Pensieri sparsi

Diario di (ab)bordo

Le tecniche di seduzione di Monsieur Batteur, raccolte dalla penna di Anna Castelli.

PREMESSA
Bisogna stare sempre ben attenti ai personaggi che si creano. Capita infatti che a volte scivolino fuori dalle pagine iniziando a fare disastri nel mondo reale.
Questo è l’unico motivo per cui dedico il tempo di una sigaretta alle parole di Monsieur Batteur, un porco maschilista uscito dalla pellicola di “Fleur Pourries”, un cortometraggio di belle speranze, invece che prenderlo a calci nel culo come si meriterebbe.
Signore e signori, lascio la parola a lui. Buon divertimento!


Buckingham era un ragazzo molto educato, un cadetto della marina che ebbe la fortuna di farsi radiare da quel grettume ch’è l’esercito regolare per abbracciare l’avventurosa carriera della pirateria. Ricordo ancora le sue prime parole mentre lo issavamo sulla nave coprendolo con catene e bracciali: «Ma esattamente di quante ghinee consta la paga?» Apprezzai subito il suo modo di ragionare, di parlare, ma soprattutto il fatto d’usare il termine “consta”.
Ovviamente gli offrii il contratto standard della Seaquest (il mio legno): «Giovane, solo uomini gretti valutano il mondo in ghinee, noi pirati lo valutiamo in avventure e leggende: pensa a quale esperienza potrai aggiungere al tuo curriculum!»
Anni dopo divenne un valido pirata, tuttavia il suo lavarsi spesso, appellare la gente con “Signore” e indovinare uno dopo l’altro tutti i congiuntivi, lo rendevano una frana come maschio.
Decisi quindi di condividere con lui i segreti dell’Abbordaggio, ovvero Le 69 Manovre d’Abbordaggio del Capitano Enrico Morgan.

La prima cosa da valutarsi è la preda: quando la si vuole sdraiare è importante conoscerne tonnellaggio, bocche di fuoco (oh, voi non avete idea oggigiorno di quante bocche di fuoco possa portare una donna!) e proprietario (ebbene sì, alcune sono chiaramente di qualcun altro… e questi qualcuno, similmente alle corone, possono essere gelosi e territoriali).
La seconda fase è l’avvicinamento: una battutina sorniona per rompere il ghiaccio vi qualificherà come pirata, sarà la vostra personalissima “lettera di corsa”.
Ci tengo a precisare che, come ogni scritto del grande Morgan, questo non è un codice, è piuttosto una “traccia”.
Io solitamente tendo a dividere gli approcci, più che per eleganza, per tipologia di pirata; per esempio se siete un Sea Dog ovvero un gran lupo di mare, annusatele il posteriore o leccatela vigorosamente e poi chiedete qualcosa tipo: «Avete un profumo delicato, vi piacciono i fiori?», questo è un modo per mostrare subito quella sensibilità tanto apprezzata dalle femmine.
Se invece siete un vero bucaniere, fate sì che conosca la vostra passione con una battuta posata tipo: «Sapete, adoro le maiale, specialmente i pezzi di carne che rendono tanto quanto voi!».
Diversamente, se potete annoverarvi tra i corsari, non parlate ma indicate col dito tutta la lunghezza del vostro legno che avrete avuto cura di ormeggiare direttamente nel giardino del palazzo del Re o sul sagrato di un duomo spagnolo.
Ricordate sempre che l’arroganza è una chiave e, come tale, apre.
Indi mostrate quell’ironia che qualifichi le vostre origini: se siete spagnolo non mancate di dire qualcosa come: «Adoro una spagnola ben fatta!»
L’effetto sarà ancora più dirompente se la ragazza si mostrasse francese o alemanna.

È probabile che la timida fanciulla, magari incerta del suo fascino, mostri un minimo di reticenza. Battute come: «Non posso darmi, gli uomini mi vedono grassa!» otterranno subito risposte rincuoranti come: «Are you Curvy? I’m Scurvy, cum inside!», indicando sempre la vostra nave ormeggiata con disinvoltura direttamente sul tetto della locanda.
Se al contrario mostrasse l’anello, crucciata dell’esser già promessa a qualcuno, prendetelo come un dono, baciatele la mano con abbondante quantità di saliva dalla quale possa notare quanto copioso sarà il vostro carico d’amore e liberatela del fardello d’un anello.
Se qualcuna si vedesse brutta, ricordatele che avete incrociato il vostro arnese con un Kraken… e siate ben pronto a mostrare che non avete alcun arnese rinfoderato!

Eccoci finalmente ad aver sciolto ogni timidezza; possiamo quindi portare la nostra presentazione verso acque più calde e agitate. Una frase spiritosa come «Do you wanna know my Roger is so Jolly?», prendendole magari la mano, potrebbe suscitarle una risatina d’approvazione… e comunque vi sareste guadagnati una mano, che sicuramente tornerà utile nelle prossime fasi.
Un’altra frase del mio personalissimo repertorio, che ho aggiunto a quelle del Capitano, è riservata alle sinuose gattine: «I wanna kitnap you purry!».
Potete anche utilizzare “purrytess” se la ragazza sembra essere incline alla pirateria.

Altre frasi da abbordaggio che mi sovvengono, anche se vi consiglio d’elaborare le vostre autografe, sono:
I wanna plunder you!
Yo Oh drink till you sink!
Ahoy Ram inside!

Tuttavia esiste la remota possibilità che la lady in questione sia reticente a questo tipo d’approccio, perché magari poco avvezza alla pirateria, o perché non le avete ancora lasciato la mano.
Intanto restituitele la mano e cambiate argomento con una virata di pura sferza, come quando la tempesta vi mostra all’ultimo gli scogli della valle dei relitti:
«Vi ho mai raccontato di quella volta…» è un inizio perfetto per cambiare argomento, in quanto permette di saltare l’inutile preambolo dell’aver avuto conversazioni precedenti per doversi conoscere.
Abbiate sempre pronta una storia affascinante che nasconda cripticamente un mostro penetrato, una fonte segreta bevuta e prosciugata con avidità, pelli strappate, insomma una delle 69 sfumature della pirateria che possano terminare preferibilmente in un 69.
A questo punto, se non avete ancora accorciato le distanze, consiglio un geste de magique come estrarle dal seno un doblone (non spendetelo mai, conservatelo solo per questo giochino, un giorno potrebbe servirvi).
Oppure inciampate sulla gamba di legno finendo a fianco alla lady.
In ogni caso azzerate la distanza fisica: il pirata sa ciò che vuole e le donne spiaggiate in media detestano uomini dalle idee poco chiare.

Da qui in poi… eh, no! Le altre pagine del “codice” vi verranno svelate un poco alla volta; quindi, se volete sapere come proseguire, vi consiglio di navigare in prossimità di queste acque.
Ricordatevi in ogni caso che queste sono le manovre d’abbordaggio di uno che è uso a prendersi ciò che vuole, compresa la vita delle persone, senza dar nulla in cambio.
Se, au contraire, volete correre l’inebriante rischio di chiudere il cuore in uno scrigno a causa del mal d’amore come il collega Davy Jones, dovrete essere di sicuro molto più coraggiosi di così.

M.B.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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