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Colette Kebell e la campagna pubblicitaria

Campagne pubblicitarie su Facebook? Vi siete sempre chiesti se siano efficaci? Di fatto Zuckerberg ci bombarda ogni tre per due con ‘sta storia. E fai le visualizzazioni, e spendile ‘ste 4 sterline per dare maggiore visibilità al tuo post.

Insomma, abbiamo appena speso mesi a scrivere un romanzo, ci aspettavamo di dover aggiungere la fascetta gialla sul libro, con sopra in grassetto “ventimila copie vendute”, e invece nisba, tutto tace.
Vengono i dubbi. Nasce l’odio per le co-autrici che tolgono il pane di bocca alle nostre creature, non ho abbastanza visibilità, il libro è un capolavoro ma se nessuno se ne accorge, anche quest’anno il Nobel me lo sogno.
Dopo debite considerazioni, mi rivolgo alla mia marketing manager di fiducia (doppia personalità, lo so, sono sempre io).

Colette: “Insomma le vendite non sono esaltanti. Dopo il picco iniziale il libro si è assestato e non sembra che il Natale aiuti. Cavolo, ma non si regalano più i libri a Natale? Che succede, facciamo un giveaway?”
La marketing manager alza lo sguardo verso di me da un foglio Excel pieno fino all’orlo di grafici e numeri. Una pausa di silenzio, un po’ lo sguardo di disappunto per aver messo piede nel suo dominio, poi mi risponde con aria saccente: “Colette, al giorno d’oggi è tutta una questione di visibilità. Non entro nel merito del valore dell’opera, ma se nessuno ti conosce, se ‘quelli là fuori’ non sanno che esisti, allora il libro non lo comprano. “
Il concetto non fa una grinza.
Colette: “Sì, ma postiamo sulla pagina, ogni santo mercoledì mettiamo la pubblicità sul gruppo di Babette, mettiamo anche gli gnocchi il giovedì, che ok non c’entrano nulla col libro ma sono sempre un bel guardare. E poi gli altri gruppi, insomma ci diamo da fare, vero?”
Marketing manager: “Il problema è che Facebook limita il raggiungimento di potenziali lettori. Di fatto ci sta strangolando la pubblicità. Ecco vedi? (Mostra grafico su Excel) nell’ottobre 2013 con un post di FB si raggiungevano il 12% delle amicizie, e già nel marzo 2014 la percentuale è scesa al 4%”.

Mi gratto la testa, mi chiedo a che cavolo servano i dati del 2013, ormai siamo quasi nel 2017, ma tant’è, son cose statistiche, ci vorrà tempo per prepararle. Pace e amen al ‘time to market’.
Colette: “E allora?”
Marketing manager: “È la strategia di FB. Hanno strangolato i post normali, anche tu l’avrai notato. Hai mille mila amicizie e per ogni post ti becchi cinque like. Lo fanno apposta per favorire le inserzioni a pagamento, è una strategia. Come credi che li facciano i miliardi di dollari? Pubblicità.”
E io che pensavo di essere noiosa. Certo che sto Zuckenberg è proprio un balordo. Riprendo il concetto espresso in precedenza.
Colette: “E allora?”
Marketing manager: “E allora dobbiamo fare la pubblicità a pagamento. Con questi parametri possiamo raggiungere diecimila persone in un botto. Ma ti rendi conto? Dai, mettimi in budget 40 sterline e vedrai che tutto si sistema.”
Colette: “Cacchio, 40 sterline? Facciamo 30 che ‘sto mese ho anche la revisione della macchina, ho fatto le spese per Natale e sono in bolletta sparata.”
La marketing manager mi guarda col volto del disgusto, di certo non capisco le strategie e le sinergie dietro quella scelta, forse sto mettendo a repentaglio il successo dell’operazione.
Marketing manager: “Ok, 30 sterline. Vedremo di farle bastare. Post con sinossi e link su Amazon, parole chiave, definizione del pubblico ampia (mi mostra un cruscottino con la lancetta sul verde) e raggiungimento di 2600 persone al giorno. Tutti lettori perché abbiamo messo le parole chiave.”
Colette: “Ah, però.”

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Il giorno dopo.
Colette: “Senti, c’è qualcosa che non funziona. Sto ricevendo dei like sul post, ma da tipi strani. Ho Hassan Gadaffi, Tweneboa De Real Prince, Høuhi Bøb Førēver e un Abdul Kabir Muftahu. Per carità, fan piacere, ma sembrano tutti uomini, che col chick-lit c’entrano poco, e non sono nemmeno in Italia.”
La marketing manager smanetta sul programma, fa la faccina perplessa e dice: “Ah, sì, colpa mia, ho messo nella demografia ‘uomini e donne’. La cambiamo solo su ‘donne’, giusto?”
Colette: “Giusto, sono le uniche che leggono costantemente.”
Marketing manager: “Non capisco la storia degli stranieri. Magari hanno qualche affinità con l’Italia, non saprei, sai con gli algoritmi a volte non si è sicuri al 100%.”

Il giorno dopo.
Colette: “Come vanno le cose?”
La marketing manager ha il volto quasi appiccicato al computer e di sicuro sta analizzando i dati. Sembra preoccupata. Mi mostra i risultati dopo due giorni. Morale: 3175 visualizzazioni, 51 interazioni (like). La matematica non è mai stata il mio forte, ma puzza come un vergognoso 1.6%. Per ogni mille visualizzazioni una persona e mezzo ha interagito. Le vendite non si sono spostate di molto, anzi sembra proprio che la campagna non stia dando grandi risultati.
La marketing manager accenna un “Forse ci vuole più tempo”, ma non sembra molto convinta nemmeno lei.
Colette: “Quanto abbiamo speso finora?”
Marketing manager: “Otto sterline e rotti.”
Colette: “Ferma la promozione. Col resto ci compro delle birre.”

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Mi risuonano nella mente le parole della marketing manager di qualche giorno prima “Come credi che li facciano i miliardi di dollari? Pubblicità”.
Appunto. Mi hanno appena fregato otto sterline.

Se vi chiedete perché in tutte immagini che ritraggono Zuckerberg lo si vede sghignazzare, forse un motivo ci sarà.

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Senza tacchi non mi concentro!

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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