RubricheTaffetà, darling

“Il profumo”, di Patrick Süskind

Titolo: Il Profumo.
Autore: Patrick Süskind.
Traduttore: G. Agabio.
Genere: fantastico.
Editore: Longanesi.
Prezzo: euro 9,90 (copertina flessibile).
http://www.ibs.it/code/9788830433373/suskind-patrick/profumo.html

Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1783 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi, rifiutato dalla madre fin dal momento della nascita, rifiutato dalle balie perché non ha l’odore che dovrebbero avere i neonati, anzi perché “non ha nessun odore”, rifiutato dagli istituti religiosi, riesce a sopravvivere a dispetto di tutto e di tutti. E, crescendo, scopre di possedere un dono inestimabile: una prodigiosa capacità di percepire e distinguere gli odori. Forte di questa facoltà, di quest’unica qualità, Grenouille decide di diventare il più grande profumiere del mondo, e il lettore lo segue nel suo peregrinare tra botteghe odorose, apprendista stregone che supera in breve ogni maestro passando dalla popolosa e fetida Parigi a Grasse, città dei profumieri nell’ariosa Provenza. L’ambizione di Grenouille non è quella di arricchirsi, né ha sete di gloria; persegue, invece, un suo folle sogno: dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l’amore in chiunque lo fiuti, e pur di ottenerlo non si fermerà davanti a nulla.

Storia di un Assassino, un criminale, un mostro in molti sensi. Ho letto questo che può considerarsi ormai un classico (ha oltre 30 anni, il libro)  e come spesso mi accade in presenza dell’eccezionalità, eccomi perdutamente innamorata di un personaggio anormale, un uomo sbagliato, diverso, segnato, che in molti definirebbero ‘disgustoso’. Eppure mi sono innamorata di lui, come sono stata perdutamente innamorata di Renton, l’eroinomane di “Trainspotting” (oddio, come mi batteva forte il cuore per lui, fantasma magrissimo, dipendente dalla droga, senza speranza di vedere la vecchiaia), oppure per Johnny Smith della “Zona Morta” di King, il veggente che nessuno sta a sentire e che ha un solo destino: morire ritenuto pazzo. Ora c’è Grenouille il Ranocchio, nel mio cuore. Un essere tanto imperfetto e profondamente amorale, Grenuille. Brutto forse, piccolo, gracile, pelle butterata, niente di rimarchevole nella sua persone se non il naso. Eccolo il NASO, o meglio, l’olfatto, il vero protagonista. O uno dei protagonisti di questa storia dannata. L’olfatto sopraffino del Ranocchio e il suo bisogno patologico di essere amato, sono loro i protagonisti di questo gioiello della narrativa. Sembra fatto di ghiaccio, Grenouille, egli non avverte il disprezzo, il disgusto, la paura che la sua persona suscita. Eppure ecco la grande metafora, il suo vero crimine: farsi amare ad ogni costo, contro la volontà di chiunque. Prendere la gente per un braccio e sputargli in faccia una sola parola: AMAMI! Amami! Amami adesso! Grenouille il Ranocchio non è mai stato amato, accettato. La sua natura di ‘spettro senza odore’ non innesca normali istinti nell’animale-uomo, non genere sentimenti nelle persone: la madre non lo ama, non ne avverte il profumo di neonato e l’istinto materno non s’innesca. Niente feromoni, niente odore. Grenouille è una statua che cammina, si muove, nemmeno una statua, no! Anche il marmo ha di certo un odore, che forse solo il naso di Grenouille potrebbe avvertire e riconoscere. Questo suo isolamento, il rifiuto, la paura inizialmente gli fanno creare, da maestro profumiere eccelso quale solo lui può diventare, viste le sue doti sovrannaturali, un profumo da essere umano, che tranquillizzi gli animali-uomini, che invii al loro cervello rettile un segnale di ‘normalità’. Uomo tra gli uomini con un profumo di ‘essere umano’. Qui si fermano le dimostrazioni di rigetto e paura, Grenouille è per la prima volta ‘come gli altri’. E come gli altri inizia a desiderare: accettazione, forse ascendente, potere. Finché compie un’evoluzione e decide di essere amato. La composizione dell’Amore è crudele come solo certe sfumature di questo sentimento possono essere. L’amorale, anaffettivo Grenouille crea, utilizzando gli ‘aromi’ di fanciulle appena in boccio, il profumo che scatena in tutti gli uomini e le donne l’Amore. Ma non è Amore Vero, è un inganno. Anche il Ranocchio comprende la grande verità: il suo è un falso, lui è nato mostro e non c’è profumo prodigioso che possa cambiare le cose. Forse una sorta di risveglio di coscienza? Forse per la prima volta ‘sente’ l’umanità? L’Amore Artificiale  lui lo usa per annientarsi, perché ha forse inteso che per lui non esiste un posto al mondo. Si annulla, di lui non rimane più nulla, come un profumo che dopo un po’ svanisce nell’aria.
Parole bellissime, lessico da Nobel, Süskind ha fatto di me una ‘Grenouille della Parola’, ho desiderato appropriarmi delle sue parole, potrei mescolarle con quelle della Cardoso, di Nabokov, di Cormac McCarthy o Safran Foer e di altri scrittori sopraffini. Potrei ucciderli tutti (chi di loro non è già trapassato), raccoglierne i resti, metterli a macerare da qualche parte e creare un ‘profumo di parole’ perfetto, e far sì che chiunque mi legga automaticamente mi ami. Ma sarebbe solo un inganno. Dietro a quel paravento d’oro e diamanti sarei sempre io, una povera ladra di parole.
Süskind, grazie e grazie Grenouille, uno dei miei personaggi preferiti di sempre.

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