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Addio a Ettore Scola, di Alessandro Ceccarelli

“C’eravamo tanto amati”, “Una giornata particolare” e “La famiglia”, ci hanno spiegato il significato di essere italiani.

“Nel piccolo italiano medio c’è una zona nobile, un soprassalto di dignità che non arriva all’eroismo ma che lo spinge ad agire, anche solo con una dimostrazione di affetto e di appoggio all’amico”  (Ettore Scola)

Scola e il nostro essere italiani

È stato uno dei maestri della commedia all’italiana, ha scritto le sceneggiature di film epocali come “Un americano a Roma”, “Il conte Max”, “Il mattatore”, “Il sorpasso”, “La marcia su Roma” e “I mostri”. I suoi capolavori come “C’eravamo tanto amati”, “Una giornata particolare” e “La famiglia” hanno raccontato con realismo e amarezza le tragedie collettive e individuali del nostro Paese. Stiamo parlando di Ettore Scola che la scorsa notte ci ha lasciato all’età di 84 anni. I suoi film hanno segnato in maniera indelebile emozioni, rimpianti e disillusioni dell’Italia uscita devastata dagli orrori della Seconda guerra mondiale. Ettore Scola, come pochi suoi colleghi, grazie alle sue pellicole ci ha fatto capire e riflettere sulla natura profonda del nostro essere italiani. Nel cult-movie “C’eravamo tanto amati” grazie alle caratterizzazioni di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores e Stefania Sandrelli, tutti noi spettatori ci siamo identificati in questa sorta di amara “resa dei conti” attraverso trent’anni di storia italiana. Scola descrive senza pudori la tipica vigliaccheria italiana, lo squallido cinismo e la fragilità interiore del nostro Paese e anche qualche (raro) sussulto di dignità che è tipico dei popoli latini. Contraddizioni, lacerazioni, rimpianti e speranze disilluse sono la cifra stilistica dell’opera di questo raffinato maestro che ora raggiunge gli altri grandi protagonisti del cinema italiano: Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Francesco Rosi.

Genesi e analisi di tre capolavori

Ettore Scola, nato a Trevico (Avellino) il 10 maggio del 1931 si forma giovanissimo a Roma come vignettista nella rivista umoristica “Marc’Aurelio”. Tra la fine degli anni ’40 e l’inizio del decennio successivo collabora prima alla radio e poi nella neonata Rai. Negli anni seguenti si mette in luce come uno dei più brillanti giovani sceneggiatori della nascente commedia all’italiana. Debutta dietro la macchina da presa nel 1964. Il suo primo film significativo è “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) con Alberto Sordi e Nino Manfredi. Negli anni ’70 firma i suoi capolavori che resteranno per sempre nella storia del cinema italiano ed europeo. “C’eravamo tanto amati” (1974), “Una giornata particolare” (1977) e “Brutti sporchi e cattivi (1976) fanno di Ettore Scola un punto di riferimento per l’impegno civile, politico e soprattutto per la memoria collettiva italiana. Nel decennio successivo dirige il monumentale “La Famiglia” (1987) che riprende il discorso storico-politico di “C’eravamo tanto amati” e “Che ora è?” (1989), una sorta di film minimalista sui sentimenti e sul sofferto rapporto tra un padre (Marcello Mastroianni) e il figlio (Massimo Troisi).

“C’eravamo tanto amati” (1974)

“Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi…”

Questo straordinario e sofferto affresco inizia dalla guerra partigiana. Tre amici (Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores), combattono insieme contro i nazifascisti per contribuire alla liberazione dell’Italia. Il film poi si snoda attraverso tre decenni di storia del nostro Paese. Le vite e le vicende personali dei tre amici si snodano con la storia collettiva di un’Italia che attraverso lacerazioni e contraddizioni usciva dalla disperazione della guerra, conosceva l’effimera felicità del boom economico sino alla crisi degli anni ’70. Insieme a “Una vita difficile” di Dino Risi, “C’eravamo tanto amati” è il film più riuscito e sincero nello sforzo di fare i conti sul significato di essere italiani. Un film indimenticabile, struggente, epocale.

“Una giornata particolare” (1977)

“L’ordine è la virtù dei mediocri….”

Raramente il cinema italiano ha raccontato con realismo e sensibilità la solitudine e l’arrogante disumanità del regime fascista. Ettore Scola ha descritto l’incontro di due solitudini durante i duri anni del ventennio Mussoliniano.

Grazie alla presenza di due attori straordinariamente umani ed espressivi come Marcello Mastroianni e Sophia Loren,  l’interno austero di un tipico condominio razionalista del quartiere Nomentano, il regista ha superato se stesso dipigendo un film profondo, delicato e disperatamente vero dal punto di vista dei sentimenti. Il film narra una storia d’amore travolgente, ricca di passioni e incomprensioni tra un malinconico speaker radiofonico e una casalinga frustrata e sola. “Una giornata particolare”, affresco crepuscolare del cinema italiano rimarrà per sempre un episodio irripetibile della geniale creatività di Ettore Scola, del coraggio del produttore Carlo Ponti, della maestria di Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo per il realismo dei dialoghi e dell’immenso talento di Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

“La famiglia”(1987)

“Il momento più bello delle feste è quando si resta soli a sparlare”

Film monumentale che racchiude l’epopea di una famiglia borghese romana dai primi del Novecento sino al 1986 quando il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) compie ottant’anni. Ettore Scola dirige con profonda maestria un cast di attori straordinari come Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Carlo e Massimo Dapporto, Renzo Palmer, Philippe Noiret, Sergio Castellitto, Ricky Tognazzi e Monica Scattini. Ancora una volta Scola approfondisce quasi un secolo di storia italiana tutta raccontata attraverso le pareti di un elegante appartamento del Rione Prati di Roma. La grande casa è il ‘teatro vivente’ del nostro Paese: guerre, morti, resurrezioni, delusioni, sogni infranti, invidie, rimorsi e speranze attraverso lo straordinario occhio del maestro Ettore Scola.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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