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Casa D’Ascani: Grande festa alla corte di Francia

Maria Teresa Siciliano (Il Taccuino di Matesi di oggi) ha scritto un articolo su una serie di romance storici pubblicati negli Anni Sessanta, “Angelica la marchesa degli angeli”. Federica D’Ascani ha tratto ispirazione. Tenete conto del fatto che è raffreddata e un tantino incoerente per via della febbre.

«Grande festa alla corte di Francia…» intono dal mio trespolo al centro del salotto.
«Ao, te sei ripresa dalla pseudo febbre?» mi chiede il marito, facendo la gimcana tra giochi, Attila, Castle (il gatto *ndr) e i fazzoletti che sono rotolati giù dalla montagna accanto a me. Ao, e so raffreddata, che ce posso fa? Cioè, immaginate in che condizioni posso sta a cantà io…

images-1«C’è nel regno una bimba in piùùùù…» continuo, ignorandolo.
«Quanto c’hai? Ancora te gira la testa?» s’informa lui, mentre cerca di dare una rassettata al salotto.
«Biondi capelli e rosa di guanciaaaa…» proseguo, imperterrita, mentre anche Castle-il-gatto scappa sul balcone, all’acuto finale. E pensare che una volta facevo coro… Vabbe’, quando uno sta male, che diventi er Sandro Ciotti della situation ce sta tutta…

«Ao, ma stai a delirà?» me chiede a sto punto il marito, fermandosi davanti a me, la mano d’ordinanza sulla mia fronte. Ma stai sereno, vorrei dirgli, che la febbre a me non m’attacca. Cioè, un 37.2 lo sto accusando come fosse un 40, ma lascia fare…
«Matesi ti chiamerai tuuuu…» concludo con l’indice in su.
«Ma n’era Oscar?» me domanda a sto punto il marito, sorrisetto sardonico, mani sui fianchi, Attila-il-figlio che gioca con il camion dei pompieri sui suoi piedi. Vabbe’, lo ammetto: st’omo è un santo. Affronta la sua vita familiare in maniera davvero stoica…
«Na vorta» replico finalmente, girandomi a guardarlo. «Cercavo l’ispirazione per il pezzo che devo fa pe’ Babette. Matesi oggi se n’è uscita co una de l’anni sua, na certa Angelica, ma io non l’ho mai letta. Se parla de sesso, de stupri de gruppo, del re, Francia, storia… blablabla… ‘Nsomma, non so ndo annà a sbatte la testa.»
«Oddio, ce sta ‘no spigolo tutto pe te proprio sulla destra. Se vuoi…» propone lui, con tanto di indice puntato verso il punto proibito. Quel punto maledetto in cui mi incaglio puntualmente quanno me alzo. Strilli a parte, c’ho le ginocchia de n’ottantenne co la gotta, pe tutte le botte che j’ho dato.

images-2«Tu lo sai che te posso denuncià pe istigazione al suicidio?» je chiedo, assottigliando lo sguardo. Lo fulmino, ma i fumi dell’argento proteinato hanno vanificato i miei poteri e ciò che ne esce fuori è solo uno sguardo vacuo e annacquato. Maledetti bacilli. Mi volto di scatto come l’enigmista di Saw e osservo Attila che, placido, sta cantando in fabiese (lingua sua, solo sua, che capisce solo lui) un’improbabile canzone di dubbia provenienza. È colpa sua! Sì, è lui l’untore che mi ha fatto tutto questo… Ok, magari pure il maglioncino co la spalla sexy denudata che ho sfoggiato sabato. Magari pure il fatto che me so comprata un cappello dopo tipo dieci anni. Me la dovevano fa scontà, era ovvio…

«Vabbe’, insomma, che devi scrive?» me chiede lui, il marito, incamminandosi verso la cucina.
«Non lo so» rispondo, alzandomi con riluttanza. «Davero, non so proprio da che parte comincià. Cioè, tolto che d’Angelica conosco solo quella de Giacometti & Flumeri, me sa che comunque viaggiamo bene o male su tutto un ciclo de romance maschilisti simil-vero che so annati de moda pe un sacco de anni…»
«Ma de che anni stamo a parlà?» me chiede il marito, insensibile.
«Pare anni Sessanta. Comunque me so informata, perché vabbe’ che vabbe’, però nsomma… Cioè, tredici libri mo non me li leggo…»
«Tredici libri?» me chiede lui, sconvolto, voltandosi a guardarmi come se j’avessi detto de sta incinta n’artra vorta. E a sto punto, non lo so se m’ha letto nel pensiero, se gira verso Attila e lo osserva con sguardo perso, vacillante. Detto tra noi, Attila sta pe’ smontà le librerie Ikea, ma tutt’apposto.
«Sì, so tredici. Capisco che pe’ te è no shock, che uno pe ogni autore già è tanto (e me stupisce che stai a continuà, devo di’ la verità) ma te dirò: c’hanno tratto cinque film, un manga e uno spettacolo teatrale.»
«Azz… Hai capito la marchesa?!»

images-3Per un momento il tempo se ferma. Io guardo lui, lui guarda me, e solo il rumore di Castle che se fa le unghie sul divano interrompe la stasi glaciale che è piombata in cucina. Addirittura Attila ha capito la gravità del momento e si è fermato, il corpo ricoperto di tratti di pennarello (per fortuna j’ho comprato i super-lavabilissimi!).
«E chi te l’ha detto che era ‘na marchesa?» chiedo io, dopo un attimo de sconcerto. St’omo io lo sottovaluto. E me fa paura sta cosa. Voi vede’ che me so sposata un ex agente dei servizi segreti e nun lo sapevo? Poi me ricordo de come stende i panni (una maglietta per tre fili) come pulisce la macchina del gas (“amo’, vabbe’, l’importante è che non ce stà più er grasso: è na pulitina superficiale, poi lo farò a fondo”) e il pensiero dell’agente sfuma. Sì, lo che state a pensa’: ma dentro a quella casa ce sta quarcosa che fai pure te? Qua se parla tanto de maschilismo, ma dentro casa tua pare de sta dentro a un mondo parallelo… Ebbene: in verità, in verità ve dico… Ao, io ce l’ho, voi no? Educateli!
«Ho tirato a indovinà» me fa lui, ma non me sembra convinto.
«Nun ce credo» incalzo.
«Vabbe’, ho letto er titolo der documento che stavi a legge. Non te sta a preoccupà, non è er genere mio, quello» replica. Uhm… Non so… Non lo so… Lo continuo a guarda’ e lui, alla fine, cede. «Ok, m’è venuto in mente n’articolo che me so letto su Focus quarche tempo fa, vabbe’?»
«E che c’è de male? Perché non me lo volevi di’?» chiedo io. Poi me viene un sospetto. «Aspetta n’attimo… Focus?» domando, e vedo il suo sguardo colpevole. Uhm… «Amo’? Ma n’avrai mica fatto l’abbonamento, ve’?» lo pungolo. Perché lo so io, lo conosco il mio pollo: I know my chicken!
«Era solo pe sei mesi…»

unknownSe guardamo pe du minuti boni, Attila continua a sostare ai miei piedi con le braccine in su a chiedere: «mbacciu, mbacciu» che sarebbe: «Mamma, saresti così cortese da prendere i miei diciassette chili tra le braccia, per favore?» e l’olio sfrigola. Prendo in braccio il piccoletto, guardo il forno acceso e torno a osservare l’uomo che ho davanti.
«Che se magna?»
«Specialità francese» me fa, quasi sollevato. Me viè da ride, ma non replico e me ne vado in salotto.
Perché lui che fa un abbonamento senza dimme niente, lo sa che è sbajato, ma io che ne approfitto… è tutta n’artra storia…

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Tutte le immagini sono di proprietà di Riyoko Ikeda, autore del manga “Le Rose di Versailles”.

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1 Commento

  1. 6 dicembre 2016 at 14:11 — Rispondi

    Mi ricordo dei romanzi di Angelica. Ne ho letto qualcuno. Ultimamene, Sky ha riproposto alcuni film tratti dai romanzi, ma mi sono sembrati incredibilmente datati.

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