Interviste

Anna Castelli intervista Ivan King

Mi chiamo Anna Castelli, tra pochi mesi avrò quarant’anni e, fiera della mia decadenza (come mi disse una volta Tinto Brass), ho visto tante cose e praticato molti generi artistici.
Uno di questi è la musica: ho la fortuna di aver studiato ed essere stata tastierista, bassista e infine cantante nella mia band. Parlo di “fortuna” perché suonare è una droga che crea dipendenza. Faccio parte della generazione di musicisti successiva a quella di Woodstock, che ha eliminato molte “ingessature” sociali, anche se siamo stati a nostra volta fagocitati da un’era consumistica attualmente satura e agonizzante. Mi è quindi difficile trovare nell’offerta odierna qualcosa che mi possa entusiasmare quanto un Mahler o un Prince.
Nella mia “disperata” ricerca ho scoperto Ivan King, artista che propone una musica che trovo ingiusto etichettare, per un semplice motivo: non voglio creare pregiudizi in modo che anche voi ascoltiate la sua produzione e giudichiate se fa al caso vostro.

Potete seguire i suoi lavori a questi link:

https://www.facebook.com/IvanKing777
https://www.facebook.com/VitaMuseum
https://www.facebook.com/thesilverblack
https://twitter.com/IvanKing777

Ivan mi è stato presentato ma non deve il mio apprezzamento alla raccomandazione: mi sono appassionata alla sua musica diventando sua fan e ho proseguito apprezzando la sua musica per ciò che rappresenta per le mie orecchie: una commistione di sonorità post-contemporanee in contrasto a una produzione musicale noiosa e ripetitiva fatta di perfezione creata a tavolino dalle asettiche fucine di “Qualsiasinazione got talent” e “XYZ Factor”.
Il ragazzo ha testa e ragiona bene di suo, insomma.

OoO

Ivan, innanzitutto grazie per la disponibilità. Passiamo alle domande.
Raccontaci chi è l’artista Ivan King a chi apprezza la tua musica ma non sa nulla di te.
Dunque… diciamo che sono un possibile “chiunque” che un giorno (per fortuna abbastanza presto) ha capito che strade voleva percorrere nella vita e di conseguenza si è messo in gioco. Sono da sempre affascinato dalla cultura multimediale moderna, dai fumetti al cinema, dai videogames alla musica, quindi ho deciso di doverne far parte e ho iniziato proprio dai comics americani, fino a provare tutte quelle forme d’arte e a capire che la musica sarebbe stata poi la mia vera vocazione. Amo il cinema in tutte le sue forme, principalmente la regia e il montaggio, e a volte mi diletto come attore e modello. Per quanto riguarda invece la musica, ho avuto un ottimo percorso diretto attraverso esperienze nell’ambiente e progetti vari che mi hanno portato poi a creare la mia band Vita Museum e a far parte della band industrial metal The Silverblack.

Vincent Belorgey ha creato Kavinsky, l’ha ucciso e ne ha fatto uno zombie. C’è differenza tra l’essere umano in carne e ossa e l’Ivan King creato per i fans?
Veramente minima, pressoché nulla. Chi mi conosce di persona poi lo può confermare: una delle cose di cui sono più fiero è proprio quella di non dover creare un personaggio per il pubblico, non dovermi comportare in modo diverso. Posso fermamente dire di essere esattamente come mi vedete nei video musicali delle mie band e credo sia una cosa importante non deludere mai le aspettative.

_MG_7418Altro paragone: ti vedo presente in rete con molti progetti, in questo aspetto mi ricordi molto Mike Patton. L’artista di oggi deve essere necessariamente anche manager di se stesso per prevalere?
Ti ringrazio per il paragone non meritato, ma ti ringrazio, poiché Mike Patton è uno dei miei pilastri di ispirazione, nonché uno degli artisti più completi che abbiamo mai visto al mondo. Essere manager di se stessi è utile, crea stress ma allo stesso tempo non ti ritrovi sorprese, quindi diciamo che non è né un pro né un contro, semplicemente si adatta ad alcune persone, mentre ad altre no.

Nonostante il nome di matrice anglofona, sei italiano. Questo ti è stato d’aiuto o consideri la tua origine un peso?
Se devo essere sincero, credo mi stia dando una mano. Purtroppo, e lo dico davvero a malincuore perché ho dovuto rinunciare a tutto quello che ho qui, mi sono dovuto trasferire dall’Italia all’Inghilterra per poter realmente procedere in modo concreto con la mia band. L’Italia è un paese bellissimo ma pieno di gente che è rimasta indietro e che paradossalmente non sa più cosa sia il concetto di arte, artista e carriera artistica. Ho fatto tanti concerti in Italia e posso dire che tutti gli sforzi che una band mette per creare una serata, sfumano alla fine della serata stessa: non c’è un vero seguito, non si creano possibilità e la gente non è interessata alle band emergenti. Ovviamente il mio è un discorso generalista, ma il problema è reale e distinto, tant’è che metà dei locali in cui suonavo regolarmente ora sono chiusi definitivamente. Quindi diciamo che il mio consiglio è quello di essere pronti davvero a tutto se si vuole inseguire un sogno del genere. Se poi un giorno le cose cambieranno in Italia, e me lo auguro davvero, non potrà fare altro che rendermi felice.

_MG_6127Parliamo della tua musica adesso. Come dicevo più sopra, trovo svilente etichettarla, ma penso sia necessario posizionarla in un determinato settore per acquistarla. In quale genere troviamo quindi le opere di Ivan King?
Di solito a questa domanda rispondo con Alternative Rock/Industrial Metal, poiché sono i generi in cui mi rispecchio di più. La cosa migliore è che con l’alternative puoi veramente spaziare in un sacco di sottogeneri, non hai limitazioni di alcun tipo, a parer mio, e quindi puoi esprimerti in più modi. Un esempio pratico di quello che sto dicendo sono i Nine Inch Nails, che rappresentano veramente il concetto di varietà musicale sottostando a un genere solo.

Ho ascoltato “Madamefucker”, una musica creata per un cortometraggio.
Poi ho ascoltato “As Good As Dead”, una delle nuove tracce della tua band The Silverblack. In entrambe si riconosce la creazione di uno stesso compositore pur trattandosi di due progetti molto differenti. Pensi che il musicista debba al pubblico che lo segue fedelmente una sorta di rassicurante continuità nella sua musica?
Beh, delle volte sì, è bello “firmare” i propri lavori, ma credo sia una scelta puramente stilistica che varia da artista ad artista.

Nel frattempo mi sono imbattuta nel primo video (https://youtu.be/w643P1WjmTgdei Vita Museum, la band di cui sei frontman. Qui ti definirei un Artista 2.0, per la tua determinazione nell’integrare varie forme artistiche (musica, testo, immagine) in modo che il tuo pubblico le recepisca tutte in contemporanea, in una sorta di “realtà aumentata”. Pensi che questa iperstimolazione sensoriale a lungo andare sarà un vantaggio o uno svantaggio per l’artista?
Purtroppo è una di quelle cose che si vedrà solo col passare del tempo.

Attore e modello, oltre che musicista: oggi l’immagine influenza in maniera molto pesante la produzione artistica. Ti senti mercificato in questo, pensi che faccia parte del gioco o la utilizzi per dare un’ulteriore dimensione alle tue partiture?
Questa è una domanda molto interessante. Purtoppo viviamo da sempre in un mondo dove l’immagine di un artista è il vero primo biglietto da visita e dove il pubblico prova i primi sentimenti di simpatia o antipatia, quindi è qualcosa di fondamentale per un artista. Per fortuna non è solo una cosa negativa però, visto che il look funge soprattutto da espressione artistica, dà una mano all’artista a esprimersi senza parlare. Molti personaggi hanno fatto la loro fama soprattutto per il look e il comportamento più che per la musica in sé. La stessa cosa vale per la bellezza, purtroppo: un’artista, scrittice e cantante notevole come Sia (avete presente la famosissima e bellissima Chandelier?), ha sopportato un periodo di insulti e depressione dovuti ai continui commenti sul suo volto, fino al punto di presentarsi solo col viso coperto. Questo perchè la società purtroppo funziona così, come dicevamo all’inizio: dà più importanza all’aspetto quasi che alla musica.
Io cerco di creare quel mix tra l’esprimermi attraverso il mio look e cercare di piacere per poter essere notato, in modo poi da far notare anche la mia musica.

OoO

Che altro dire su un artista come Ivan King?
Quando mi capita di chiacchierare con musicisti di questo genere, mi viene voglia di pensare che l’umanità non è condannata. Poi però penso al fatto che l’Italia si sia fatta scappare un’altra giovane mente e non posso fare a meno di sentirmi avvilita dal deserto culturale che avanza inesorabile.
Meno male che qualcosa si salverà.
Non qui: altrove, ma si salverà.

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1 Commento

  1. dario villasanta
    3 novembre 2015 at 11:33 — Rispondi

    Brava Anna Castelli, bel pezzo.

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