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Diario di Viaggio: l’eclissi di sole del 21 agosto. Mauro Calò dagli U.S.A.

Assistere ad un’eclisse totale di sole è uno spettacolo emozionante che suscita sensazioni difficili da raccontare e che rimane indelebile nella memoria. L’ultima in Italia è stata nel 1961 e, se provate a chiedere a qualcuno che l’ha vista, vedrete che se la ricorda ancora distintamente.

LE PROTUBERANZE SOLARI

Quando se n’è vista una, si vorrebbe vederle tutte.
Sono eventi abbastanza frequenti: ce n’è una più o meno ogni anno. Il problema è che generalmente capitano in mezzo all’oceano o ai poli e piuttosto raramente su aree di terraferma “civilizzata” e quindi agevolmente raggiungibile. Poi c’è naturalmente il fattore meteo: se è nuvolo, non si vede niente.
D’altra parte, c’è tutto il tempo per organizzarsi, visto che si può sapere con anni di anticipo dove e quando accadranno. Per esempio, basta visitare il sito della NASA.
La great american eclipse di quest’anno, chiamata così perché attraversava tutti gli Stati Uniti, era un’occasione troppo ghiotta e abbiamo cominciato a prepararla nel 2012 con una coppia di amici che vivono in California.

Innanzitutto il fattore meteo: i dati statistici mostravano una situazione nettamente più favorevole nella parte ovest del paese e, in particolare nel Wyoming.
Abbiamo fissato il nostro punto di partenza nel sud dello Utah, dove i nostri amici hanno una casa in montagna a circa otto ore di auto dalla fascia di totalità del Wyoming e dell’Idaho.
Gli alberghi nella fascia della totalità erano già tutti “fully booked” da anni e, per aumentare le nostre chances di vedere l’eclisse in caso di annuvolamenti dell’ultimo momento, abbiamo noleggiato un camper per poterci spostare più agevolmente.

LA CORONA INTERNA

Fotografare un’eclissi non è cosa facile, bisogna fare una serie di pose con esposizioni diverse per riuscire a cogliere tutte le fasi salienti: le protuberanze solari, la corona solare interna e quella più esterna, i grani di Baley e l’anello di diamante.  Ciò richiede attenzione e impedisce di godersi lo spettacolo che dura solo pochi minuti (poco più di due in questo caso). Nelle tre eclissi precedenti (1999, 2006 e 2009), la mia esperienza era stata solo visiva. In quella del 2006, in realtà, avevo preparato la videocamera, ma, probabilmente per l’emozione dell’ultimo momento, mi ero dimenticato di premere il bottone…
Ho l’hobby dell’astrofotografia e, tra tante difficoltà che questo hobby comporta, negli ultimi anni ho accumulato esperienza nell’automatizzare tutto il processo.
Per questa volta, quindi, ho pensato di fare entrambe le cose, vedere l’eclissi normalmente e, allo stesso tempo, scattare le foto tramite una sequenza automatica comandata via PC. Dovevo solo ricordarmi di rimuovere il filtro solare dal telescopio pochi secondi prima della totalità e di far partire la sequenza!

LA CORONA ESTERNA

Nei mesi precedenti avevo fatto diverse sessioni sul balcone di casa per provare e mettere a punto il tutto: treppiede, filtro solare, bilanciamento dei pesi, messa a fuoco (sono abituato a mettere a fuoco sulle stelle, ma non sul sole), software, collegamenti col PC, batterie, ecc.
L’attrezzatura è stata ridotta allo stretto necessario per poter essere trasportata come bagaglio a mano.
Naturalmente abbiamo vissuto momenti di panico ai raggi X alla partenza perché alcune piccole chiavi che servivano per rimontare dei pezzi smontati per il viaggio, sono state considerate off-limits e le abbiamo dovute spedire in stiva insieme a parte dell’attrezzatura.
Per fortuna i bagagli sono arrivati con noi a destinazione e l’attrezzatura per le foto era salva…

La settimana prima dell’eclissi è stata caratterizzata da una situazione meteo molto volubile che però è andata stabilizzandosi verso il bello sia nel Wyoming che nell’Idaho.
Ci siamo quindi diretti a Riverton (Wyoming), dove siamo arrivati il giorno prima dell’eclissi (domenica 20).
La previsione meteo per l’eclissi era buona ma non buonissima in tutta la fascia sia nel Wyoming che nell’Idaho, per cui siamo rimasti a Riverton.

Domenica sera ho montato l’attrezzatura vicino ai telescopi della delegazione dell’università di Berkeley che partecipava alla realizzazione del “mega-movie” sponsorizzata da Google per creare un filmato di 90 minuti con le foto acquisite lungo tutta la fascia di totalità.
Per me è stato un onore stare vicino a due professori di Berkeley, aiutarli a montare e contribuire ad un piccolo star party per i curiosi nel frattempo intervenuti. Il mio telescopio è quello bianco più a sinistra.

Lunedì mattina, semi panico per la solita nuvola dell’impiegato, che per fortuna si è dissolta poco prima dell’inizio della totalità, lasciando solo qualche velatura.
Rispetto alle eclissi che avevo già visto, in particolare quella del 1999, il cielo non si è granché oscurato, non sono venute fuori le stelle e si è visto solo Venere. Lo spettacolo è stato comunque meraviglioso, emozionante e anche commovente (sembra impossibile ma è così).

I GRANI DI BAILEY E
L’ANELLO DI DIAMANTE

Ho avuto qualche problema tecnico all’ultimo momento (gli astrofotografi ci sono abituati…) ma in qualche modo ho risolto e mi sono ricordato di levare il filtro solare e di far partire la sequenza!

Appuntamento in Cile-Argentina il 2 luglio 2019!

 

CREDITS:

Tutte le immagini sono di proprietà di Mauro Calò e non possono essere riprodotte senza l’autorizzazione dello stesso.

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2 Commenti

  1. Maddalena Cafaro
    14 settembre 2017 at 9:57 — Rispondi

    Deve essere stata un’emozione unica *_*

  2. Babette Brown
    15 settembre 2017 at 0:46 — Rispondi

    Lo credo anch’io. Ricordo l’eclissi del ’61, a Roma. Come filtro usammo della pellicola. C’era un’atmosfera così particolare! Tutti con il naso all’insù.

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