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Casa D’Ascani: E io co chi sto?

«Lei sta co Lucrezia… Eh… E io? Mo che scrivo?»

«Daje…» commenta Marito, mettendosi sotto le coperte. La guarda, Attila tra di loro che, nonostante la febbre, imperversa con “ticosaui veddi e recs” (*dinosauri verdi e rex) mettendosi in piedi sul cuscino, e ridacchia. «Articolo?» chiede, iniziando a fare zapping.
«Sì» sospira lei, distogliendo lo sguardo dal portatile. «Matesi oggi parla di Lucrezia “cosa” che, in una storia de Machiavelli, deve tromba’ co uno diverso dal marito perché un santone ha predetto che il primo con cui starà poi morirà. Tipo na mantide religiosa, pe capisse» spiega lei, una luce divertita negli occhi.
«Interessante… Be’, vabbe’, dai, un ber modo pe’ morì…» commenta lui, storcendo la bocca nel vedere che in tv non fanno una mazza di niente. Come al solito.
«Be’, oddio: a me me sa che je roderebbe il cucchimo comunque. Vojo di’, crepa’ pe na notte de sesso anche no. Poi esse pure Shemar Moore, ma nsomma…»

«Poi esse chi?» chiede lui, guardandola.
«Quello de Criminal Minds. Quello mulatto, pelato, figo come pochi…»
«E certo… Lui sì che è figo!» commenta stizzito lui.
«E che je vorresti di’? E non fa er geloso, ciccio. Guarda la psicologia dietro ai miei gusti: sei un po’ pelato pure te, quindi alla fine c’hai un po’ de Shemar» gli fa presente lei, ma è chiara la presa per i fondelli.
«Sì, certo… Vabbe’, ma er marito de sta Lucrezia non dice niente?»
«Eh no, perché se ce va la prima volta more, e mica è stronzo lui» spiega lei, scrollando le spalle.
«E lei? Non c’ha voce in capitolo?» chiede Marito, ormai avvinto.
«No, ma n’è na novità. All’epoca le donne non potevano mica sceje.»

«Della serie: “moglie, zitta e lava” e “tu partorirai con dolore e te dovrà pure piace’”?!»
«Na mezza specie. E infatti il discorso de Teresa parte proprio da qua. È come se te decidessi tutto quello che me riguarda, se mi padre avesse deciso de famme sposa’ chi voleva lui – che poi secondo me a quer punto sarei stata tipo suora, conoscendolo: gelosia portame via – e mi madre m’avesse dato tante de quelle mazzate pe abituamme a esegui’ ordini senza fiata’. Se vai a vede’ non è tanto diverso da quello che succede dall’altre parti der mondo. Giusto ieri stavo a legge che in Somalia alla fine hanno approvato la legge pe le spose bambine.»
«Ma io quello che vojo capi’ è: ma non je fa schifo sta co le ragazzine? Cioè, davero…»
«Bah, se leggi alcuni romanzi Harmony storici trovi una cifra de esempi. De tizio de 50 e passa anni che se sposava con la ragazzina de 14, pe di’. La cosa allucinante è che n’è cambiato niente. Cioè, stamo nel 2017 e le ragazzine vengono considerate come donne. Ovviamente in una società in cui le donne so solo oggetti, proprietà, merci de scambio e esseri inferiori subordinati all’autorità dell’uomo…»

«Be’, ao, mica male… Vojo di’: non dovrei fa i piatti dopo cena, spazza’, stenne i panni se stai male…»
«Oh, sì, ma poi te toccherebbe sta appresso ai conti della banca, le bollette, i sistemi telematici pe’ controlla’ le fatture der telefono e der gas. Anna’ a parla’ co le maestre, avecce er gruppo whatsapp coi genitori…»
«Cristo… no, no, ma che sei matta?» inorridisce lui.
«Ah, e poi dovresti sceje tutto te. E cor fatto che io non dovrei lavora’ fori casa, o comunque avecce contatti cor monno esterno, dovresti provvede’ solo te ar fabbisogno della tua famiglia.»
«Ma come je va a questi…»
«Je va che de solito c’hanno carne fresca da viola’, sordi delle famiglie acquisite… I sordi fanno questo e artro, bello mio…»

«M’annava pure male, co te» commenta lui, ridacchiando. «Quanno se semo messi insieme riuscivi a malapena a arriva’ alla fine der mese, dentro a quer monolocale.»
«Sì, bello, ma je la facevo. E nn c’avevo bisogno de nessun “omo” pe provvede’ a me stessa.»
«Pe questo t’ho voluto co me» dice lui, accarezzandole la guancia.
«Se proprio volemo anna’ a vede’, so io che ho voluto te» rettifica lei, sorridendo con una vena di soddisfazione nell’espressione.
«Vabbe’, se semo scerti.»
«Perché semo capitati dalla parte un po’ più civile der mondo» dice lei.
«Se lamentamo tanto, però alla fine stamo mejo de tanti artri» le fa eco lui, annuendo.
«Mejo non significa che va bene, però.»
Lei guarda Attila che canta “Iamo blabla cosììììì” e aggrotta la fronte. «Qua non cambia niente e come dice sempre mi padre “stamo più indietro della coda der cane”, e me spaventa er discorso che nessuno riesce a fa quarcosa pe fa un balzo evolutivo. Sembro una de quelle fataliste dei romanzi classici, ma davero: che monno je stamo a lascia’? Cioè, e volemo fa pure er secondo? Non semo stati abbastanza stronzi a fanne uno?» chiede lei, alzando lo sguardo su Marito.
«Forse. Ma la vita qua è sempre stata questa. Alla fine uno spera che quarcosa vada migliorando.»

«E se non succede? E se questo, crescendo, diventa uno de quelli che pretende, che tratta male la compagna, che la tiranneggia?»

«Co te come madre?!» chiede lui, incredulo. «Me pare impossibile. È più facile che se trova na mezza specie de varchiria che lo frusta.»
«Magari je piace pure» ride lei, accarezzando la testolina accaldata del piccoletto.
«Be’, se je piace va bene. Se se deve fa mette sotto, no» obietta Marito.
«Ce vole equilibrio. Lo sai che te dico? Che io sto con l’Equilibrio, ecco. Sia co Lucrezia che co Callimaco. Sto con la Giustizia, con l’Uguaglianza. Sto con Utopia, sperando che diventi Realtà. Magari prima che arrivi “un giorno che non piove tanto”.»
«A proposito, me sta che sta a diluvia’. Senti che ce sta là fori!»

«Uh! I panni, amo’! Che vai a sposta’ gli stendini sur barcone?» chiede lei, sbattendo le ciglia.
«Che palle! Ma perché non ce vai te?»
«Perché te stai più vicino alla porta, amo’. E dai… E poi quando Attila sta con la febbre vole solo me, non me posso move dal letto…»
«Lo sai che c’è? Che te non stai co l’Equilibrio. Te sei na paracula…»
«Ti amo tanto anche io, amore»
«Se, vabbe’» sospira lui, alzandosi.
«Ah, e se tornando prendi pure un pezzetto de cioccolato…»
«Uhmmmmmm» si indispettisce lui.
«Ah, e l’acqua, amo’!» grida lei, sentendolo ormai lontano.
Marito torna indietro, se mette sotto le coperte, e riprende il telecomando in mano.
«Che è?» chiede lei.
«Ho spostato gli stendini.»

«E il cioccolato? E l’acqua?»
«Se te arzi prenni pure du tovaglioli, grazie. Sai, io ce sto davero co l’Equilibrio» dice lui, calmo.
Ecco… Va a parla’ de dialogo in famiglia, te…

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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