Pensieri sparsi

A noi ci ha rovinato l’appello! – Carlo Animato

Ho conosciuto lo scrittore Carlo Animato, nelle vesti divertite/divertenti di correttore di bozze, lo scorso 17 ottobre, in occasione del Workshop di EWWA. E ho apprezzato la sua straordinaria capacità di rendere frizzanti e piacevoli argomenti da tagliarsi le vene. Oggi ci parla del vezzo malsano di scrivere “cognome + nome”.

Negli anni ’70 Patrick Modiano, Nobel per la Letteratura 2014, collaborò alla sceneggiatura del film “Cognome e nome: Lacombe Lucien” (questo il titolo italiano). Un bellissimo film di Louis Malle sulla dialettica fra necessità e caso, poi candidato al premio Oscar come migliore film straniero nel 1974. E a questo film ripensavo l’altro giorno, quando nella bozza di un’esordiente capitatami fra le mani, notavo che la volenterosa scrivente, quando appella i suoi protagonisti, fa sempre loro precedere al nome il cognome.

Certo, esistono altri casi. Ne cito uno per tutti: Malacqua, il bellissimo romanzo di Nicola Pugliese pubblicato da Einaudi, amatodiato da Calvino in persona, ristampato meritoriamente da Tullio Pironti, al quale sono molto legato per ragioni geografiche e sentimentali (da adolescente conobbi l’autore in una delle mie prime interviste letterarie). In questo fenomenale romanzo, lo scrittore ha appunto il vezzo di chiamare i suoi personaggi per cognome e nome, “quasi a voler far diventare le singolari vicende di cui son protagonisti nudi referti da un mattinale di questura” (F. Durante).

Una scelta stilistica precisa, dunque, e non la stramberia autoriale senza costrutto che mi ritrovo fra le mani, ma che comunque mi fa riflettere su quanto sia diffusa l’abitudine di anteporre il cognome al nome.

È una pratica malsana che suscita in me un attacco di bozzite acuta (malattia professionale del correttore) e crea pruriti atroci; o, nel peggiore dei casi, vomito e diarrea. Ma cosa dicono i dizionari? Che siffatta orribile inversione dell’ordine storico e tradizionale è giustificata soltanto negli appelli, o elencazioni alfabetiche (sportive, giuridiche, militari, scolastiche, come schedari anagrafici, elenchi telefonici, etc); e al di fuori di questi burocratici casi, rappresenta “un indizio di scarsa educazione culturale”.

Però per me è sempre stimolante frequentare alcuni dei tanti deliziosi forum che in Rete discettano di linguaggio e grammatica. Lì ho scovato questa attenta opinione:

«Sarebbe interessante fare uno studio per vedere la correlazione tra livello culturale e ceto sociale e questa preferenza. Da quanto osservo, in Italia ai livelli “inferiori” (di cultura o posizione sociale) si trova un uso più diffuso del “cognome+nome” rispetto alla media nazionale».

È un’annotazione interessante, poiché:

«l’ordine “spontaneo” in italiano è nome+cognome. Se vero, allora forse si tratta d’una sorta d’ipercorrezione, nel senso di voler presentarsi “colti”. Ma questa è solo una mia idea…».

A cui qualcuno ribatte che:

«Più che volersi presentare “colti”, è forse un po’ il risultato di una visione più limitata, cioè abitudini da scuola elementare e/o militari (non dimentichiamo che in Italia fino a pochi anni fa c’era l’obbligo di leva per tutti gli uomini). Inoltre dal momento che cognome+nome suggerisce un certo “inquadramento nei ranghi” (per il richiamo all’ordine militare e agli appelli scolastici e no), è semmai tipico dello status sociale “elevato” il poterne fare a meno».

E per concludere questa carrellata di note:

«Secondo me la forma cognome+nome serve per darsi (apparente) “solennità”, dato che tutto ciò che è diverso dal linguaggio quotidiano (l’ordine naturale nome+cognome) viene percepito come qualcosa di più formale, di più sofisticato. Forse per questo motivo, oltre a essere usato in ambito scolastico e militare, mi sembra che sia usato anche (ma non sempre) in contesti burocratici, oltre che nelle lettere formali e commerciali, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, negli atti notarili ecc.».

Se non ricordo male, qualcuno mi disse che se il cognome rappresenta il clan di cui sei parte, è il nome quello che ti identifica come singolo. Dunque, presentarsi col cognome prima del nome è come riconoscersi poca cosa in quanto persona, avendo bisogno di essere anticipato, sorretto, introdotto dall’appartenenza alla famiglia. Come se io, dicendovi: “Salve, sono Animato Carlo”, volessi in qualche modo mettere le mani avanti, sminuirmi come persona rispetto al ceppo di cui faccio parte e intendere (in modo inconscio, subconscio o conscioqualsiasi…) che non vengo a voi come persona autonoma, dotata di individualità propria, bensì sono dapprima un Animato (uno del clan Animato) e poi, in ultima analisi, sono Carlo. Come vi suona?

Se siete di stirpe nobile, forse questa cosa potrebbe risultarvi famigliare; oppure è un’ipotesi tanto suggestiva quanto campata per aria, e allora se vi ho strappato un sorriso, sarò lieto ugualmente.

Per gli amanti dell’erudizione spicciola segnalerò che, a quanto pare, unica eccezione in Europa alla regola ordinatoria del “prima il nome, poi il cognome” è l’ungherese, idioma che obbligatoriamente fa il contrario; mentre in Estremo Oriente è regola anche per Giappone, Corea e Cina (e infatti del mitico dittatore Mao Zedong, o Tse-tung, Mao è il cognome; così come lo è Gong, per la bellissima attrice Gong Li…).

Ma concludiamo con un aneddoto, di quelli che piacciono tanto a Babette (che qui ringrazio per l’affettuosa ospitalità nel suo seguitissimo blog). Riguarda uno dei nostri poeti, che la scuola dell’obbligo ci fa odiare e di cui recuperiamo stima e affetto quando siamo irrimediabilmente avanti con gli anni… Anch’egli fu premiato con il Nobel (1906) e sto parlando di Giosuè Carducci, che quasi mezzo secolo prima era stato chiamato direttamente dal ministro dell’Istruzione a ricoprire la cattedra di Letteratura italiana nell’ateneo bolognese.
E fu quella volta che uno studente gli chiese di volergli firmare il libretto di frequenza.
«Come si chiama lei?» gli domandò il professore. Quello rispose anticipando il cognome al nome. Allora il poeta gli restituì sgarbatamente il libretto: «Se lo riprenda. Io glielo firmerò soltanto quando saprà dire e scrivere il suo nome». Il giovanotto doveva avere un’aria tra il basito, l’incredulo e il risentito perché se ne restava con la bocca spalancata, finché Carducci, spazientito, aggiunse: «Per sua regola si dice sempre e si scrive sempre il nome prima del cognome. L’eccezione è ammessa solo in caso di necessità alfabetiche!». E non lo firmò.
Ora, il biografo non ci dice se il docente alla sua risposta avesse sommato anche un bel “Somaro!”. Oggi sarebbe stato denunciato, sarebbe finito sui giornali e insultato sui social. Ma allora, i mulini erano bianchi; il carbone finiva nelle stufe e non a colorare di nero pane, pizzette e mozzarelle (più per moda scriteriata che per osteggiare il meteorismo); e gli editori erano editori sul serio.

Pare passato un secolo, ed è proprio così…

Per saperne di più:
http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/pi-corretto-firmare-nomecognome-cognomenome

OoO

Carlo Animato è nato a Napoli ben sette anni prima di Dan Brown, la qual cosa non ha minimamente interferito nella vita di entrambi. Scrittore e ricercatore, studioso del bizzarro e del misterioso, ha sempre mangiato all’Albero della Conoscenza; ma, digerendo a stento, fatica ancora a distinguere tra Bene e Male. E pur anelando alla perfezione, sa che questa è la malattia più perniciosa che possa colpire lo spirito dell’uomo. Perciò se ne astiene, e senza troppa fatica. Studioso di antiche civiltà (dall’impero inca alla magnagrecia) e discipline ermetiche (dall’alchimia alla cabala), ha scritto romanzi storici e saggi esoterici, pubblicati anche all’estero. Ha un debole per l’invisibile, i segreti, lo stravagante e l’arcano: trovarne le tracce attraverso i secoli e i luoghi è diventato il suo lavoro e il suo divertimento, terreno fertile per la creazione di avventure sorprendenti e fantasiose. La passione verso il mistero, alimentata da ricerche in archivi pubblici e privati, e attraverso incontri fortunati, è la costante della sua vita personale e letteraria.

OoO

Adoro le fotografie in bianco e nero e Francesco Saverio Fienga è un maestro del B/N. 

Post precedente

E se... ovvero, giochiamo con la sinossi. Seconda puntata

Post successivo

Feed a Cat - Read a Book

Gli Amici del Mag

Gli Amici del Mag

Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

9 Commenti

  1. Emiliana De Vico
    14 dicembre 2015 at 6:51 — Rispondi

    fenomenale! Uno uomo unico.
    Emiliana De Vico

  2. Lidia Calvano
    14 dicembre 2015 at 7:25 — Rispondi

    Veramente una persona fantastica, di grande cultura, ma soprattutto sempre ironico e garbato. Felice di averlo conosciuto grazie ai convegni EWWA.

  3. 14 dicembre 2015 at 7:34 — Rispondi

    Sono d’accordo con quanto scritto con tanta chiarezza. Vogliamo chiedere a Pirandello l’importanza del nome che ci identifica come individui, prima ancora che appartenenti a un clan?
    Grazie Carlo. E grazie sempre a Babette.

  4. 14 dicembre 2015 at 10:28 — Rispondi

    Grazie Babette e Grazie a Carlo che stimo e ho il picere di conoscere da molti anni…da quando a scuola ci chiamavano prima con il cognome e poi il nome. Ottimo Carlo!!

  5. Francesco Saverio Fienga
    14 dicembre 2015 at 12:01 — Rispondi

    Per me è sempre un piacere e una gioia leggerti, caro Carlo.
    Ringrazio Babette e te per avermi citato e per l’apprezzamento.

    • Babette Brown
      14 dicembre 2015 at 12:04 — Rispondi

      Caro Francesco Saverio, complimenti per la fotografia. Evocativa. Il B/N è vincente in molti casi. Grazie ancora.
      Mi piacerebbe intervistarti. Sei disponibile? (*occhi da cucciolo*)

  6. 14 dicembre 2015 at 16:25 — Rispondi

    Nella regione dove lavoro, il Molise, sembrano tutti usciti da un verbale dei carabinieri perché si presentano sempre con prima il cognome. Hai voglia a dir loro che è inesatto. Sono inquadrati.

    • Babette Brown
      17 dicembre 2015 at 10:49 — Rispondi

      Potresti scrivere un racconto/articolo in proposito. Giusto per continuare a farci due risate su questo “cognome+nome” cui troppi sono affezionati.

  7. Cri
    1 marzo 2016 at 20:39 — Rispondi

    Sulla vicenda cognome nome vorrei fare notare che è proprio tipica del burocratese io quando scrivo per ragioni lavorative devo adeguarmi e ormai mi sembra del tutto normale anzi vi dirò di più quando ci si presenta, ad esempio in una riunione, lo si fa solo con il titolo professionale e il cognome… Nel tempo non ci penso proprio però a farlo

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *