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Diario di Viaggio: a Torquay con Agatha Christie, di Rebecca Quasi

Un errore che io mi sono ostinata a ripetere durante i miei numerosi viaggi in Inghilterra è stato cercare con insistenza un bar che facesse un cappuccino decente. Poiché in molti locali ci lavorano baristi italiani,  ero convinta che, istruiti a dovere, sarebbero stati in grado di riprodurre la mia bevanda preferita. Non è così. In Inghilterra puoi anche trovare un barista di Firenze, di Roma, di Parma, ma il cappuccino non lo sa fare. È un una verità alla quale bisogna rassegnarsi. Sarà l’aria, il latte, il caffè, la macchina, non lo so, sta di fatto che non è possibile farsi montare il latte come Dio comanda. Ha dell’incredibile, lo so, siamo nel terzo millennio, l’uomo è andato sulla Luna, ma il cappuccino sulle Isole Britanniche non si può bere.

C’è il tè, però. Un meraviglioso, ricco, sfumato, tè; arricchito con dolci e marmellate squisite, amen.

La Torbay, la mezzaluna di mare su cui s’affaccia il Devon, è famosa dal punto di vista letterario perché ha dato i natali ad Agatha Christie. Sul lungomare di Torquay si regge ancora il Grand Hotel dove la nota scrittrice trascorse la sua luna di miele con Archibald Christie nel 1914.

Come tutti sanno il matrimonio Christie non era fatto per durare, infatti nel 1926, Archie chiese il divorzio. Agatha non la prese bene e si allontanò da casa. Fu ritrovata dieci giorni dopo in stato di amnesia presso la località di Harrogate, dove si era registrata in un hotel con il nome dell’amante del marito.

La casa di Agatha Christie a Torquay
(immagine reperita su internet)

Dopo un periodo difficile durante il quale viaggiò molto e incontrò l’archeologo Max Mallowan, il suo secondo marito (di tredici anni più giovane… tutto è bene quel che finisce bene, insomma), arrivò la consacrazione come scrittrice.

Per tutta la vita Agatha rimase legata alla Torbay e alle zone intorno a Torquay. A testimonianza di ciò, c’è la splendida villa dove trascorreva le vacanze. Attualmente la villa è un museo, tutti i suoi oggetti, la sua macchina per scrivere, i suoi dischi, gli abiti, sono conservati come lei li ha lasciati nel 1976, anno della sua morte.

Nella villa estiva di Agatha Christie trascorremmo uno splendido pomeriggio. Una cosa che mi colpì moltissimo di quella visita fu la teca di Fiori di Bach conservata nello studio, la signora del giallo si curava con rimedi naturali.

La dimora di uno scrittore deve avere una splendida biblioteca e infatti qui  ho potuto ammirare e invidiare quella di Agatha Christie.

Mentre ascoltavo la guida, senza capire quasi nulla, mi persi a curiosare tra i volumi negli scaffali. Nella prima scaffalatura a destra della porta (così se ci andate non perdete tempo a cercare) ci sono svariate file di volumi recanti tutti lo stesso titolo Who’s who[1] (Chi è chi) contrassegnati tutte da un’annata differente, si tratta dell’edizione annuale della directory di tutte le persone influenti che vivono nel Regno Unito e viene pubblicato ogni anno dal 1849 (direi che possiamo smettere di chiederci perché hanno uno stile imperiale).

La stazione di Greenway Halt
(www.englishriviera.co.uk)

La villa estiva della signora Christie è adagiata nell’immenso parco naturale di Greenway, ma a circa trecento metri da essa, attraversando un sentiero nascosto che sembra uscito da un romanzo di Miss Marple, si arriva ad una minuscola stazione dalla quale passa un unico treno, a vapore, che è la versione ridotta (molto ridotta) dell’Oriente Express. Con questo treno, sentendosi un po’ Poirot, si può uscire dal parco e raggiungere la vicina località di Paignton.

Una delle tradizioni che amo di più della Vecchia Inghilterra è il teatro.

Che sia amatoriale o professionale, gli attori inglesi, a mio avviso, sono straordinari. Uno dei motivi per cui spero di migliorare l’inglese è proprio per godermi in pieno il teatro.

Durante il soggiorno a Torquay, in una chiesa sconsacrata riconvertita a teatro, si esibiva una compagnia amatoriale in “Arlecchino Servo di due padroni” di Carlo Goldini. Comprai il biglietto e andai a vedere la rappresentazione.

Quella I al posto della O aveva colpito fortemente il mio orgoglio nazionale e, armata di eloquio essenziale ma deciso, andai al box office per segnalare l’errore.

Avevo formulato la mia frasettina, l’avevo ripetuta tra me e me e sono quasi certa di averla sciorinata con chiarezza all’addetto della biglietteria.

Il buon uomo mi guardò come se venissi da Marte.

Gli spiegai che Carlo Goldoni era stato un famoso commediografo italiano e che il suo nome si scriveva con la O, gli lasciai anche un post-it con la compitazione corretta, ma a giudicare dalle occhiate che mi beccai, dubito il mio SOS ortografico abbia sortito gli effetti sperati.

Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di quel tizio con Shakespeare scritto Scecspir.

Comunque l’allestimento, ortografia a parte, fu strepitoso.

Peccato aver capito poco.

A questo punto se c’è qualche uomo che sta leggendo questo diario, può spegnere il pc e andare a farsi un giro. Parlerò di reggiseni.

Ah, avete deciso di restare? Va bene, io vi avevo avvertiti.

Allora sorelle, se vi capita di andare in UK, in qualunque parte del Regno Unito, non potete lasciare il paese senza essere andate a fare shopping di biancheria intima da Marks & Spencer.

M & S è una catena che vende di tutto, dal cibo all’abbigliamento, ma la biancheria intima, come direbbe mia figlia, spacca.

Il reparto underwear per signore è il Paradiso del reggiseno, il Nirvana della lingerie.

C’è di tutto, di tutte le taglie, forme e colori.

Si può uscire da M & S con completi intimi da atti osceni (di qualsiasi taglia, anche l’ottava coppa G), o con quelle cose di microfibra che spariscono sotto gli abiti aderenti. C’è il cotone, la lycra, il pizzo, la seta, il raso… devo continuare? Il tutto con prezzi da grande magazzino.

[1]   WHO’S WHO

     the definitive directory of everyone who’s anyone in Britain, and beyond, today.

La Pagina-Autore di Rebecca Quasi su Amazon

La prima puntata è stata pubblicata il 3 gennaio 2018.

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