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Stefano Santarsiere, un artista del Thriller!

Stefano Santarsiere, classe 1974, vive e lavora a Bologna. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo: ‘L’arte di Khem’ (Edizioni Pendragon – Bologna). Fra il 2007 e il 2011 pubblica racconti in varie antologie e, nel 2011, il secondo romanzo: ‘Ultimi quaranta secondi della storia del mondo’ (Abelbooks), con il quale si aggiudica il primo premio al concorso Casa Sanremo Writers 2012, nell’ambito delle manifestazioni di contorno al Festival della Canzone italiana. A settembre dello stesso anno dirige il cortometraggio ‘Scaffale 27’, aggiudicandosi il premio di miglior corto nel contest ‘Complete Your Fiction’ 2012. A maggio 2014 esce per ‘Il Giallo Mondadori’ il racconto ‘Tre passi per guarire’ scritto insieme a Francesco Ravioli e Alice Rugiero.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Ho iniziato a scrivere in quinta elementare. Quaderni zeppi di storie horror con titoli in stile Hammer film come ‘Invasione dall’iperspazio’ o ‘L’alito della morte atomica’, con tanto di locandina a fronte. Non so veramente perché lo facessi, mi eccitava l’idea di creare storie tutte mie. Oggi probabilmente è la stessa cosa, mi interessa raccontare storie con cui intrattenere le persone, che è poi il passatempo più antico della storia umana.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Scrivo al mio computer. Ma durante il giorno penso alla mia storia continuamente. È come avere una finestra sempre aperta nel mio desktop mentale, pronta per essere attivata qualunque cosa faccia. Se ho un’idea o se mi viene in mente un aspetto da controllare, una descrizione da aggiungere, un elemento da sottrarre, mi prendo un appunto sull’iphone per la sessione di lavoro successiva.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Scrivo fra le 18.00 e le 20.00, tutti i giorni.

4.     Che cosa significa per te scrivere?

Fare qualcosa che diverta me e chiunque ne goda, quando avrà la mia storia fra le mani. Sognare e proiettare il sogno altrove: come fosse una forma di telepatia, proprio come dice Stephen King.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

Non sempre. Ma credo sia normale e in un certo senso salutare.

6.     Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

Mi capita di aprire una pagina a caso, leggere un periodo a caso, e sentire se mi piace, se suona bene. Talvolta ne sono contento, altrimenti scorro e apro un’altra pagina. Se alla fine ho letto tutte le pagine rimetto il libro a posto, sconsolato, e apro Gaiman o Fante o Lansdale o addirittura Dickens per ritrovare la buona letteratura.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

A parte il primo romanzo, L’arte di Khem, poco, ovviamente se escludiamo le sensazioni, i temi, le descrizioni, che vanno sempre a pescare nel nostro vissuto e in ciò che siamo intimamente.

8.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Se sono in forma e soddisfatto della piega che ha preso il libro, mi diverto moltissimo. Altrimenti può essere una gran pena, e tuttavia resto lì, attaccato alla storia come un granchio al dito del bambino troppo curioso, fin quando le cose non vanno per il verso giusto.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

Sì, è cambiata. Per prima cosa è diventata più consapevole, nel senso che cerco di mantenere una disciplina complessiva in quello che inserisco nel libro, di scegliere gli elementi in base a un principio di coerenza alla trama, al tema e ai personaggi. Questo mi ha spinto verso una maggiore precisione e forse ha pulito la mia scrittura dai barocchismi degli inizi.

10.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

Con molto sforzo. Ma sapendo anche che la vita creativa è parte indissolubile della mia vita privata.

11.  Ti crea problemi nella vita quotidiana?

Di per sé, no. Ma se non scrivo divento un po’ ansioso e improduttivo anche sul resto. Quindi la sfida è trovare il modo di farlo, scrivere sempre, e questo talvolta non è possibile. Ecco dove sta il problema: non nella scrittura, ma nel dare costanza a qualcosa di faticoso come lo scrivere ogni santo giorno.

12.  Come trovi il tempo per scrivere?

Stabilendo un programma. So che a sera, prima di cena, dovrò farlo, e quindi cerco di organizzarmi di conseguenza.

13.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un alieno?

Ce ne sono delle due categorie, la maggior parte nella seconda.

12319693_10206447063470429_1566640803_n14.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Le due cose. Quando inizio una nuova storia scrivo a lungo e senza troppi pensieri, inanellando scene e capitoli in base all’idea iniziale. Poi, diciamo a un terzo della prima stesura, mi fermo e guardo indietro. Questo è il momento in cui do una prima raddrizzata al materiale, aggiusto il tiro, oriento meglio la trama e rifletto sui vari personaggi, il loro ruolo, le caratteristiche, le funzioni ecc.. È anche il momento della prima scaletta, che poi rimaneggio più volte. Magari butto a mare metà del lavoro fatto e ricomincio, con più consapevolezza e sapendo un po’ di più del mio libro. Da questo momento scrivo con un occhio al panorama, senza distrarmi troppo, e tiro dritto fino alla fine della prima stesura.

15.  Hai detto che scrivi tutti i giorni, due ore filate. L’obiettivo “concreto”?

Ho l’obiettivo di 1000 parole al giorno, tutti i giorni.

16.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Non conto i libri che leggo, comunque siamo a qualche decina l’anno. Credo che occorra leggere molto, non solo per scrivere meglio ma anche per raccogliere idee, per nutrire il proprio bagaglio interiore. Personalmente leggo fiction ma anche non fiction, e devo dire che è in quest’ambito che, ultimamente, ho trovato gli spunti più interessanti. Tuttavia, il mio personale mantra è: se vuoi scrivere, scrivi. Non esiste uno scrittore decente che non abbia riempito chilometri di pagine e abbia imparato, a sue spese, che la scrittura richiede disciplina e lavoro.

17.  Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Una volta a questa domanda avrei risposto che prediligo l’horror e il noir, ma adesso non è proprio così. Cerco di leggere buoni libri e so che ce ne sono in ogni ambito, genere, terra ed epoca. Quanto ai libri che scrivo, per adesso ho pubblicato un romanzo di formazione, un thriller e a breve vedrà la luce un romanzo di avventura. Sono anche usciti un po’ di racconti in antologie collettive, sempre in genere noir.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Umberto Eco, Stefano Benni. John Fante, Raymond Chandler.

19.  Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? 

In teoria sarebbero la cosa migliore per un aspirante scrittore. Nelle culture anglosassoni la scrittura creativa è materia di insegnamento universitario e la narratologia è una tecnica che dovrebbe essere appresa per diventare scrittori più consapevoli. Il punto è che i corsi di scrittura sono diventati un business. Un mucchio di insegnanti improvvisati, magari con mezzo libercolo pubblicato alle spalle, hanno fiutato l’affare e vi si sono gettati a capofitto.  Il problema quindi non è il mezzo, ma chi se ne appropria e con quali fini.

12336202_10206447063430428_823912808_n20.  Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?

Indubbiamente il primo, L’arte di Khem. È un libro datato e sicuramente acerbo, ma è stato il mio appassionato commiato all’infanzia, e non dimenticherò mai la gioia di averlo scritto e di vederlo pubblicato.

21.  Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere?

Qualche volta sì, ho partecipato, specie con i racconti che ho scritto. Più che utili li trovo divertenti, nel senso che, se hai la fortuna di vincerli, sali in macchina e vai a ritirare il premio in un paese che non avresti mai visitato, incontri persone che ti guardano con aria trasognata e ceni a spese della pro loco o dell’associazione culturale di turno. Lo trovo interessante, per il lato egomaniaco di ogni scrittore.

Al di là di questo, credo che servano a poco, perché anche lì si è creata una nicchia di affaristi in cerca di guadagno facile. Personalmente consiglierei quelli con una solida reputazione, per esempio il premio Calvino o il premio Tedeschi. Altrimenti è tempo perso, soprattutto quando come premio viene sbandierata ‘la pubblicazione gratutita del libro vincitore’.

22.  A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?

A febbraio uscirà un nuovo romanzo per Newton Compton, una storia di azione e avventura ambientata nel Mato Grosso, fra archeologhi scomparsi, antichi manoscritti e rovine dimenticate.

23.  Un consiglio a un aspirante scrittore?

Non tradire la propria passione. Se si ha davvero il desiderio di scrivere, farlo con onestà e logica professionale, come se si trattasse di costruire un castello. Ci sono regole complesse da conoscere e tanto lavoro da sobbarcarsi, ma alla fine il risultato può essere magnifico e durare per sempre. E inoltre, cercare persone fidate a cui far leggere i propri testi e farsi spiattellare sinceramente cosa non va. È impressionante quanto può migliorare la scrittura grazie al confronto.

24.  E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?

Non aver paura di cominciare tutto daccapo: se l’esperienza con la prima casa editrice non è stata buona,  mandali a spendere e cerca di meglio.

Grazie per averci concesso questa intervista.

OoO

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2 Commenti

  1. Federica D'Ascani
    17 marzo 2016 at 16:42 — Rispondi

    Gran bella intervista e gran bel personaggio. Grazie, ragazze!

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