IntervisteL'angolo di Maddalena

Cassandra Rocca sotto torchio!

Comincia la “tre giorni di regali” per festeggiare il primo compleanno del nuovo Blog. Fra tutti coloro che avranno commentato l’articolo, sorteggeremo una copia (cartacea) di “Mentre Torino dorme”, di Fabio Beccacini (Fratelli Frilli Editori).

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Benvenuta Cassandra nel salotto di Babette Brown Legge per Voi. Ti faccio accomodare su una virtuale poltrona di pelle, accendo la lampada alogena e mi preparo per l’interrogatorio. Scherzo! Di sicuro ti offrirei da bere per ringraziarti della tua disponibilità, chissà che l’alcool non ti faccia sfuggire qualche piccolo segreto (sorrido angelicamente).

61ra4h-teyL._SX316_BO1,204,203,200_1.     Tutta colpa di New York: sono trascorsi poco meno di tre anni dal tuo esordio con la Newton Compton e hai con loro ben sei titoli all’attivo. Com’è cambiata la tua vita in questo lasso di tempo?

Innanzitutto, grazie per avermi invitata. La poltrona è comoda e la lampada non è poi così fastidiosa!

Per rispondere alla tua domanda, la mia vita non è affatto cambiata. Continuo a fare esattamente le stesse cose che facevo prima, ossia lavorare di giorno e scrivere nel resto del tempo. Forse ho solo un po’ di ansia in più, ora che le mie storie vengono lette da tantissima gente e non solo da un paio di conoscenti strette.

2.     Sei stata definita la Nora Roberts italiana, questo paragone ti lusinga? Oppure ti intimorisce?

Rischia di farmi svenire ogni volta che ci penso! Insomma, Nora Roberts è la regina incontrastata del romance, magari fossi ai suoi livelli! Di conseguenza, è un paragone mooolto lusinghiero e non so quanto sia calzante, ma di sicuro me lo tengo ben stretto.

3.     I lettori italiani sono, notoriamente, esterofili. Quanto conta, secondo te, l’ambientazione ai fini del successo di un romanzo?

Credo che a decretare il vero successo di un romanzo sia un insieme di più dettagli e non solo l’ambientazione. Ma se è vero che la letteratura è evasione, trovo assolutamente normale prediligere libri ambientati in luoghi lontani dalla propria quotidianità. Io stessa, sia come lettrice che come autrice, lo preferisco: in questo modo soddisfo quella voglia di viaggiare che nella vita reale non posso assecondare.

4.     New York, Los Angeles: come mai la tua scelta è ricaduta proprio su queste due metropoli?

New York è stata una scelta ponderata. Mi serviva una location con una forte tradizione legata agli alberi di Natale e, allo stesso tempo, una città in cui far muovere con naturalezza una star del cinema. Los Angeles, invece, è un vecchio amore: quando scrivevo per me stessa, ambientavo spesso le mie storie in California, con tutto quel mare, quel sole, quegli spazi sconfinati…! Devo dire, però, che qualunque città americana diventa perfetta ai miei occhi: ho un debole per gli Stati Uniti, non so nemmeno perché. Non ci sono mai stata, ma spero vivamente, un giorno, di poterli visitare tutti.

5.     Dalla Sicilia alla Liguria: ti manca la tua terra natia?

Ho sempre vissuto a Genova, per cui è questa la mia casa, la mia terra. Non ho ricordi legati alla Sicilia, dal momento che i miei genitori si sono trasferiti definitivamente quando io avevo due anni. La mia famiglia, pur essendo tutta di origini siciliane, ha bazzicato in Liguria da molto prima che io nascessi (mio padre è andato all’asilo qui!). Credo di essere tornata al mio paese d’origine solo tre volte in tutta la mia vita, per brevissimi periodi, e l’unica cosa che ricordo è la granita con la brioche! Buonissima!

6.     Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?

Tanto, troppo. Soprattutto le mie turbe psichiche! In un certo senso, scrivere è una forma di terapia psicologica: affronto sulla carta ciò che mi crea ansia nella vita reale, poi condisco il tutto con i miei sogni a occhi aperti e, naturalmente, mi regalo un lieto fine diverso ogni volta. È catartico!

7.     Il romance è il genere letterario più longevo in assoluto, sopravvive al tempo e alle mode, eppure è giudicato di seconda categoria. Secondo te per quale motivo?

Forse perché trae spunto dalle favole e queste, per i più, sono cose da bambini, quindi non degne di nota. Come se tornare piccoli, ogni tanto, fosse un male! Lo trovo assurdo. Non credo esista un’età oltre la quale è vietato emozionarsi; non c’è niente che fa battere il cuore più velocemente di un sentimento, sia a quindici anni che a settanta. (Oddio, anche sentirsi dire “Hai vinto un miliardo di euro” lo farebbe battere all’impazzata… ma se non condividi la gioia del momento con nessuno, godi solo a metà!)

8.     Che libro c’è sul tuo comodino?

Ce ne sono troppi e la pila si alza sempre di più. Ma una volta finito quello in lettura, credo inizierò “Lei & Lui” di Marc Levy, un autore che mi piace molto.

9.     Il self publishing: risorsa oppure danno per l’editoria?

Metà e metà. È stato un trampolino di lancio per molte brave autrici, che magari non erano riuscite a farsi notare usando le vie tradizionali, ma ha anche permesso a chiunque di improvvisarsi “scrittore” e ciò, a parer mio, ha fatto perdere un po’ di credibilità a questo mestiere.

10.   Un consiglio agli autori esordienti.

È vero che per scrivere ci vuole passione e fantasia, ma si tratta pur sempre di un lavoro serio e come tale va affrontato. Chi scrive non deve pensare unicamente a mettere nero su bianco ciò che gli frulla in testa, deve anche far attenzione al risultato, offrire ai lettori un prodotto finito di qualità. E se questo richiede più studio, più ricerca e più sacrifici, è il caso di prendersi più tempo e non avere fretta di “arrivare”. Un buon risultato finale gioverà a loro per primi.

11.   Qual è il tuo rapporto con le recensioni?

Inizialmente era pessimo. Sono una persona molto insicura e sensibile, perciò ogni insulto alla mia storia era un insulto alla mia persona. Per noi autori un libro è come un figlio, e sfido qualunque mamma a restare indifferente di fronte a qualcuno che denigra o sminuisce il suo pargoletto. Con il tempo, tuttavia, ho imparato a leggere i pareri negativi con un certo distacco e soprattutto a scindere le vere critiche “costruttive” da quelle fatte solo per cattiveria gratuita.

12.   La recensione più brutta che hai ricevuto?

Non ce n’è una in particolare, diciamo che quelle che mi pungono di più sul vivo sono quelle che offendono il mio modo di scrivere. Negli anni ho fondato gran parte delle mie sicurezze su questo “dono” e sentirlo definire mediocre tocca un tasto delicato. (da domani mi aspetto solo recensioni che picchiano su questo punto! 😀 )

13.   La più emozionante?

Avete una mezza giornata di tempo? Perché non credo di riuscire a racchiudere in poche righe tutte le stupende parole che mi sono piovute addosso negli ultimi tre anni!

Diciamo che sentirmi dire che sono stata in grado di strappare un sorriso in un momento particolarmente buio mi commuove. Dal momento che io stessa ho iniziato a scrivere per rendere la realtà più sopportabile, riuscire a donare serenità alle persone, anche se per il breve tempo di un romanzo, è un vero onore.

14.   Com’è la giornata tipica di Cassandra?

Banalissima. Negli ultimi anni lavoro solo il pomeriggio, perciò dedico le mie mattine a poltrire o a sbrigare commissioni. Dopo pranzo vado al lavoro (sono un’educatrice, quindi passo il mio tempo con i bambini, tra compiti, giochi, attività sportive e capricci vari), e la sera torno a casa e mi piazzo davanti alla tv o a un bel libro.

Oh, sì, se sono ispirata scrivo tutto il tempo, sfruttando ogni minuto libero.

15.   Se potessi esprimere un desiderio, avendo la certezza che si realizzerà, cosa chiederesti?

Ne avrei a bizzeffe! Ma dovendomi concentrare su uno, e legandolo al mio lavoro, vorrei vedere la trasposizione cinematografica di un mio romanzo. Da appassionata di commedie romantiche, sarebbe davvero un sogno!

16.   Un libro che vorresti scrivere?

Vorrei scriverne uno indimenticabile… ma quale autore non lo vorrebbe? Se dovessi scegliere tra quelli già editi, vorrei aver scritto Harry Potter.

17.   Queste ultime righe le lascio a tua disposizione, puoi dire tutto quello che vuoi.

Oddio… mi sale l’ansia da pagina bianca! Che posso dire? Mi limito a qualche consiglio spassionato.

–      Leggete Made in Italy, non abbiate paura! Ci sono autori e autrici davvero in gamba anche da questa parte dell’Oceano.

–      Pretendete sempre un buon prodotto. Osannare, con una pioggia di stelline, libri pieni di refusi, gravi errori di ortografia e sintassi non fa bene a nessuno, men che meno a chi li ha scritti, che non sarà invogliato a fare sempre meglio. E svilisce il lavoro di chi, invece, si impegna per dare il massimo.

–      Allo stesso tempo, siate meno duri nei giudizi: dietro le parole che voi leggete in poche ore, ci sono persone che vi hanno lavorato per settimane, mesi, e che il più delle volte si sono messe a nudo tra quelle stesse pagine. Il gusto personale è una cosa, gli insulti un’altra. Le opinioni dovrebbero essere sempre motivate ed educate.

–      Ultima, ma più importante: non piratate il lavoro altrui. È scorretto, triste, e controproducente. Se un autore vi piace, sostenetelo, o finirete per non poter più leggere nulla di suo. Esistono altri modi, legali, per leggere senza spendere.

Ringrazio Cassandra Rocca per la sua disponibilità.

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Cassandra Rocca è di origini siciliane e vive a Genova. Nella vita di tutti i giorni lavora come educatrice infantile, ma dedica il tempo che le resta al suo amore più grande: i libri. Newton Compton ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Tutta colpa di New York, che ha riscosso un inaspettato successo, rimanendo per settimane ai primi posti delle classifiche, anche in quelle degli store online, e Una notte d’amore a New York. Solo in versione ebook In amore tutto può succedere 1.5, Tutta colpa della gelosia 2.5 e nell’antologia Baci d’estate il racconto L’alba nei tuoi occhi. Per saperne di più visita la sua pagina Facebook.

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Cassandra Rocca su Amazon.

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13287860_10209979519313732_862070128_oQuesta è un’intervista di Maddalena Cafaro.

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Maddalena Cafaro

Maddalena Cafaro

5 Commenti

  1. Cri
    29 maggio 2016 at 10:38 — Rispondi

    Molto carina l’intervista brava Maddalena precisa e puntuale come al solito. Mi permetto di riportare anche qui quello che ho scritto nel gruppo, ho apprezzato molto quanto detto da Cassandra e trovo i suoi libri decisamente carini, e credetemi per una che non ama il romance è un vero complimenti, vorrei solo fare un appunto a quanto detto relativamente alla location: perché privilegiate sempre e per forza location straniere? Per sognare credo non ci sia bisogno di andare per forza a NY o LA dopotutto disponiamo di una terra meravigliosa perché non approfittare dei libri per farla conoscere al meglio? Non a caso ultimamente sto leggendo romance ambientati in Italia e credetemi non hanno nulla da invidiare a quelli diciamo esterofili mi piacerebbe sapere che ne pensano le altre lettrici grazie

    • Babette Brown
      29 maggio 2016 at 10:50 — Rispondi

      Amo tutte le ambientazioni, purché bene inserite nel racconto. E controllo che non ci siano errori… Lo so, sono una carogna, ma se ambienti il tuo romanzo a Torino, puoi parlare di lungofiume, non di mare! Ecco, non si arriva proprio a questi livelli, ma “orrori” ne ho trovati. Perciò, ben venga una location straniera, come la New York di Cassandra Rocca, descritta correttamente ed essenziale alla vicenda.
      Sei stata la prima a commentare nel Giveaway.

  2. 29 maggio 2016 at 14:09 — Rispondi

    Bella intervista. Difficile mediare tra il gusto personale e la precisa percezione che il libro che si ha tra le mani non avrebbe mai dovuto vedere le stampe. Non mi piace stroncare nessuno, rispetto il lavoro, ma certe volte…
    Non conosco il lavoro di Cassandra, ancora. Ma apprezzo molto le location statunitensi che sono state per molto tempo la critica più feroce che abbiamo ricevuto. Sono certa che chi ama gli USA, come Cassandra, ha ben chiare topografia e caratteristiche. Odio chi non si documenta. Ci riusciva Salgari, che non aveva internet, oggi chiunque può farci un giro per San Francisco con googlestreet.

  3. 29 maggio 2016 at 14:29 — Rispondi

    Simpatica, Cassandra. L’anno scorso ho letto “Una notte d’amore a New York”, un romanzo delicato, per sognare. In bocca al lupo

  4. Maddalena
    29 maggio 2016 at 23:36 — Rispondi

    E’ stato un vero piacere intervistare Cassandra Rocca e avere l’opportunità di conoscerla meglio. 🙂

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