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Come “Grande e Piccolo” arrivò in libreria

Bene. Avete scritto un libro. Adesso dovete affrontare il mondo dell’editoria.
Laura Castellani ci parla dell’avventura di “Grande e Piccolo”.

Peggio di un parto… fidatevi, io ne ho avuti due e so cosa significa. La gestazione di questo piccolo albo illustrato è durata ben undici mesi, durante i quali io e l’illustratrice, la bravissima Caterina Betti, ci siamo confrontate su tutti i livelli per dare spessore, originalità e freschezza a questo libro per piccini.

L’avventura comincia due anni fa.

Appena terminato l’albo, andiamo, armate di sogni e belle speranze, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e lo sottoponiamo a vari editori. Entrambe siamo timide e non grandi venditrici, ma ci sforziamo comunque di affrontare le file davanti ai responsabili delle varie case editrici per ragazzi.
Dopo qualche mese, una editor ci chiama, dicendo che il suo editore pubblicherà il nostro libro. Ci viene chiesto di allungarlo, però, affinché il numero di pagine si avvicini a quello degli altri testi della collana. Caterina e io ci mettiamo al lavoro per altri mesi, sempre in contatto con l’editor. E intanto aspettiamo il contratto. Che non arriva.
A novembre veniamo informate (gioia!) che l’albo verrà presentato, come novità, alla Fiera di Bologna, che si svolge tutti gli anni a marzo.
Dicembre passa e ci viene detto che il finale non va bene. Entro 25 giorni dobbiamo sfornarne un altro più poetico. 25 giorni? Ah, sì, altrimenti non si fa in tempo con la stampa.
Il contratto? Ah, no, quello non arriva.
A noi piace moltissimo il primo finale, ma cerchiamo di crearne altri. Alla fine ne presentiamo sette (SETTE!), ma non vanno bene.
Arriva febbraio, il tempo per andare in stampa è scaduto. Il contratto non arriva.
Alla fine, l’editor si muove a compassione e ci rivela che, per motivi di budget, il numero degli albi deve essere ridotto da undici a due. Il nostro, guarda caso, è fuori. Preferiscono autori e illustratori già a contratto.

Non vi dico il senso di delusione e, nel mio caso, la consapevolezza di essere stata poco incisiva. Una volta facevo l’avvocato, quindi so che la prima cosa da fare è chiedere e ottenere un contratto e solo DOPO lavorare. La voglia di pubblicare e la fiducia nel prossimo mi hanno fatto commettere un passo falso. Comunque io e Caterina non ci abbattiamo, sicuramente l’editore per Grande e Piccolo è là che aspetta proprio noi e il nostro libretto.
Errore! Mandiamo il progetto a duemilacinquecentoventisette editori e tutti lo trovano meraviglioso. Ma non commerciale. Un editor lo definisce da nouvelle cuisine, quando tutti mangiano pane e salame. Solo alcuni eletti potrebbero capire un albo del genere e non bisogna dare le perle ai porci. Un altro editor di una casa editrice enorme è molto sincero: albo bellissimo, ma lui pubblica solo stranieri che vendono tanto all’estero, non può rischiare con gli italiani.
Sintetizzando: dopo un anno siamo ancora lì, con il nostro albo con il finale originale, quello che sentiamo nostro.

Il lieto fine arriva anche per noi, non solo per i protagonisti dei romance!
Quando Amarganta vede la luce, chiedo a Cristina Lattaro se un albo come Grande e Piccolo possa essere interessante per la neonata Casa editrice.
Alla sua risposta positiva, invio il libro in visione e, dopo neppure un giorno, la curatrice Amneris di Cesare lo sceglie come albo di esordio della nuova collana under 15. La motivazione? Si tratta di un libro speciale, diverso e originale.

Non mi importa che Amarganta non sia la grande casa editrice che sognavamo, mi allieta che invece ci sia stato qualcuno che abbia capito quanto amore abbiamo messo nel progettare e vivere questo libretto.
Tutti i bambini a cui l’abbiamo letto se lo sarebbero portato a casa. E tutti avevano un sorriso estasiato nell’ascoltare la storia di Grande e Piccolo. E il sorriso di un bimbo, senza filtri e preconcetti, vi assicuro che ti fa andare in orbita più dei mille “brava” di un adulto.

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