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Recensione: Acqua Pulita, di Amy Lane (I)

Titolo: Acqua pulita.
Titolo originale: Clear Water.
Autore: Amy Lane.
Traduzione: Livin Derevel.
Genere: Romance M/M.
Pagine: 249.
Editore: Dreamspinner Press.
Prezzo: euro 4,82 (eBook).

La valutazione di Federica D’Ascani: tre stelline.

Ecco a voi Patrick Cleary: festaiolo, perdente e schizzato. Patrick cerca disperatamente di trasformare se stesso e i risultati sono così straordinari che per poco non ne rimane ucciso. Ora ecco a voi Wes ‘Whiskey’ Keenan: biologo da campo che si chiede quando arriverà il momento giusto per sistemarsi e mettere radici. Quando il giorno peggiore della vita di Patrick si conclude col salvataggio da parte di Whiskey, i due si trovano a condividere un frammento di vita e una minuscola cuccetta sulla casa galleggiante più kitsch del mondo.

Patrick ha bisogno di dare una svolta alla sua vita e Whiskey decide di aiutarlo, ma il ragazzo non è del tutto convinto di riuscirci. Anzi, è abbastanza sicuro di essere uno scherzo della natura. Ma Whiskey, che lavora con veri e propri scherzi della natura, pensa che l’unica cosa di cui Patrick ha davvero bisogno è riconoscere la bellezza dentro quel guscio strambo, e non si è mai tirato indietro di fronte a una missione. Tra rane anomale, un ex ragazzo delinquente e i complessi di Patrick, Whiskey dovrà armarsi di tutta la pazienza possibile prima che Patrick scopra il meglio di sé. Solo allora si troveranno a nuotare finalmente nell’acqua pulita.

Nota bene: il 2 ottobre troverete la recensione di “Acqua pulita” a cura di Macrina Mirti.

Ne avevo lette di recensioni su Acqua pulita. Me ne avevano anche parlato bene, e neanche in pochi. Insomma: aspettative come se piovesse.
Forse è questo il mio problema? Dovrei tapparmi le orecchie finché sono in tempo? Eppure non credo che il mio giudizio sarebbe poi così differente. In generale intendo. Qui non lo sarebbe stato di sicuro.
Ok, prima che saltiate a conclusioni affrettate, vi dico subito che le mie sono tre stelline e non due o una. Si sa che quando affondo, lo faccio per bene, ma non è questo il caso.

Le tematiche che affronta la Lane sono importanti e non ho le giuste competenze per mettermi a sindacare su questo o quel comportamento, anche se nutro diverse perplessità.
Ma vado con ordine.
Allora, c’è un tizio che si fa chiamare Whiskey, ma che in realtà si chiama Wes Keenan, che non è ben chiaro fin da subito cosa faccia nella vita. Un biologo? Lo si evince dalla sinossi. Un professore? Lo si evince dal fatto che dice di avere degli studenti (a metà romanzo). Un ricercatore? Sì, questo sì, ma anche su questo… mah!
Poi c’è Patrick. La trama parla di un festaiolo, perdente e schizzato. Il libro descrive un figlio di papà con problemi relazionali, problemi di apprendimento, necessità di farmaci per vincere i suoi limiti psicologici, una relazione tremenda con un bastardo che lo sfrutta. E già qui, a mio parere, c’è qualcosa che non va.

Vi spiego: io venivo da Glitterland, un romanzo stupendo in cui il festaiolo lo era per davvero, e in cui il depresso scrittore che si faceva di farmaci per non suicidarsi lo era al quadrato. Se in una sinossi mi si dice che troverò un festaiolo, io mi aspetterò di vedere un festaiolo.
Patrick non è un festaiolo. Non è neanche tutto questo gran perdente, non nell’accezione che si dà ai giorni nostri alla parola. Schizzato sì, quasi. Ma schizzato per chi non conosce la patologia di cui è affetto. Anche qui, come anticipato, nutro diverse perplessità perché non mi sembra che la tematica sia stata affrontata nella giusta prospettiva e con il dovuto approfondimento che l’argomento richiede.

In ogni caso, questi due, per vie traverse, si incontrano. Whiskey salva Patrick da morte certa e lo invita a stare sulla sua barca quando capisce che il ragazzo non ha nessuna intenzione di tornare dal padre stronzo che lo tratta come una pezza da piedi. I due si sentono attratti l’uno dall’altra, ma Whiskey si fa dei problemi per la sua età, Patrick per la sua inferiorità mentale.

Ecco, qui avrei una riflessione da fare, perché la cosa mi è sembrata così surreale, a un certo punto, che ho continuato a leggere solo per il gusto di vedere cosa avessero trovato i lettori di così eccitante e affascinante in questo romanzo. Posso capire l’inferiorità mentale, il discorso di sentirsi una nullità, il fatto di non accettare di essere effettivamente fonte di attrazione per un’altra persona, ma la relazione tra Patrick e Whiskey, calcolando che il primo era considerato una specie di puttana d’alto bordo, e il secondo una sorta di bomba del sesso, non mi è suonata proprio in linea con la realtà per come la conosciamo. Il fatto che questi due vadano a letto dopo pressioni più o meno assurde da parte del professore, poi, mi ha fatto storcere il naso. Sarebbe stato più normale se a fare pressioni fosse stato il ragazzo con problemi e a ritrarsi il professore lungimirante e innamorato, determinato a salvarlo e farlo sentire giusto, degno di amore (leggete Ethan che amava Carter, poi ne riparliamo).
Ma ok, sono io che sono puntigliosa, quindi archivio e vado avanti.

I due si trovano invischiati in una storia di droga, commercianti fuorilegge e suv carichi di cocaina che neanche in New Mexico con i cartelli, e cadono nelle mani nemiche. Nessuno li ammazza, nessuno spara loro (ditemi se è realistica come cosa…) e, anzi, vengono lasciati soli in una stanza con una bomba attaccata alla porta e collegata all’ingresso aziendale del padre di Patrick. Così, gli inneschi sono piovuti dal cielo in tempo due secondi e mezzo. Eh be’, ma i cattivi avevano previsto ogni cosa, eh?
Un riscatto? No: la devastazione fine a se stessa. Così, perché ci piace.

Be’, non posso dirvi la fine, altrimenti vi avrei detto proprio tutto, ma posso assicurarvi che lo yoga d’ora in poi sarà il mio obiettivo primario: cercherò un corso vicino casa prima di subito perché, oltre a combattere i malanni e i problemi psicofisici, pare che ti salvi anche dalla morte. Anche se hai due costole incrinate e ti reggi in piedi con lo stuzzichino.
Vi starete chiedendo, ordunque, perché io abbia comunque dato tre stelline al romanzo, vero?
Be’, perché ho un debole per le storie che prevedono protagonisti fuori dall’ordinario e perché, tutto sommato, Acqua pulita è una storia piacevole. Surreale, ma piacevole.
Consigliato? A detta degli altri sì.

FEDERICA D'ASCANI

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