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Arianna Giorgi: tradurre è il mio mestiere

La traduzione dei romanzi che leggete o che scrivete: un argomento dibattuto molto spesso nel Gruppo Facebook. Amneris Di Cesare ha intervistato per voi Arianna Giorgi, traduttrice di professione.

1.     Come sei diventata traduttrice, quando hai deciso di intraprendere questa professione? È stato quattro anni fa, per caso. Mi hanno chiesto di tradurre il volantino di un ristorante all’estero.

2.     Lavori per un editore in particolare? Non lavoro per nessun editore in particolare. Finora, devo ammettere, non mi sono nemmeno proposta ma mi hai dato una buona idea!

3.     Che qualità son richieste per questo lavoro? Bisogna conoscere bene la lingua che si traduce, ma bisogna anche saper scrivere, avere un vocabolario ampio e buona capacità di stesura nella propria lingua madre. Questo vale soprattutto se si traducono romanzi o libri di ogni genere, ma anche testi pubblicitari e in generale ogni tipo di scritto che tocchi le corde emotive di chi legge. Non basta tradurre correttamente un testo, bisogna anche dargli un’anima perché è quella che i lettori coglieranno.

4.     È necessario avere una laurea o una qualifica specifica per fare il traduttore? Forse in certi campi, sì. Ma nel mio caso non è necessaria (pur avendo io una laurea e un master in Comunicazione) perché io non traduco mai testi molto tecnici e non lavoro nel campo legale.

5.     Che tipo di libri traduci? Sei specializzata in un genere particolare? Per quanto riguarda i libri, io traduco romanzi storici e contemporanei anche di autrici bestseller anglosassoni, novelle, racconti.

6.     Esiste un metodo di traduzione o ciascun traduttore ha un suo modus operandi personale? Il tuo qual è, nel caso? Credo che, come in tutti i lavori, non esista un metodo specifico. Esiste solo il metodo che funziona e quello che non funziona. Io personalmente ho sviluppato un metodo per cui mi dedico a un capitolo alla volta: traduzione, editing e correzione di bozze (se richiesto), in modo da non doverci tornare più sopra. Ho visto che con me funziona e mi fa risparmiare tempo.

7.     Il tuo primo autore tradotto? Caroline Mickelson con “Premio d’amore al Polo Nord”, un racconto natalizio breve ma molto dolce.

8.     L’autore più difficile? Suzan Tisdale, perché i suoi libri contengono inglese medievale e scozzese. A proposito, so che sta per uscire il primo libro della serie che sto traducendo sul Clan MacDougall. Il libro si chiama “La figlia di Laiden”.

9.     L’opera che più hai amato tradurre? “Signora di Asolo” di Siobahn Daiko. È ambientato tra Venezia e la corte di Caterina Cornaro. È un romanzo bellissimo, pieno di storia, di storia dell’arte e di amore.

10.  Per tradurre opere letterarie, conta avere doti da scrittore? Come dicevo prima, secondo me e almeno in certa misura, sì.

11.  Quali sono i limiti di fedeltà al testo e quali i “tradimenti” che si possono compiere in rapporto al testo che si sta traducendo? Come ti rapporti nei confronti di espressioni tipiche e gergali che non hanno corrispondenza in italiano? Cerco di tradurle nel nostro linguaggio comune senza snaturarle del loro significato. L’essenziale è riuscire a rendere l’impatto emotivo di un’espressione, perché la traduzione letterale spesso è ridicola e risulterebbe magari incomprensibile.

12.  Qual è stato il problema più grande che hai dovuto affrontare durante una traduzione? La stanchezza. Quando sei talmente stanca che ti accorgi che quel che hai tradotto non è come lo vorresti e allora devi lavorarci ancora e ancora.

13.  Quali sono gli elementi che fanno la qualità di una traduzione? La correttezza grammaticale è indispensabile, la scorrevolezza del testo, la proprietà di linguaggio, la capacità di trasmettere emozioni, di lasciare una sensazione positiva in chi legge, nell’essere perfettamente comprensibile e priva di ombre interpretative.

14.  Per un traduttore “professionista” è più importante conoscere la lingua di origine o quella di arrivo? Quella di arrivo perché è con quella che si sarà convincenti. Certo, è necessario conoscere molto bene la lingua di origine, soprattutto se si traduce un testo tecnico. Ma non potrò tradurre un testo di astrofisica se non sono almeno competente in materia perché non avrei il vocabolario italiano necessario per scegliere le parole e a tradurre efficacemente il testo.

15.  Quando ti trovi di fronte a un’opera di scarsa qualità, come ti comporti? Mi considero una professionista, ormai. Perciò cerco di migliorarla pur nel rispetto dell’autore e della sua voce narrativa (se si tratta di un libro).

16. Ti è mai capitato di rifiutare un lavoro? Sì, ma soprattutto perché magari era troppo tecnico o perché ero troppo carica di lavoro.

17.  Perché secondo te i traduttori in Italia sono così poco considerati? Non solo in Italia. Spesso si tende a pensare che tradurre sia cosa facile: si prende una frase e si trascrive nella propria lingua. Ma non è così. Una traduzione ben fatta richiede un lavoro immane a livello interpretativo ed espressivo. È un lavoro lungo e stancante, che va rivisto più e più volte.

18.  Si vive di traduzioni in Italia? Io non ci sono ancora riuscita.

19.  Esiste/si instaura un rapporto con l’autore? Contatti mai l’autore per chiedere chiarimenti sul testo? Sempre. L’autore diventa spesso un amico o comunque qualcuno con cui hai molti contatti e che poi, in qualche modo, entra nella tua vita.

20.  Il libro che stai traducendo adesso? Sto traducendo tre libri contemporaneamente. Due sono dell’autrice bestseller di USA TODAY, Suzan Tisdale, e sono “Findley’ss Lass” e “Wee William’s Woman” (parliamo di Highlander), e l’altro è dell’autrice bestseller del New York Times, Glynnis Campbell, “The Shipwreck”, il prequel di una splendida serie su un gruppo di donne guerriere che non vedo l’ora di tradurre.

21.  Esistono percorsi specifici che un aspirante traduttore deve seguire per arrivare a tradurre opere letterarie o saggistica? Che consiglio daresti a un aspirante traduttore? Credo che dovrebbe essere un appassionato lettore, possibilmente in lingua originale.

22.  Con l’avvento del self-publishing   si sta sempre più affermando anche la traduzione “fai-da-te” o amatoriale. Cosa ne pensate di piattaforme di traduzione come Babelcube e del fenomeno delle traduzioni “clandestine”? Io lavoro con Babelcube e mi trovo bene. Ormai le autrici mi cercano, vogliono che sia io a tradurle, e mi chiedono anche traduzioni extra Babelcube. Questo è per me motivo di grande soddisfazione perché tradurre è un lavoro che mi appassiona davvero. Non c’è nulla di clandestino né di amatoriale in quello che faccio per Babelcube. Certo non posso parlare per tutti, ma io ho sempre cercato di essere il più professionale possibile e credo di esserci riuscita.

23.  Con l’avvento dell’e-book e del self-publishing sempre più lettori cercano libri stranieri tradotti in italiano e molte piccole case editrici si affidano a traduttori per mettere sul mercato velocemente i romanzi tradotti. Ma una traduzione di opera letteraria costa parecchio, a volte cifre che una piccola CE non si può permettere. Come vi sentite al vedere che sempre più traduttori occasionali e/o amatoriali vengono assoldati dalle piccole CE per traduzioni veloci? E come, secondo voi, si evolverà questo fenomeno? Mi dispiace per i lettori, ma anche per gli autori che quasi sempre sono ignari. Una traduzione fatta male danneggia in primo luogo la casa editrice e poi l’autore. Ci sono autori che mi contattano perché traduca di nuovo il loro romanzo, visto che chi lo ha tradotto la prima volta lo ha fatto male e i lettori si sono lamentati, spesso ferocemente. Oggi si tende a risparmiare su tutto, spesso con una visione miope di quel che accadrà. Una casa editrice che si fa il nome di azienda che pubblica brutte traduzioni perderà i clienti perché in un libro si cercano emozioni, e una brutta traduzione può “rompere” la magia che si crea tra il lettore e il libro, per non ricrearsi più. Credo che una casa editrice danneggiata da scelte sbagliate sarà costretta a cambiare rotta, prima o poi, ma se ha perso la fiducia dei lettori poi sarà dura riconquistarla.

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Per contattare Arianna Giorgi:
[email protected]
Gruppo facebook: TOP ROMANCE for ITALY:
https://www.facebook.com/groups/503498326477239/?fref=ts&__mref=message

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