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Tre domande a Daniela Grandi

Daniela Grandi è nata a Parma e vive a Roma, dove lavora come giornalista a La7. È l’autrice di “Il club dei pettegolezzi” e “Cose da salvare prima di innamorarsi”, entrambi pubblicati da Newton Compton.

Come la protagonista dei suoi primi romanzi, Daniela Grandi voleva diventare un’intrepida reporter alla Oriana Fallaci, scoprendo poi che salire su un cacciabombardiere non è così piacevole, né così facile, e che di Fallaci ce n’è una sola. È quindi approdata al romanzo, desiderosa di emulare la grandezza e la serietà di Marguerite Yourcenar, ma scoprendo che anche di Yourcenar ce n’è una sola.

Con le sue prime opere ha definitivamente compreso di non essere fatta per la serietà. Ha quindi scelto come motto, per la sua vita e per i suoi libri, una frase di Audrey Hepburn: «Adoro le persone che mi fanno ridere. Penso che ridere sia la cosa che mi piace di più. È la cura per moltissimi mali».

394621_383971611667035_1841426983_nSei una giornalista e pertanto scrivere è il tuo mestiere. Scrivere per te è dunque lavoro a tempo pieno; ma come è nata questa tua passione? Come hai scoperto di voler fare la giornalista e vivere di scrittura?

Come si scopre la passione per la scrittura? Non saprei dire un momento esatto. Alle insegnanti piacevano i miei temi, tenevo un diario come moltissime ragazzine e sono cresciuta in una casa piena di libri grazie a mio padre che, fin da quando era giovanissimo, spendeva i suoi pochi soldi in libreria. Poi, verso i 16 anni, ho letto Oriana Fallaci, “Niente e così sia”, “Un uomo” e diventare giornalista mi è parso un bel sogno, così mi sono data da fare per realizzarlo. Inutile precisare che non ho mai realizzato niente di lontanamente paragonabile al lavoro della Fallaci (molto desk, lavoro di redazione, insomma niente di eroico o memorabile).

Mi piace l’idea di scrivere nel silenzio della notte, con un bicchiere di vino rosso, poche luci nelle case di fronte… ma lavoro e ho due figlie, quindi la sera crollo addormentata entro le dieci. Perciò scrivo al mattino, anche prestissimo, sono meno rimbambita.

Come sanno tutti quelli che scrivono, la cosa più difficile è sedersi a scrivere. Ci vuole molta disciplina, soprattutto se hai un altro lavoro e sei stanco. Ma quando comincio, poco per volta, le parole arrivano e mi diverto moltissimo. Se soffro? Direi di no. Ho scelto di scrivere commedie e mi capita, piuttosto, di sorridere. Anche se i miei sono romanzi leggeri, che non entreranno mai nel canone di Harold Bloom, sono molto felice mentre scrivo.

E-una-specie-di-magiaSei uscita da poco con “È una specie di magia”, ce ne vuoi parlare?

È la storia di due donne vicine ai 50 anni, travolte dalla routine e “imprigionate” nella vita adulta, fatta di scadenze, impegni, poco divertimento. Ma per un incidente, “una specie di magia”, tornano nel 1984. Hanno fisicamente diciotto anni, ma la loro testa è quella adulta. Ci sono la musica, gli improbabili vestiti anni ’80, il loro amore per Freddie Mercury dei Queen. E si domandano: possiamo cambiare qualcosa nel passato per migliorare il futuro? Tutto questo mentre tornano a scuola dove incontrano i vecchi amori… sarà tradire il marito mettersi a flirtare nel passato col compagno di classe carino? Una delle due protagoniste, Lucia, decide poi di andare a cercare il ragazzo che diventerà suo marito. Si incontrano, ma lui non sa chi sia lei in realtà. Qui, lo confesso a voi, ho avuto sempre in mente la scena in cui Keanu Reeves e Sandra Bullock ballano insieme nel film “La casa sul lago del tempo”.

Scrivere e leggere per Daniela Grandi.

Scrivere per lavoro implica obblighi, correttezza delle informazioni che scrivi, un capo che ti “passa” il pezzo, tempi da rispettare. Scrivere romanzi vuol dire essere liberi da tutto questo, solo io e le mie storie.

Amo i romance che scrivo, anche se a posteriori trovo un sacco di difetti o ingenuità. C’è molto di autobiografico, tranne (ridacchia) le numerose e invidiabili avventure amorose delle mie protagoniste!

club-pettegolezziNello scrivere un romance, uso la “scrittura architettonica”: costruisco la trama per linee generali, dall’inizio alla fine. Poi, è ovvio, può capitare di andare in una direzione imprevista man mano che scrivi e allora ripenso la struttura generale alla luce di queste novità inaspettate. Vorrei scrivere con costanza, ma dipende sempre da quanto sono gravosi gli impegni lavorativi.

Sono una lettrice forte, dopo essere stata una lettrice fortissima. Tra il lavoro e la famiglia ho meno tempo. Mi rifarò quando andrò in pensione. Mi piacciono molto i gialli. Moltissimo. E naturalmente i classici. Amo i libri umoristici, soprattutto inglesi. Sono il mio modello. Amo Jane Austen, Elizabeth Von Armin e il suo “Un incantevole aprile”, la mia mitica Janet Evanovich, autrice di thriller pieni di umorismo. Ma dovrei citare tanti altri autori, Elizabeth Strout, Jennifer Egan, John Williams. Fra gli autori italiani prediligo Elsa Morante.

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