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C’è sempre un buon motivo per sorridere, Marco Canella

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Alla fine del racconto, decidi, ma che ti sia piaciuto oppure no, rifletti.

Marco Canella, autore di romance contemporanei ed erotici, ci regala un racconto in cui il protagonista -addirittura!- se la vede con un angelo. Godetevi “C’è sempre un motivo per sorridere“.

Non ho mai creduto all’esistenza degli angeli, però mi sono dovuto ricredere.

Due notti fa, uno di loro è apparso avvolto da una luce accecante, mi ha sorriso e mi ha parlato con voce dolcissima:
«Se vuoi cambiare davvero il mondo, cambia prima te stesso, nel mondo.»
Mi sono pizzicato la guancia, ero sveglio. Il cuore ha perso un battito, poi ha accelerato.
«In che modo?» Ho chiesto cercando di mantenermi calmo.
«Spargendo il tuo amore, come se fosse concime.»
«Cos’hai detto?»
È scomparso portandosi via la luce. L’ho cercato nel buio, sperando di trovare almeno un segno del suo passaggio. Niente, si era dissolto. Ho provato a chiamarlo, ma poi ho smesso, non avendo ricevuto alcuna risposta.
«Avrò solo sognato.»

Non sono più riuscito a riaddormentarmi. Ho cominciato a riflettere, ponendomi alcune domande. Era un angelo, ne ero certo. Perché è apparso proprio a me? Come fa a sapere che mi piacerebbe cambiare il mondo? Chi l’ha mandato? Non sono riuscito a rispondere a un solo quesito.
Ora sono qui, steso a letto, come ogni mattina, e ripenso ancora a quell’incontro. Le sue parole mi martellano di continuo: “spargendo il tuo amore come se fosse concime”.
Fosse così semplice! Il concime posso tenerlo tra le mani e lo posso spandere, l’Amore no.
«Che sciocchezze!» grido spazientito. «Non mi freghi» aggiungo senza sapere a chi mi sto rivolgendo. Anzi lo so, inutile fingere. Ce l’ho con l’angelo, perché un angelo c’è anche quando non si vede.
«Vado a fare un giro, è meglio.»

Scendo dal letto, mi stropiccio le palpebre con un palmo, comincio a chiedermi chi me lo fa fare visto che è l’ultimo giorno di ferie. Sbadiglio, sono tentato di infilarmi di nuovo sotto le coperte, ma alla fine resisto. Ho una grande forza di volontà quando voglio: sono orgoglioso di me.
Dopo una colazione veloce, apro la porta e mi tuffo nel mondo. Oggi è illuminato dal sole e i soliti posti sembrano più belli. Sono contento di essermi calato in mezzo alla vita. Ho fatto bene a rinunciare a dormire ancora.
Mi muovo con sicurezza tra le persone. Le osservo, regalo a ciascuna un sorriso che il più delle volte è ricambiato. Non saprei dire il perché, però mi sento meglio. Apro la bocca, inspiro una boccata d’aria, poi la espiro lentamente. Sono contento. Oggi tutto, anche ciò che è più semplice, è in grado di regalarmi felicità.
Continuo a camminare a testa alta, per non perdermi nulla di quello che mi circonda. Mi sento strano, diverso dal solito. Ho voglia di stare nel mondo e non di passarci distrattamente accanto, come faccio di solito.

Gioisco quando lo riconosco. Si sta avvicinando. È da alcuni mesi che non ci vediamo.
«Ciao, Giorgio» gli stringo la mano «come va?»
«Bene, Marco. E tu?»
«Mai stato meglio.»
«Hai qualche novità?»
«Nessuna» ribatto. «Il solito tran-tran. Tu?»
«Idem. Sai che hai un bel sorriso? È contagioso.»
«E, allora, fallo anche tu. Ti sentirai meglio.»
Giorgio mi dà retta. Ci salutiamo, ultimamente ci siamo persi di vista, ma mi ha fatto piacere incontrarlo.
«Continua a sorridere, eh!» grido quando è ormai lontano.
Si gira e alza il pollice.

Mi sto avvicinando a passo spedito alla piazza. Il Duomo è spettacolare. Era da un po’ che non lo vedevo, ed è da tanto che non vado in chiesa. Questa, è l’occasione giusta. Accenderò una candela per gli amici scomparsi, più una per mia nonna.
Entro e incontro il parroco che mi sorride anche se non mi conosce. Sono stupito, però mi domando: per essere gentili con qualcuno bisogna per forza sapere chi è? No, e allora contraccambio e gli auguro una buona giornata. Lui ringrazia e mi lascia solo.
Mi guardo attorno spaesato. Qui si respira un’aria diversa che contiene un non so che di magico. Un brivido mi percorre la schiena, mentre accendo le due candele e penso a chi non c’è più. Parlo sottovoce con loro, e nel farlo mi commuovo. Quando esco, sono soddisfatto.

Riprendo a camminare, mi blocco davanti a un bar. Ho voglia di un caffè. Mi concederò cinque minuti per sedermi e leggere il giornale. Certo che entrare in un bar dopo essere stato in chiesa è come andare al mare in piena estate dopo essere tornato da una vacanza in montagna. Qui, il chiasso regna sovrano, soprattutto a quest’ora.
Sorrido alla barista, lei ride anche con gli occhi, è davvero gentile. Non mi siedo, rimango appoggiato al bancone, mentre lei mi racconta di come sia sempre più difficile “starci dentro” con tutte le tasse che deve pagare. Un tizio, seduto al tavolo, le dà ragione. Non dico nulla, mi limito ad annuire. Alla fine dello sfogo, mi ringrazia.
«Per cosa?»
«Per avermi ascoltata.»
«Per così poco?»
«No, offro io.» Spinge verso di me, i soldi che ho appoggiato sul bancone.
Sono imbarazzato, ma non voglio apparire scortese rifiutando. La ringrazio ed esco. Mi rituffo nel mondo.

Mi guardo attorno, sorrido quando vedo la biblioteca. Un posto meraviglioso, che non posso lasciarmi sfuggire.
Entro, saluto la responsabile, mi avvicino agli scaffali. Estraggo alcuni libri. Li ammiro, leggo gli incipit, mi blocco quando sento una mano sfiorarmi la spalla. La bibliotecaria si è avvicinata.
«Posso aiutarti?» chiede cortese.
«Certo.»
«Cerchi qualcosa in particolare?»
«Sì. Autori contemporanei, magari emergenti. Consigli?»
Indica la sezione locale. «Qui ci sono ottime penne.»
Estrae un paio di libri e mi consiglia di cominciare da quelli.
«Vedrai che ti stupiranno. Io li ho letti entrambi e mi sono commossa.»
«Consiglio accettato.»
Attendo che li registri, poi la saluto ed esco soddisfatto.

Guardo l’orologio: quasi mezzogiorno. È ora di rincasare, un buon pranzetto mi aspetta. In frigo c’è della pasta al forno, il mio piatto preferito.
Non posso fare a meno di notare il mendicante seduto sul marciapiede. Gli si legge in faccia il dolore, sono convinto che quello che ha scritto su quel pezzo di cartone corrisponde al vero. Ha perso il lavoro, non ha più niente, riesce a sopravvivere grazie alla generosità della gente. Infilo una mano in tasca, estraggo una moneta da due euro. Mi inginocchio e l’appoggio nella ciotola, poi lo fisso. Allarga la bocca contento, riesco a vedere la sua dentatura giallognola. Mi rattristo, vorrei fare di più. Mi piacerebbe aiutare tutti quelli in difficoltà come lui. Perché la società permette cose del genere? Perché i più sfortunati si ritrovano soli e abbandonati? Non consentirò alla rabbia di cancellare il mio buonumore. Tornerò non appena possibile, e se lui sarà ancora qui, la prossima sarà un’offerta più generosa. Glielo prometto con uno sguardo sincero. Lo saluto e me ne vado, soddisfatto comunque per quello che ho fatto. Anche se è poco. Mi rincuoro pensando che è il gesto, in fondo, quello che conta.

Arrivo a casa e c’è il barboncino dei vicini che mi osserva oltre la cancellata. Scodinzola con la lingua fuori. Mi sta chiedendo una coccola. Ormai lo conosco bene, il suo sguardo è espressivo. Lo accarezzo di rado perché vado sempre di corsa, ma oggi voglio rifarmi.
«Aspetta, porto i libri in casa,» non vorrei che si rovinassero visto che non sono miei «poi vengo a salutarti come si deve.»
Quando ritorno, noto che è immobile, ancora in attesa. Ha capito che sarei ritornato, è davvero intelligente. Non ha smesso di scodinzolare. Lo accarezzo con affetto, infilo le dita tra il pelo bianco, mi accorgo che sto provando piacere. Non credevo che potesse essere così gratificante coccolarlo. Decido che d’ora in avanti lo farò più spesso.
«Grazie bel barboncino.»

Rientro in casa. Mi guardo attorno con dispiacere, sono rimasto solo. Però continuo a sorridere, è questo quello che conta. Orami è come una droga, non riesco a farne a meno. Anche perché in questo modo sto meglio. Quando guardo i libri, la gioia aumenta. Mi sono ricordato di non essere solo.
Il pomeriggio lo trascorro coricato sul divano a leggere. Era da un po’ che mi privavo di questo piacere, non ricordavo che portasse tanti benefici. Il primo è volare. Sto visitando luoghi fantastici, sto incontrando personaggi interessanti, il tutto senza muovere un dito.
Chiudo il primo libro, l’ho terminato senza nemmeno rendermene conto. Si è fatto tardi. L’altro lo leggerò nei prossimi giorni. Mi alzo, vado in bagno, mi guardo allo specchio e scopro che il sorriso non si è ancora cancellato. Per un istante credo di aver avuto una paralisi. Lo spavento mi fa rattristare, e allora capisco che non è così. Posso allargare di nuovo le labbra senza timore.
Ceno, poi mi corico. Sono felice, anche se domani dovrò tornare al lavoro. Le vacanze, purtroppo, sono finite. Chiudo gli occhi e prometto a me stesso che farò il possibile per continuare a sorridere, anche quando rientrerò in fabbrica. Chissà che non riesca a “contagiare” qualche collega.

«A quanto pare, mi hai dato retta.»
Sollevo le palpebre, lo guardo assonnato. Ancora tu?
L’angelo fa un cenno affermativo. È riuscito a captare il mio pensiero.
«Cioè?» domando curioso.
«Hai seminato amore e lo hai raccolto. Oggi eri diverso, nel mondo.»
Non rispondo, ma rifletto. Ripercorro la giornata, poi sentenzio: «È vero, ero diverso.»
«E come ti è sembrato?»
«Una figata!» Mi copro la bocca, non dovrei lasciarmi scappare esternazioni del genere con un angelo. Aggrotto le sopracciglia, quando constato: «Però, il mondo non l’ho cambiato.»
«Ne sei proprio sicuro?»
Ripenso a Giorgio, al parroco, alla barista, alla bibliotecaria, al mendicante, al barboncino dei vicini. Oggi, erano tutti felici. Che sia merito mio? Comincio a crederlo.
«Ne sei proprio sicuro?» L’angelo me lo chiede di nuovo.
Allargo un sorriso. Non è vero che il mondo non è cambiato. Una piccolissima parte è mutata. Infinitesimale forse, ma sempre un pezzo di mondo è.
«Visto che lo hai capito? Ricordati di essere felice più spesso, amando la vita. La farai amare anche a chi ti circonda.»
Scompare. Resto solo, immerso tra le tenebre della notte.
«Grazie» sussurro, convinto che possa sentirmi.
Perché sono certo che è ancora qui, al mio fianco, per ricordarmi che c’è sempre un buon motivo per sorridere.

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Marco Canella nasce a Copparo (FE) nel 1979, e vive a Tresigallo (FE). Nel 2012 ha vinto il concorso La Città del Principe di Carignano (TO), con il racconto Anche gli angeli portano le scarpe, e per quattro anni consecutivi, dal 2011 al 2014, si è aggiudicato il premio delle Unità produttive dell’industria e dell’artigianato, con altrettante prose in versi. Ha collaborato con il quotidiano La Nuova Ferrara e con l’associazione Borghi Autentici d’Italia. Con Delos Books ha pubblicato racconti in diverse antologie. Con Delos Digital ha pubblicato Baciati dalla luna, Magia alle terme e Quella stella brilla solo per noi usciti in Passioni Romantiche e Il Bodylover e Ritorno in paradiso usciti in Senza Sfumature.

I romanzi di Marco Canella potete trovarli su Amazon.

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2 Commenti

  1. 1 settembre 2016 at 14:26 — Rispondi

    Bravo Marco, dopo aver letto il tuo bel racconto, resta in me la piacevole sensazione che potrebbe accadere veramente a chiunque di incrociare una queste meravigliose creature di luce.

    • Marco Canella
      1 settembre 2016 at 14:57 — Rispondi

      Grazie di cuore, Mariangela. Sarebbe davvero bello incrociarne una. Un abbraccio 🙂

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