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Cristallo, la recensione

Ci sono libri che fanno male.  Libri “cattivi”, nel senso che non sono per niente romantici e nemmeno un pochino autoconsolatori. Libri che raccontano con precisione pedante e crudele realtà dannate e dolorose. Il romanzo, Cristallo, di Federica D’Ascani, è uno di quei libri.

In genere nelle recensioni analizzo tutto, dallo stile alla sintassi, alla caratterizzazione dei personaggi alla congruità della trama e dell’intreccio. Ebbene, in questa recensione manderò tutto a quel paese e parlerò solo attraverso la pancia, anzi, diciamo pure le viscere, perché questo romanzo di Federica te le attanaglia e te le strappa a morsi. Letteralmente. Dilania la carne e l’anima, le fa a brandelli e poi ti lascia con l’impegno gravoso di rimettere tutto a posto, senza, ovviamente, alcun indizio su come fare per ricomporre tutto per benino.

Vera – e la scelta del nome mi accende una lampadina – è innamorata di Vittorio. Un amore succube, malato. Vive insieme a lui una convivenza malsana, fatta di insulti e mancanza di rispetto da parte dell’uomo e di un sopportare prono da parte di lei ogni sopruso,  ogni mancanza. Ogni occasione è buona,  per lui,  per ricordare a Vera quanto sia inutile, brutta, sciatta e incapace di fare qualunque cosa. È violenza psicologica da parte dell’uomo e sudditanza imbelle da parte di lei. Ciò che li lega e che li tiene assieme non può certo dirsi amore, ma di sicuro un senso di colpa che cresce, serpeggia all’interno dell’intimo di lei e si alimenta a ogni imprecazione, verbosità e insolenza da parte di lui.

Leggere della quotidianità di questi due è puro tormento, dalla prima parola quasi fino all’ultima. Ma se la mente di chi legge si ribella a tanta insania, la ragione e l’esperienza parlano più alto. Vera, Federica D’Ascani, non l’ha chiamata così per caso. Magari non l’avrà scelto apposta, questo nome, non lo avrà pianificato – magari sì, e allora tanto meglio – forse è stato solo un caso; però noi sappiamo che non esistono le casualità in psicologia. Se Vera in questo romanzo si chiama così, è perché questa storia è sostanzialmente Vera. Non importa neppure sapere quanto di  autobiografico ci sia in questa trama. Potrebbe essere inventata di sana pianta – non lo credo, ma non importerebbe, comunque – che resterebbe in ogni caso una storia reale, assolutamente, ripeto,  vera. Perché accade esattamente nel  modo in cui viene descritto.

Ti innamori. Ti lasci trasportare dal sentimento che provi. Ti piace appartenere a una persona e ti delizia sapere di poter essere totalmente sua. Ti annulli. Ecco, questa è la parola chiave nei motori di ricerca della violenza psicologica (ma anche fisica, che spesso è presente, affiancata  e complice della sua più subdola sorella): annullarsi. Che se vuoi, ha anche un certo non so che di musicale, come parola. Ricorda il “cullare” della madre di un’infanzia che non vorresti mai aver abbandonato e ti riporta alle antiche nenie che le nonne recitavano insieme ai pater, gli ave e i requiem aeternam. Perché è così bello abbandonarsi fiduciosi tra le braccia di chi ci ama, senza doversi più proteggere e difendere, senza diffidenze di sorta. Ma abbandonarsi non è sinonimo di annullarsi. Le donne lo sanno, conoscono la differenza di significato, ma troppo spesso, purtroppo, lo ignorano, volutamente.

Arriva la prima risposta brusca, il primo rimbrotto irrispettoso. Ma lo si deglutisce a secco, perché in fondo nient’altro è che confidenza, intimità quella che permette al tuo uomo di darti della scema o dell’imbranata. E sempre in virtù di quell’intimità che si pensa di aver raggiunto, si passa sopra quando quello “scema” diventa “puttana” e si trasforma in  “sei una merda”. Funziona così. All’inizio comincia così. Poi cambia aspetto. Diventa una rincorsa tra gatto e topo, un circolo vizioso dove l’insulto cementa ancora di più quello che si credeva sentimento.

E quando il lettore, procedendo nella narrazione, avrà la tentazione di pensare: “non è possibile, io me ne sarei andata alla prima cattiveria”, si sappia che in realtà non succede. Ogni sopruso che porti a schiacciare la vittima sarà sempre superato, ignorato, esasperatamente negato. A tutti. Famigliari e amici. Soprattutto famigliari e amici, che il Vittorio di turno avrà fatto in modo di allontanare dalla preda-giocattolo. Perché si sarà instillato e insediato ben nel profondo un senso di colpa che non si riuscirà a estirpare facilmente, e il “io ti cambierò” che così tanto seduce le donne innamorate aleggerà come un miasma ipnotico.

Si scappa solo attraverso un lavoro molto lungo e duro, faticoso e crudele su se stessi, costellato da alti e bassi, da rialzate e ricadute rovinose e, spesso, ahimè, un processo identico e inverso di rivalsa e vendetta nei confronti di chi è apparso all’orizzonte e dimostra con fatti concreti come sia, veramente, l’Amore sano e reale. Esattamente quello che accade a Vera e che Federica D’Ascani ha saputo mirabilmente descrivere.

Perciò, non analizzerò lo stile di Federica – che confermo, in ogni caso, è perfetto, impostato magnificamente, alcune parti pur dolorose e laceranti sono descritte con quasi poetica crudeltà ma perfezione stilistica – o la formattazione del testo o la congruità e la credibilità dei personaggi. È un romanzo importante: permette alle donne di riconoscere i sintomi di una malattia molto difficile da estirpare, l’annullamento di se stesse, appunto. Lo consiglio a tutte, coloro che hanno esperienza di violenza di questo tipo, perché è utile ricordare i meccanismi che hanno innescato la bomba poi esplosa, e a quelle che non ne hanno cognizione, per permettere loro di riconoscere un plagio sin dalle prime avvisaglie. Perché, è bene ricordare che “io ti salverò” di Hitchockiana memoria funziona solo nei film.
È un testo di un certo valore, al di là della sintassi e della grammatica. Gli avrei dato il massimo dei voti anche se fosse stato pieno di refusi che in realtà non ci sono. Perché questo è un romanzo che fa piangere e fa sudare sangue. E questo basta a confermarne bontà del testo e utilità di scopi. E ditemi se è poco.

Valutazione: Cinque stelline.

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Titolo: Cristallo.
Autrice: Federica D’Ascani.
Genere: Narrativa contemporanea. Narrativa italiana.
Editore: Self.
Prezzo: euro 0,99 (eBook); euro 12,48 (copertina flessibile).

Perdersi negli occhi di Vittorio e riaccendere la passione che l’ha legata a lui, come un cristallo che riflette la luce del sole… Vera vuole solo questo: l’amore per come lo ricorda, per come la fa stare bene. Ma Vittorio è lontano, distante, duro e a volte anche spietato. Forse troppo. Eppure la felicità sarebbe a un passo da lei, a un passo dal quel senso di vuoto che sente quando lui la tocca. A un battito di ciglia dalla bolla in cui è immersa: per non soffrire, per non vedere. La seconda attesa edizione di Cristallo, il primo vero romanzo che indaga gli aspetti della violenza psicologica rendendoli reali. Perché ci sono coppie che non andrebbero composte, amori che non dovrebbero neanche accendersi…

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12 Commenti

  1. Federica D'Ascani
    20 giugno 2016 at 8:12 — Rispondi

    Aspettavo il 20 da tipo due settimane… E sono contenta di aver avuto tutta quest’attesa. Perché ho avuto delle aspettative che non sono state per niente disattese, perché Amneris ha colpito e affondato, perché quello che nessuno aveva colto lei lo ha scovato e portato alla luce. Credo sia la più bella soddisfazione possibile, per un autore che ha voluto esprimere delle “cose”, vederle recepite in maniera così puntuale e sentita. Io non posso far altro che essere contenta, ringraziare Amneris per la sua sensibilità e… Niente, farmi un po’ di ruota, stamattina, prima di tornare al lavoro

  2. 20 giugno 2016 at 9:48 — Rispondi

    Fatti tutta la ruota che vuoi, Federica, perché te la meriti tutta! 🙂

  3. 20 giugno 2016 at 10:48 — Rispondi

    grazie Amneris, per una recensione che gronda condivisione ed empatia ed affonda il coltello in una piaga molto, troppo diffusa e di cui rischiamo di non essere consapevoli fino a quando non è troppo tardi e la trappola dell’annullamento si è richiusa su di noi. Se la componente “io ti salverò” sia genetica o culturale o 50 e 50 potremmo discuterne all’infinito, se la mancanza di autostima sia sempre in agguato per analoghe ragioni idem, sta di fatto che a volte si scivola lungo la china accecate dalla storia che ci raccontiamo, da un film che ci facciamo più o meno consapevolmente per mascherare la realtà e quando arriviamo in fondo ci vuole molto di più che un semplice sforzo di volontà per uscirne. Grazie Federica, prima o poi lo leggerò, lo sai.

    • Federica D'Ascani
      20 giugno 2016 at 12:14 — Rispondi

      Mi sono fatta mille esami di coscienza al minuto per anni, per tentare di capire, e ancora adesso ci penso perché quando arrivo a una conclusione basta un niente per rimettere in discussione tutto. Di certo, nella componente del “io ti salverò” c’è la ricerca della propria autostima, ma anche dell’affermazione di essere, di fatto, più forti di quello che ci vessa, come se alla fine volessimo provargli: hai visto? Visto che, alla fine, avevo ragione io e che con l’amore si ottiene tutto? Anche se, una piccola parte di noi sa benissimo che non è amore, quello che muove il proprio mondo e modo di agire, ma incaponimento estremo. Entrare in questa spirale è più facile di quanto si pensi, è uscirne che è proprio difficile… Grazie, Eli <3

  4. Christiana V
    20 giugno 2016 at 11:55 — Rispondi

    Fantastiche entrambe. E a chi si incuriosirà, dico solo una cosa: leggetelo, e poi fate i conti con voi stessi, perché non sarete più quelli di prima dopo aver letto Cristallo. E questo è un fatto.

    • Federica D'Ascani
      20 giugno 2016 at 12:14 — Rispondi

      Grazie grazie! <3

  5. 20 giugno 2016 at 19:25 — Rispondi

    Bellissima recensione per un romanzo che presto leggerò. In questo momento, poi, Cristallo è di una crudele attualità.
    Brava Federica.

    • Federica D'Ascani
      23 giugno 2016 at 9:34 — Rispondi

      Grazie, viv <3

    • Babette Brown
      23 giugno 2016 at 9:38 — Rispondi

      Purtroppo sì, Viv. I giornali titolano trionfanti “I femminicidi sono diminuiti”, come se 60 vite distrutte in poco più di cinque mesi fossero poca cosa.

  6. Rosina Volterra
    22 giugno 2016 at 20:16 — Rispondi

    viscere, perché questo romanzo di Federica te le attanaglia e te le strappa a morsi. Letteralmente

    dio che schifo

    • Federica D'Ascani
      23 giugno 2016 at 9:36 — Rispondi

      Rosina, se parti così già dalla recensione, forse non è il libro che fa per te… Certo, però, che dire “che schifo” non ti fa onore…

    • Babette Brown
      23 giugno 2016 at 9:36 — Rispondi

      Rosina Volterra, “dio che schifo” il libro? La recensione? La frase che hai riportato?
      Come admin del Blog sono molto curiosa.

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