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Bologna-Eventi: serata ad alto tasso alcolico e criminale

La collana mistery di Damster edizioni alla Confraternita dell’uva di Bologna.

Titolo scherzoso a parte, l’evento ha scelto una sede originale e accattivante, l’enoteca letteraria La confraternita dell’uva, per illustrare la collana mistery ≠comma21 di Damster edizioni e tre dei suoi autori dalla voce più graffiante: Fabio Mundadori, direttore editoriale della collana e organizzatore di alcune tra le rassegne letterarie più significative del settore; Eliselle, scrittrice in noir ma anche di solidi romanzi storici; Luca Occhi, alla sua prima ma folgorante prova come romanziere, pluripremiato autore di racconti e fondatore di Officine Wort, attive nel settore degli eventi e dei concorsi letterari.

Metti una sera all’ora dell’aperitivo, in via Cartoleria che appartiene al cuore di pietra rossa di Bologna. Metti che hai voglia di berti un bicchiere di vino onesto con gli amici. Metti che cammini sotto i portici, scrutando curioso all’interno dei tanti locali per scegliere il tuo, quello che ti strizza l’occhio in modo diverso.

È così che arrivi al numero 20b, a La confraternita dell’uva, e ti accorgi che non è un bar, non è un ristorante e neppure una libreria, ma è tutto questo e qualcosa di più: è un’enoteca letteraria, in cui puoi consumare la colazione, il pranzo o la cena, in mezzo a libri scelti con gusto. Puoi anche comprarli, se vuoi, o magari sfogliarli stravaccato su un comodo divano. E berti un bicchiere di buon vino pugliese, onesto e generoso. E ti accorgi subito che sei arrivato nel posto giusto.

Così io, il 12 aprile scorso. Giusto il tempo di aggirarmi tra gli scaffali e gustarmi l’ampio giardino incluso tra i muri della vecchia Bologna, che l’editore Massimo Casarini si è seduto al tavolo degli autori e ha ripercorso con passione la nascita di ≠comma21 giusto un anno fa, affidata alla direzione di Fabio Mundadori con una sola regola, la ventunesima appunto per scrivere un mistery, dare voce a storie originali e a valenza nazionale.

In un’epoca in cui il romanzo italiano di genere punta molto alla caratterizzazione regionale, l’approccio di Casarini mi pare lodevole: pubblicare romanzi di qualità, in grado di essere apprezzati a qualunque latitudine della penisola, per il loro valore intrinseco e non tanto per la suggestione ambientale in cui il lettore debba riconoscersi. Coraggioso anche, da parte sua e di Mundadori, l’aver scelto tra gli autori delle prime uscite scrittori affermati come Enrico Luceri, premiata penna anche de Il giallo Mondadori, ed emergenti come il collettivo Andrea Bloch formatosi su un social. Originale infine la scelta del colore di sfondo delle copertine: nero per il giallo, bianco per il noir, rosso per il thriller, viola per le antologie.

Si entra nel vivo della presentazione letteraria quando Fabio Mondadori arriva trafelato, in ritardo venendo da Latina, e si siede tra Eliselle e Luca Occhi: una copertina bianca per il noir Il colore della nebbia di Eliselle e due rosse per i thriller Il cainita di Luca Occhi e L’altra metà della notte di Fabio Mundadori .

Incomincia lei: lettrice compulsiva, libraia appassionata, scrittrice work in progress come si definisce. Mica tanto in progress, a dire la verità, visto che la laurea in storia medievale l’ha portata a scrivere con ricerca approfonditissima Il romanzo di Matilda e ha al suo attivo alcuni chick lit pubblicati con primarie CE. Il colore della nebbia è una storia corale che prende avvio dall’omicidio di una bambina nel modenese, narrata a voci alternate da venti personaggi, ognuno dei quali è protagonista di un capitolo breve. Il titolo allude alle nebbie personali in cui paiono muoversi e tra le quali faticano a vedersi gli uni con gli altri.

Continua Luca Occhi con Il cainita, un esordio nel romanzo sorprendente, un’agghiacciante scia di sangue che si allunga attorno a una città padana mai nominata ma dai contorni del tutto riconoscibili in Bologna, tra l’operosa Emilia e l’impetuosa Romagna, a collegare tra loro vittime senza alcuna somiglianza, tranne il loro essere persone dabbene. A indagare il commissario Marco Rinaldi, solitario e disincantato quanto basta e poco incline ad ammettere l’esistenza di un assassino seriale, invece…Una trama di malvagità che si snoda su due binari paralleli, uno odierno e uno storico, che si intrecciano tra loro a dipanare un filo che collega il presente al 1914 di Sarajevo, attraverso il South Dakota del 1878, l’India agli albori del XIX secolo, e via così. Il titolo non si può spiegare perché racchiude il plot stesso del romanzo.

Conclude Fabio Mundadori con L’altra metà della notte, in cui orchestra una vicenda corale tutta bolognese, attorno a quel famigerato 2 agosto 1980 in cui una bomba alla stazione di Bologna cambiò per sempre, non solo il destino delle vittime e dei loro famigliari, ma anche il volto di una città, da gaudente di ingenua superficialità a cupo e diffidente. Non un romanzo della strage, ma di quel nuovo volto di Bologna, di quei suoi giorni straziati, cui dedica righe di intensa commozione. L’autore mette in scena una inedita coppia di investigatori: Cesare Naldi, commissario della Questura bolognese, non giovanissimo ma di fascino brizzolato, sagace investigatore e per questo inviso ai colleghi, e l’agente Cristina Colombo, che da lui si fa coinvolgere in una indagine senza respiro e senza regole, e forse in qualche cosa di più.

Attorno a loro una schiera di personaggi tutti credibilissimi – giornalisti d’assalto, psichiatri di fama, parenti dei caduti nella strage, pazienti e operatori di una casa di cura dal fascino inquietante – che si muovono a intrecciare passato e presente, disegnando una lunga schiera di vittime che paiono non avere nulla in comune.

Tre romanzi intriganti, in cui la tensione senza respiro è elemento comune, al pari dell’esperienza di scrittura che consente loro di cimentarsi anche in generi molto diversi.

E proprio da qui nasce la mia domanda al termine della presentazione: la difficoltà di scrivere con voci diverse a seconda del genere prescelto.

Eliselle mi risponde che la sua caratteristica di narrare a colori dissimili, per esempio nello storico e nel noir, potrebbe far pensare a una sindrome da personalità multipla: minuziosa, approfondita, risalente la sua voce storica; spezzata, concitata, incalzante quella noir. E non stupisce, vista la sua passione per James Ellroy.

Luca ammette di aver adottato due stili divergenti, per la narrazione attuale e per quella di epoche passate, all’interno del suo stesso romanzo.

E Fabio, Fabio quasi non lo lascio rispondere visto che con lui ho confidenza e gli ‘rinfaccio’ la qualità visiva della sua scrittura, che rende omaggio alle sua grande passione dell’arte per immagini, il cinema e il fumetto.

Sono soddisfatta e anche il pubblico lo è. Tra loro altri scrittori, Katia Brentani e Gianluca Morozzi amici di tutti, Laura Piva di ThrillerNord con cui ho avuto il piacere di scambiare idee e impressioni su un mondo che appassiona entrambe, e Claudio Guerra, le cui belle istantanee sono un prezioso documento della cultura bolognese.

Il mio unico rammarico? Non essermi potuta fermare a cena con loro.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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