Interviste

Christiana V preferisce le manette viola

Christiana V si accomoda sul tavolaccio, ammirando la panoplia di frustini e catene. Pretende manette viola scuro e assicura la massima collaborazione. Non le credo e mi affretto a sistemare vicino a me il “prestito” di Christian Grey. Sì, quello di pelle marrone intrecciata.

Benvenuta, mia cara (sorriso a 28 denti: quelli del giudizio me li tolsero eoni fa. E si vede, sono matta come un cavallo). Mettiti comoda (do uno strattone alle catene). Cominciamo con qualche domandina facile facile…

Colore preferito. Violaaaaa, e non nelle tonalità più blande e femminee, tipo il rosa. No, proprio porpora.

Cibo preferito. Cibo? Solo uno, oppure posso spaziare in tutta la categoria? Sai, il formaggio preferito, la verdura… no? Uno soltanto? Tiranna! Una fiorentina mooolto al sangue di almeno 1800 grammi (il mio massimo finora è 1280 gr in solitaria).

In cucina, come te la cavi? Non saprei, ma mi suggeriscono molto bene (… ho capito, va bene, ma non è adulandomi che otterrai qualche manicaretto in più!… come… sto ancora scrivendo? Orc… no… salvata, uff!).

Status sentimentale. No… cioè… mi stai prendendo in giro, vero? Innamorata di mio figlio, dai, e chiudiamola qui.

Attrice preferita. Meryl Streep… e poi… SCIAF! Ahiaaaaaa! Ho capito, ho capito… una soltanto. SGRUNT

Attore preferito. Johnny Depp… al momento. NO! Ferma lo scudiscio, orc zozz, ho solo detto “al momento”.

L’uomo che vorresti essere. Piero Angela.

Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché. Uomo, perché lo desidero fin da bambina, e per provare l’ebbrezza di pensare a una cosa alla volta.

Serie Tv preferita. Criminal Minds… *attende che la Mistress si distragga e si sbriga a sciorinare l’elenco* NCIS, E.R., Lost… SCIAFF, SCIAFF… SCIAFF. Perdonooooo, ferma, non lo faccio più. Lo giuro sulla testa di Bonnie, povera gioiaaaaa!

Genere di lettura preferito. Urban fantasy/paranormal romance. Di solito vanno sotto la stessa dicitura, non è colpa miiaaaa *frigna impietosamente*

Scrittore preferito. Tolkien * Tiè, prendi questo, Mistress! Dopo la risposta sul genere preferito non ti aspettavi che pronunciassi QUEL nome, vero?  (è tutto nella testa di Christiana, in realtà ha la testa bassa e lo sguardo a terra).

Musa ispiratrice. Joe Manganiello *scende il rivolo di bava al lato della bocca* e non me ne frega se obietti che è un esemplare di sesso maschile… *si perde in immagini della tartaruga del Manga e riprende a sbavare*

Genere musicale preferito. Dipende dall’umore… *si stupisce del silenzio che accoglie la risposta* Chissà cosa mi aspetta, adesso!

Cantante preferito. George Michael.

Band musicale preferita. Queen.

Social network: sì o no? Yes, of course… ho detto “of course”, è inglese, non una parolaccia. Quelle le ho dette prima *porta le mani alla bocca colpevole e poi esibisce noncuranza* Di cosa stavamo parlando? (vedi Chicken Little)

Sono divertita, mia cara, le tue intemperanze sono incantevoli. Passiamo all’intervista seria.

Quando ti sei ficcata in quella testa dura di scrivere? Era proprio necessario, vitale? È nato per caso e diversi anni fa, cinque per l’esattezza, quando ho cominciato a soffrire d’insonnia e sognavo a colori. Una stanchezza al mattino! Quindi è stata una forma di auto terapia scoperta per caso, in realtà non avevo mai scritto nulla, ma sono sempre stata una lettrice forte.

Uhm… Come scrivi? Carta e penna, pietra e scalpello, geroglifici? All’85% computer, il restante quadernino e penna, ma solo quando sono fuori casa e se ho tempo per trascrivere. Le idee di solito mi vengono quando poso la testa sul cuscino e, a differenza di altri, ho la fortuna di ricordare ogni cosa al mio risveglio.

In mezzo a quel casino che è la tua vita, c’è un momento particolare in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Sono moglie, parrucchiera e madre di un ragazzone autistico. Vorrei crearmi una tabella di marcia da seguire scrupolosamente, ma gli impegni variano di secondo in secondo e sono costretta a essere più che flessibile. Hai presente Neo in Matrix quando si piega per evitare i proiettili? Ecco, quella è un’immagine che rappresenta ad hoc il mio “muovermi” tra gli eventi. Quindi non ho, per mia sfortuna, attimi che prediligo, sarebbe davvero un lusso, ma mi ritaglio ogni millesimo di secondo per buttare giù qualche pagina.

Scrivere. Cosa significa per te? Innanzitutto evasione. Ormai non ho più bisogno di scrivere per riposare, ma l’affetto nato per la scrittura, per l’ambiente che la circonda e per il buono che ti dà, merita di essere coltivato, e ora scrivere è diventato una necessità imprescindibile. Poi divertimento. Ho conosciuto tante persone con cui condivido momenti bellissimi, amici che non avrei mai incontrato se non avessi intrapreso questo percorso, e la mia vita si è arricchita di così tanti colori che non potrei più accontentarmi di vederne solo sette.

Hai scritto un pezzo. Lo riguardi. Cosa provi? A volte mi rendo conto di aver tirato fuori delle frasi meravigliose e penso: “Sono proprio avanti!”. Poi leggo le cagate e penso: “Sono proprio indietro!”. Non ti nascondo che qualche volta mi sono scompigliata per le scemenze che ho beccato, similitudini assurde, dialoghi più che idioti. Però ho anche pianto quando ho rivissuto emozioni forti che mi hanno segnata, nel bene e nel male.

Cosa fai, subito dopo questo giudizio? Edito il pezzo. “Guarda qui cosa ho scritto! Tagliare, tagliare… e questa formattazione? Cosa c’entra questa virgola?”. La stanchezza non ha mai fine, ma è questo il bello di imparare. Il miglioramento, se si è aperti e autocritici, è talmente veloce che già dopo aver scritto dieci pagine, le rileggi e cominci a limarle. Una meraviglia.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Tutto e niente. Cerco sempre di dare una caratteristica portante del mio carattere ai protagonisti, ma solo per far sì che siano quanto più veri possibile.  Ad Amethyst, il Sigillo di Ametista, ho donato la cocciutaggine, perché la conosco bene e perché doveva essere una personaggio capace di contrastare difficoltà immense. Con Camille, invece, la protagonista di Blood Catcher, ho attinto dall’esperienza della mia età, visto che ho 44 anni.

Scrivere ti diverte, o ti fa soffrire? Entrambe le cose, ma durante la stesura sono assorbita dal concetto che voglio esprimere, è quando rileggo che parte lo sclero!

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Non starebbe a me dirlo, ma direi di sì, e tanto anche! Assolutamente in meglio. L’associazione EWWA mi ha dato consapevolezza e accesso agli strumenti necessari per un autore, mi ha insegnato le tecniche, come creare le strutture delle storie dalle fondamenta, consentendomi di eseguire dei lavori sempre migliori e migliorabili, non mi stancherò mai di imparare!

Passiamo alla domanda che facciamo a tutti, ma alla quale rispondono esaurientemente solo le donne. Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Sebbene viva in una specie di marasma, ho attuato dei meccanismi di autodifesa per cui ho scisso la parte creativa da quella razionale in due settori separati dentro di me e che si attivano a comando, ed io, con capacità camaleontiche, svesto e rivesto i panni ora dell’una ora dell’altra. Temo solo il declino della mente. Mi ci vedi a scrivere una scena hot alla cassa del supermercato? Mi vengono i brividi solo a pensarci!

Seconda domanda “al femminile”: come trovi il tempo per scrivere? Lo strappo via coi denti a una quotidianità che cerca di schiacciarmi a ogni costo. Ma io sono tosta e non mi lascio piegare. Tsk!

Amici e parenti ti sostengono o ti guardano come se fossi un’aliena? Ho una grande alleata in mia madre. Se non fosse per lei, santa donna, hai voglia ad avere le scimmie che ti volano sulla testa! È una risorsa talmente necessaria che l’ho citata persino tra i ringraziamenti di Blood Catcher, anche se non lo ha letto, perché: “Ma che sò sti vampir!”. Snobbettina, la mamma 😉

Scrivi d’impulso, oppure sei una metodica perfettina? All’inizio avevo delle intuizioni, da lì costruivo intorno, e il più delle volte facevo una gran confusione. Ora utilizzo un metodo: preparo la scaletta di set up di tutti i personaggi, principali e secondari; elaboro la struttura del storia partendo dal tema, il controtema, l’obiettivo e la suddivisione delle scene in capitoli. Sono molto scrupolosa, ma non rigida, e se mi accorgo di aver omesso qualcosa o che una parte è troppo intensa o lo è troppo poco, allora creo “un punto di ripristino”, per usare un linguaggio da web, e lavoro sulla parte senza che la trama imploda su se stessa.

Scrivi tutti i giorni, con metodo, oppure quando puoi/vuoi? A volte mi sento una banderuola costantemente schiaffeggiata dalla tramontana, ma ho imparato ad accettare di non poter piegare la realtà ai miei ritmi, e ora che lo so, vivo molto meglio.

Dico sempre che chi scrive deve leggere. E tanto. Sei d’accordo? Per me la scrittura è una costola della lettura, e in primis io sono una lettrice, e bella forte anche. I numeri non li ho mai contati, ma tengo alto il rating della Campania, fanalino di coda nel territorio nazionale. Per cui, così, a occhio e croce, direi oltre i duecento testi all’anno, poi dipende dallo spessore letterale del testo.

Quale genere preferisci? È lo stesso che scrivi? Leggo di tutto e dipende molto dai periodi. Se sono sotto stress, prediligo letteratura di evasione; se sono invasa dalla noia, mi sparo un bel thriller o un giallo; se sono in fase depressiva, una mega storia d’amore possibilmente stucchevole da far cariare i denti. Ho scritto diverse opere fantasy, ma anche racconti contemporanei, M/M, mi piace sperimentare.

Autori e autrici che che ami particolarmente. Citane due italiani e due stranieri. Oddio… devo decidere così? Mariangela Camocardi e Maria Masella, autrici nostrane. J.R. Ward e Susan Elizabeth Phillips, oltreoceano.

Cosa puoi dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Sei favorevole, o contraria? Partiamo da un presupposto: non si smette mai di imparare. È quel “proliferare” che mi spaventa. Troppi individui si professano “Tuttologi”, ed è quando si cade nella grinfie di questi che si subiscono danni importanti. Tuttavia un autore ha bisogno di strumenti e una scuola di scrittura creativa sarebbe un’ottima palestra, bisogna solo fare attenzione alle referenze e affidarsi a nomi conosciuti.

C’è un romanzo, fra quelli che hai scritto, che ancora oggi ti emoziona? I miei bimbi! Li amo tutti, ovviamente, ma credo che Blood Catcher abbia una marcia in più, come lessico, come simpatia (e antipatia) dei personaggi, come lettura visiva. BC è stato un esperimento, volevo raccontare del mio vampiro personale ispirandomi a quelli del moderno paranormal romance, e non volendo stravolgere una creatura già strutturata, ho deciso di affiancarle un’eroina decisamente fuori target: una quarantenne con matrimonio in crisi e due figli appiccicati alle gonne. Ero sicura non funzionasse, perché le lettrici cercano evasione nelle letture fantasy, vogliono immedesimarsi nei panni della bellissima inconsapevole di turno per cui il maschio alpha sbava, e leggere di una casalinga frustrata e impotente in cui in molti casi si sarebbero potute rivedere, non avrebbe dato il via al sogno. E invece, a scapito di ogni pronostico, è piaciuto moltissimo, al punto che è sul mercato dal 21 maggio del 2014 e ancora viene acquistato. Sono proprio una mamma orgogliosa!

Parliamo di concorsi letterari. Hai mai partecipato? Li trovi utili per emergere? Ho partecipato solo a un paio, uno di cui avrò i risultati a breve, e non riesco ancora a pronunciarmi. Ne so davvero poco, ma penso che anche in quel caso è bene leggere con attenzione i bandi e cercare su internet la “cronologia” di ognuno.

Quando uscirà il tuo nuovo romanzo? Ce ne parli? Ormai ci siamo! Il 21 marzo uscirà Crudele come il sole, il mio primo romance contemporaneo tutto italiano ambientato tra Milano e Napoli. Ti avevo detto che mi piace sperimentare, no? Ed ecco un prodotto nuovo di zecca. Ho faticato non poco per tutti i riferimenti, la ricerca, le invenzioni, ma sempre ispirate alla realtà, come i personaggi secondari. Spero che il lavoro sia venuto bene, poi starà al pubblico se concedergli il pollice in alto oppure in basso.

Grazie, cara, ti sciolgo adesso. Posso tenere le manette viola come souvenir?

OoO

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Potete prenotare “Crudele come il sole”: http://www.amazon.it/Crudele-come-il-sole-Christiana-ebook/dp/B01BIX3T6E/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1455557930&sr=8-1&keywords=crudele+come+il+sole

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. Christiana V
    29 febbraio 2016 at 8:05 — Rispondi

    Ancora tanto dolore ioooooo! Poi ripenso alla Musa, riparte la bava e mi riprendo!
    Grazieeeeeeeeeeeeee

  2. Laura Gay
    29 febbraio 2016 at 10:31 — Rispondi

    Christiana sei un mito! Sono morta dal ridere. 🙂

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