Interviste

Adele Vieri Castellano: writing, somewhere between torture and fun

Non è facile farsi ascoltare da Adele Vieri Castellano, quando la nostra è impegnata nella stesura di un nuovo romanzo. L’ho quindi contattata con la delicatezza che mi contraddistingue (ok, non ho usato la mazza ferrata), strappandola dolcemente dal computer sul quale stava tracciando la storia di Messalla (il Mocio è là, se volete asciugare la bava).

Di solito, comincio l’intervista con alcune domande sciocchine, divertenti. Giusto per rompere il ghiaccio. Con Adele, invece, andiamo subito al sodo.

Che cosa ci riserva il futuro come lettrici affezionate di Adele Vieri Castellano?

In questo periodo sto lavorando al nuovo libro della serie Roma Caput Mundi. Dopo Roma 46 d.C. Vendetta, in cui si chiude una vicenda rimasta in sospeso nel secondo libro Roma 42 d.C. Cuore Nemico, uscirà Roma 50 d.C. Il Leone di Roma (ma non chiedetemi la data di uscita, sono ancora in fase di scrittura e dipenderà dai tempi editoriali). In questo libro leggeremo della storia d’amore di un personaggio incontrato in Cuore Nemico, Massimo Valerio Messalla. Sono passati otto anni e il giovane scapestrato, con una tragica storia d’amore alle spalle, è cambiato molto. Ora è un uomo maturo, sa quello che vuole e ha imparato a controllare il proprio carattere. Ma… ma… c’è sempre un “ma” nelle mie storie e, naturalmente, al suo fianco, ormai amico fraterno, ritroveremo anche il principe barbaro Raganhar di Gerlach.

In questi giorni è uscita la versione cartacea di un libro uscito a Natale in SP come eBook:  La Tormenta (novella). Sempre con Create Space (in print on demand su Amazon) uscirà la versione cartacea di La legge del lupo e altre storie (raccolta di racconti), precisamente il 30 maggio 2016.

Finito il libro di Messalla, per tutte coloro che hanno amato i personaggi di Implacabile (la mia serie Romantic Suspense Legio Patria Nostra, uscita con EmmaBooks) mi dedicherò alla storia di Riccardo Gardini e Ivan Conti, in due libri diversi che usciranno in successione (spero).

Cosa vi riservo come sorprese per il futuro? Una storia contemporanea di un medico milanese e l’avventurosa, tormentata e tanto amata da me storia di Albert Jerome Villac, conte di Chauvigny anche conosciuto con il suo nome da corsaro: Morgan Chauven in Forse Domani, libro che ho nel cassetto da tanti, tantissimi anni. Per ora non vi dico altro, anzi vi ho già detto troppo ma la nostra Babette è peggio dell’Inquisizione, mannaggia e… state pronte, Messalla sta arrivando!

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Riprendo l’intervista con le solite domande poco (molto poco) serie.

Colore preferito: azzurro (il pomeriggio è troppo azzurro per meeee… lo Staff canta a gola spiegata. La voce di Dario Villasanta, pur mescolata a quella degli altri, si eleva in uno scampanio stonato che nulla ha di umano).

Cibo preferito: lasagne al forno.

In cucina, come te la cavi? Benissimo, se ho tempo (Noi, sabato sera, siamo liberi).

Status sentimentale: occupata e felice (“occupata” si dice di una latrina, non di una donna accoppiata. Cfr. La Crusca Bis).

Attrice preferita: Meryl Streep (ti piace vincere facile, eh?).

Attore preferito: Matthew McConaughey dopo la svolta del 2010 (giù le mani!).

L’uomo che vorresti essere: Scipione l’Africano (a Roma, diciamo “Non t’allargare”).

Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché: uomo, perché tanto donna sono già stata.

Serie Tv preferita: tante. Chicago PD e i suoi confratelli (Chicago Fire & Chicago Med), True Detective e Bosch e… e….

Genere di lettura preferito: tutti i generi, basta che sia scritto bene (lo Staff fa la ola).

Scrittore preferito: uno, nessuno, centomila (pavida!).

Musa ispiratrice: Clio, quella della Storia (vabbè, figurarsi se la Castellano non la metteva giù dura con la cultura!).

Genere musicale preferito: a seconda dell’umore.

Cantante preferito: Renato Zero (uhm… qualcuno storce il naso).

Band musicale preferita: Pink Floyd (ahhhh… adesso sì che si ragiona).

Social network: sì o no? Sempre e per sempre sì (eccoci in un Blog, infatti).

OoO

Scrivere è una dannazione, o una beatitudine?

Da qualche parte ho letto che la scrittura è piacere e tortura. Verissimo, a volte scrivere nasce dal cuore, altre dall’anima, a volte vede la luce dal connubio di entrambi e spesso è sofferenza e catarsi. Ma indubbiamente resta una necessità e fa così parte della mia vita che ormai è una droga. La mia dose di scrittura giornaliera non me la toglie nessuno.

Domanda tecnologica: come scrivi?

Su carta le idee, su PC portatile tutto ma proprio tutto il resto. Il poveraccio (da quattro anni, un Sony Vaio) è operativo quasi 24 h su 24, con lui divido anche il turno “notturno”, il mio momento preferito per la scrittura. Quando il mondo è oscuro, quando sei come in un bozzolo e fuori è buio, non ci sono rumori se non sirene lontane… In quel momento potrei essere ovunque, in una metropoli o in campagna, su una barca in mezzo al Pacifico. Non sento, non vedo nulla al di là della pagina… siamo io e il mio Sony, con tutti i personaggi dei miei libri.

Scrivere per molti è un hobby, o comunque un’attività part-time, mentre per te è IL lavoro.

Scrivere è il mio lavoro e non sai quanto sia felice di dirlo. Dopo tanti anni passati a fare cose che mi piacevano al settanta per cento, ora posso finalmente dire che faccio qualcosa che mi piace in toto. Mi occupo anche di traduzioni e di editing, o meglio, di coach writing. Il coach writer, figura  poco conosciuta in Italia, ha come obiettivo quello di aiutare un autore a risolvere i problemi e a  costruire insieme un libro, come correggerne i difetti o sviluppare meglio la trama. Detto in poche parole, le fondamenta di una costruzione…

Come organizzi la tua giornata?

Ho dovuto strutturarla come se andassi in ufficio: la mattina un giro sui social, poi le traduzioni, poi pranzo e pomeriggio editing con “le mie ragazze” e mai termine fu più azzeccato (spero non ve ne abbiate a male ragazze, eh?) e poi scrittura o PR se non ho altro in programma… tipo rispondere alle interviste di Babette J o scrivere articoli e recensioni per il mio blog o per il blog La Mia Biblioteca Romantica. Dopo cena, un telefilm delle mie serie preferite e poi di nuovo scrittura.

Adesso, due domande che rivolgo solo (povere noi!) alle donne. Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? La scrittura ti crea mai problemi nella vita quotidiana?

Alla prima domanda ti rispondo così: abbastanza bene, scrivo tutto il giorno e non ho più una vita privata. Alla seconda… Quando non riesco a scrivere, sono nervosa e scontenta. Quindi, come dicevo, per me la scrittura è droga e medicina…

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?

Devo dirti in confidenza che, in alcuni personaggi dei miei libri, vi sono parti di me molto intime, il mio sentire, a volte le emozioni, a volte i pensieri o i miei sogni o ciò che vorrei dire o fare. Ma è talmente difficile capire che pochi riescono davvero a cogliere qualcosa di me in Marco Quinto Rufo (protagonista della serie Roma Caput Mundi, edita da Leggereditore) o nel conte Jacopo Barbieri (Il Gioco dell’Inganno, sempre con Leggereditore). Per il momento, sono i due eroi che mi rispecchiano di più. Sono uomini, lo so. Ma io mi identifico nei ruoli maschili dei miei romanzi. Ho detto “per il momento” perché, in un libro storico che non ha ancora visto la luce e che ho scritto parecchio tempo fa, il protagonista è il mio vero alter ego maschile. Chissà se un giorno un editore…

Dopo la pubblicazione, rileggi mai i tuoi libri? E continui ad amarli nel tempo?

Non mi è mai capitato di rileggerli, per me sono capitoli chiusi e quelle storie ormai finite le conosco talmente a fondo che non sento mai la necessità di andarle a rileggere, se non per accertarmi, ad esempio in una serie, di non scrivere sciocchezze nel nuovo libro, tipo cambiare il colore degli occhi o dei capelli a un personaggio. Le mie lettrici, lo so, sono attentissime.

Li amo. Sempre. Sono una supponente? No, ma lavoro così tanto sul testo e sulla trama che poi non posso disconoscerli e non mi è mai capitato di farlo. Certo, posso migliorarlo, sono migliorata perché in questi anni ho imparato molto e non smetterò mai di farlo ma, quello che scrivo, deve piacere soprattutto a me e io, credimi, sono una lettrice molto esigente.

La tua scrittura è cambiata negli anni?

Certo che è cambiata e meno male! La scrittura è evoluzione, è apprendere sul campo, è non smettere di curiosare, recepire, memorizzare, leggere, leggere e leggere. Tutto, tutti i generi. Seguire corsi di scrittura creativa perché non si può mai dire “sono arrivato, sono uno scrittore”. Ogni giorno posso scoprire che una frase, un paragrafo avrei potuto scriverli meglio. La scrittura è allenamento e più ci si allena, più si diventa “atleti della pagina”. Consiglio: fate tanta ginnastica e andate sempre in palestra, mi raccomando!

Nello scrivere un romanzo, che metodo usi? Se insisti, cito Cotroneo e Bregola.

Uso il metodo Castellano, è quello che mi riesce meglio. A parte le battute, io seguo il mio metodo che non è un metodo. Ho una storia in testa, ho dei personaggi che conosco superficialmente, ho la Storia con la S maiuscola; con questi ingredienti si fa tutto o quasi, ma la scrittura è un qualcosa di troppo intimo e personale, non puoi seguire un metodo altrui. Ma se dovessi scegliere, navigo a vista. A volte diretta come un treno, a volte con più sofferenza, ma le mie storie nascono pagina dopo pagina, mi lascio condurre dai personaggi. Scrivo come sono nella vita: mi piace il disordine cosmico, uscire dal seminato, cambiare strada, mi annoia la routine. “Il pensiero ripetitivo è una campana a morto per il cervello, per mantenere viva la mente occorre una stimolazione differenziata”, come dice il dottor Reid nel telefilm Criminal Minds.

Scrittura = costanza. O no?

Sono incostante, indisciplinata, ma anche questo per me dipende da ciò che sto scrivendo. Ci sono libri facili e libri difficili e la scrittura non è come cucinare, non si può pretendere di ardere del “fuoco sacro” sempre e tutti i giorni. La scrittura è ispirazione e sogno, quindi non segue un andamento lineare. È come la musica, un mix di note che danno melodia, mai uguale, mai costante.

Che tipo di lettrice sei? E qual è il genere prediletto?

Leggo ossessivamente, leggo tutto, anche gli ingredienti del dentifricio quando mi lavo i denti, è un riflesso incondizionato. La lettura mi ha salvato, mi ha dato molto in tutti questi anni e non smetterà di regalarmi emozioni e di rivelarmi segreti. Non è meraviglioso? Leggo tantissimo, per lavoro e per piacere e sono due cose differenti. I libri non li conto più, tra l’altro non mi piace la precisione della matematica.

Mi piacciono molto i thriller e i gialli, ho letto fantascienza quando ero molto giovane e ancora oggi mi capita di rileggerla qualche volta, ma purtroppo non ci sono più i grandi scrittori americani del secolo scorso. Ma leggo di tutto, mi piace mescolare, alternare, mi piace essere stupita da un libro. Sai che ti dico? Che, tutto sommato un libro mi piace se è scritto bene e quindi prediligo la buona scrittura.

Autori e autrici che ami.

Italia – Resto del Mondo 0-5. Non scherzo, faccio fatica a trovare scrittori italiani (maschi e femmine, non sono razzista) che mi piacciano. Attenzione, non sto parlando del genere Romance, quello è un discorso a parte. L’editoria italiana ha per me un grave difetto: ama la tragedia, il nero, le storie tristi e drammatiche e quando non è così, ci racconta di mafia o camorra, in tutte le salse. Recentemente ho provato a leggere autori di gialli italiani e non ne sono rimasta entusiasta. Di solito quando compro italiano me ne pento, ma attenzione, il mondo delle autrici romance è ben diverso e meriterebbe un discorso a parte. Gli stranieri? La lista è troppo lunga…

Quale dei tuoi romanzi senti più tuo?

Tutti i  libri che scrivo sono “miei”, in tutti vi sono emozioni, pensieri e sogni. Non posso dire di amarne uno più degli altri, anche se Roma 40 d.C. Destino d’Amore (il primo volume della serie Roma Caput Mundi, pubblicata da Leggereditore) è particolare: volevo da sempre leggere un romance che fosse ambientato nell’antica Roma ma non ne trovavo di soddisfacenti. Come tanti altri autori mi sono scritta il libro che volevo leggere. La storia di Marco Quinto Rufo è la storia di tanti uomini d’arme del passato, uomini rudi e coraggiosi, abituati alla guerra in un mondo dove la violenza era pane quotidiano. È stato molto bello inventare questo personaggio e renderlo “vivo” e un’emozione ancora più grande è stata per me capire che Rufo piaceva alle lettrici. Che anche loro, leggendo di lui, si sono un po’ innamorate come è capitato a me.

Hai mai partecipato a concorsi letterari?

È grazie a un concorso letterario che sono stata pubblicata da Sergio Fanucci: partecipai a una fan fiction indetta dalla Leggereditore, si doveva scrivere un breve racconto su un personaggio del libro L’Anello di Ferro di Ornella Albanese. Vinsi il concorso e conobbi l’editore che mi domandò se avessi nel cassetto qualche manoscritto. Lo avevo, era Destino d’Amore. Lo lesse e, dopo nemmeno quindici giorni, mi scrisse il Direttore Editoriale della CE annunciandomi che mi avrebbero pubblicata. Fanucci era entusiasta di Rufo, forse perché era un uomo ed era romano? Non saprei, ma ero felicissima. Tra l’altro fu lui a chiedermi di creare una serie, perché Roma 40 d.C. Destino d’Amore era nato come un libro unico.

OoO

Adele V Castellano (2)Quando scrivo sono Adele Vieri Castellano, il nome della mia bisnonna, ligure doc e cugina di un ufficiale che combatté a fianco di Garibaldi, in Sud America e per l’Unità d’Italia.

Lo spirito combattivo e la testardaggine probabilmente li ho ereditati da loro. Sono nata a metà degli anni Sessanta, ho vissuto per cinque anni in Francia, ho girato mezzo mondo ma gli unici punti saldi della mia vita sono sempre stati lettura e scrittura.

A nove anni, il mio primo racconto di fantascienza, a dodici in edicola compravo Topolino e Urania, la storica pubblicazione di letteratura fantascientifica di Mondadori. Appassionata di storia antica, di due periodi storici in particolare, l’antica Roma e l’Egitto, oggi vivo a Milano, lavoro e traduco per case editrici italiane. Collaboro con il blog “La mia Biblioteca Romantica”. Scrivere racconti e romanzi d’amore è da sempre la mia più grande passione.
Roma 40 d.C. Destino d’Amore (Leggereditore) è il primo romanzo di una serie ambientata nell’antica Roma. Gli antichi romani possono essere affascinanti tanto e forse di più degli highlanders o di qualsiasi libertino inglese, credetemi. Il film in cui Ridley Scott raccontava la storia di un coraggioso ufficiale romano, divenuto gladiatore, non ha fatto forse battere tutti i nostri cuori? Chissà se anche il protagonista del mio libro, Marco Quinto Rufo, toccherà i cuori di tutte voi, inguaribili fanciulle romantiche?

Il Blog: Il Fascino della Storia, il Rosso della Passione.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

3 Commenti

  1. Daniela
    22 maggio 2016 at 13:02 — Rispondi

    Bella intervista e soprattutto bellissime le notizie sui prossimi libri; spero arrivino al più presto e saranno tutti miei!

  2. 5 giugno 2016 at 2:28 — Rispondi

    La ammiro moltissimo e la serie “romana” la conosco bene. M’intriga che un’autrice donna si sia calata in quel periodo rendendo così bene i personaggi, ci vuole coraggio e talento.
    Grazie

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