gruppo che avrebbe poi compreso persone provenienti da ogni parte
del mondo. In apparenza era una tipica figlia unica, abituata a stare con gli
adulti per la maggior parte del tempo. In realtà, bramava modi per incanalare
la sua fervida immaginazione.
Durante le sue giornate si guadagna da vivere come computer
specialist, ma è la sua precedente carriera come infermiera del reparto
intensivo che tende a infiltrarsi in ciò che scrive. Forse ciò potrebbe aver
qualcosa a che fare con il suo debole per i personaggi pieni di difetti e per i
corpi imperfetti, o forse è solo la sua vena sadica che si fa sentire. Sta a
voi giudicare.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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