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Anna Cambi: Rosso Fuoco

Titolo: Rosso Fuoco.
Autrice: Anna Cambi.
Editore: Alter Ego Edizioni, 30 aprile 2016.
Genere: Narrativa contemporanea.
Prezzo: euro 12,00 (solo cartaceo).

La valutazione di Vittoria Corella: quattro stelline.

Moira è una ragazza insicura e introversa, passa la maggior parte delle sue giornate nel bosco a leggere, bere e fumare per sfuggire a una quotidianità opprimente, soffocata dall’alcolismo della madre. Le cose cambiano quando, proprio nel bosco, incontra Fiamma, una coetanea bellissima e misteriosa, che non si separa mai dal suo accendino e la coinvolge in strani giochi col fuoco. Il rapporto tra le due si fa sempre più stretto, morboso. Moira si sente attratta da Fiamma come una falena dalla luce e non riesce a fare a meno di cercarla, desiderarla fino ad accettare di stare al suo gioco anche nelle situazioni più assurde ed estreme. Mentre una misteriosa bambina comincia a popolare i suoi sogni e una vocina infantile a parlarle dentro la testa, la ragazza, invitata a casa dell’amica, ne conosce l’affascinante padre e si ritrova coinvolta in festini a base di alcool, droga e perversi giochi erotici, l’ultimo dei quali le svelerà una tragica e incredibile verità.


Se leggi “Rosso Fuoco” per te i Cannibali sono tornati.
Se leggi “Rosso Fuoco” I cannibali ci sono sempre stati, li hai sempre cercati e ora ne hai trovata una.

OK, non è più il tempo dei cannibali, lo riconosco.
Sono passati, morti, defunti.

Ma chi sono i CANNIBALI, in letteratura, quella Italiana, intendo.

Urge spiegone, resistete, eccolo, SPIEGONE DA WIKI: Il termine “cannibali” fu un’etichetta attribuita dai media a una serie di scrittori dopo l’uscita dell’antologia Gioventù cannibale, curata da Daniele Brolli e pubblicata da Einaudi nell’autunno del 1996. Giornalisti culturali e critici letterari, nella primavera del 1996, cominciarono ad accomunare questi libri sotto l’etichetta del pulp, nell’accezione postmoderna in riferimento al film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, per il crudo ed efferato realismo di alcuni fra questi romanzi, e soprattutto l’ibridazione dei generi letterari colti e popolari, apporti di cultura pop, memoria delle avanguardie letterarie: in questo, il pulp italiano è stato un fenomeno che si è manifestato contemporaneamente all’Avantpop statunitense, e in assoluta autonomia rispetto a esso.
La fortuna dell’antologia Gioventù cannibale, nell’autunno del 1996, fece sì che l’etichetta pulp tendesse a essere progressivamente sostituita, sui media, da quella di “scrittori cannibali”.

Torniamo a “Rosso Fuoco”, che ha cannibalizzato la gioventù cannibale per regalarci una discesa nel Maelstrom del disagio, del degrado, dello squallore di Moira, benzina innocua e un po’ patetica fino all’ignizione di Fiamma, la ragazza che ama sfregiarsi col fuoco, che ama il dolore, che ha un segreto inconfessabile. Non sappiamo perché Moira la sfigata accorra alla luce di Fiamma, ma Moira è una Falena e accorre verso la luce, anche se la luce, è facile intuirlo, può solo bruciarti le ali. È qui che il romanzo diventa cannibale: ai margini della normalità, ai bordi del legittimo, gira intorno a qualcosa di marcio e bruttissimo. Impossibile credere che Moira non lo senta, ma è sempre meglio del suo, di ‘marcio’. Fiamma ha una patina glamour da Fatina persa nel Bronx, è bella, ricca, ha tutto e ama l’auto-annientamento, e Moira , beh, lo vuole anche lei, tutto questo. Lo desidera. Vorrebbe sparire, ardere nella Fiamma, avere un’uscita di scena glitterata e bellissima rispetto a una vita squallida da trascinarsi dietro fino alla vecchiaia a e la morte.

Colei che si fa chiamare Fiamma percorre sugli anfibi (Isabella Santacroce vi avrebbe detto la marca esatta) la strada verso un annichilimento che però non pare volere del tutto. Per questo personaggio che ha tutto, tutto è quindi SOLO un gioco. La noia è tanta e il gioco deve essere divertente, anche se dannoso. Moira non ha niente e qualcosa la convince che può giocare a quel gioco di bambina ricca con un grosso segreto, perché non è che abbia molto da perderci.

Fiamma è la principessa malata nella sua megavilla, ha un padre bellissimo, à la mode e perverso che vuol giocare con entrambe le fanciulle nel modo più proibito e quindi più goloso ed esclusivo che i suoi soldi e il suo status possano procurargli. Una roba da ricchi annoiati, insomma.
Il mondo che forse vorrebbe Moira?
Vorrebbe essere ricca, annoiata al prezzo che paga Fiamma? È un rapporto morboso che si instaura tra le due, che gioca sul filo del dolore e dell’umiliazione. Giocano giochi erotici, incestuosi. Ma perché? Cosa cerca Moira? Uno strappo dal quotidiano, sentirsi amata benché povera e disadattata? Cosa vuole Fiamma? Qualcuna che porti parte del peso del suo segreto? Sono attirate l’una verso l’altra da un rapporto omosessuale, incestuoso e cannibale.
Questo è ROSSO FUOCO, 128 pagine per 12 euro, edito da Alter Ego Edizioni.
A voi la scelta se farvi mangiare o meno.

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