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Filtro le storie con le mie esperienze: Clara Cerri

CLARA CERRI, romana, ha pubblicato nel 2014 “Dieci posti dove non volevo andare” (ed. Lettere Animate), che ha vinto nel 2015 il I Premio letterario Amarganta. Nel gennaio 2016 ha pubblicato “Lettere fra l’erba” (ed. Lettere Animate).
Si occupa di editing e di organizzazione di eventi letterari.  Un suo racconto comparirà nell’antologia “Oltre l’arcobaleno”, di prossima pubblicazione per le edizioni Amarganta.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?
Fin da piccola ho vissuto più nella mia immaginazione che nella realtà, e scrivere era un modo per far uscire fuori da me le storie e i personaggi che animavano quel mondo, per provare a comunicarli agli altri. Se funzionava, tutto diventava in qualche modo vero. Ho scritto molti racconti e ho cominciato molti romanzi, ma per riuscire a completarne uno ho avuto bisogno di prendermi un periodo solo per me, dopo aver completato la tesi di dottorato in lingue orientali. Quel primo romanzo terminato, dopo molte revisioni e riscritture, è diventato il mio secondo romanzo pubblicato, Lettere fra l’erba.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?
Scrivo direttamente al computer, ma porto sempre dietro un notes o un taccuino per scrivere appunti rapidi o per buttare giù un dialogo o un’aggiunta a un brano già scritto.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?
No, quando riesco a trovare la concentrazione è sempre un momento buono. A volte riesco a trovarla anche nel caos (ho un bambino difficile da gestire), altre volte non c’è verso, anche se ho a disposizione una giornata intera e ho deciso di non fare altro. Al momento, il web è la mia più grande fonte di distrazione.

4.     Che cosa significa per te scrivere?
È come cercare di infilzare una farfalla con uno spillo. Ci vuole precisione, fortuna e sangue freddo. È come se la storia, la frase giusta fosse là fuori, e io ne dovessi andare a caccia col fucile.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?
No! Continuo a riscrivere e a correggere fino allo sfinimento. Qualche volta non mi soddisfa mai. Quando mi piace, mi sembra scritto da qualcun altro.

6.     Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati?
Mi è capitato, sì. Specie con il primo, tipo neomamma in adorazione per eccesso di ormoni. Com’è ovvio per una persona come me, nata nel Cartaceo Superiore, soprattutto quando ho avuto in mano le prime copie a stampa.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?
Parecchio. Non sempre perché “racconto i fatti miei”, ma perché difficilmente parlo di qualcosa del tutto estraneo al mio vissuto. Filtro le storie con le mie esperienze. Quando parlo di solitudine, di piacere sessuale, di amicizia, di delusioni, di amore disperato, sono tutte sensazioni mie che presto ai personaggi.

8.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?
Dipende. Quando tratto male i miei personaggi (capita spesso, poveretti) soffro molto. Quando finalmente vanno a letto con l’amato bene, mi diverto.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?
Molto. Quando ho iniziato a scrivere romanzi usavo due aggettivi per ogni parola e ogni momento drammatico era costellato di paragoni e di elenchi tripartiti. Pensavo che per arrivare alle parti divertenti bisognasse scrivere anche quelle noiose in mezzo. Pensavo che bisognasse spiegare tutto per filo e per segno. Adesso rischio sempre più di cadere nell’eccesso opposto, di scrivere in modo talmente precipitoso da lasciare il lettore insoddisfatto. Quindi la prima volta torno indietro per tagliare quello che non serve, la seconda per aggiungere quello che ho scoperto che serve (ed è più difficile, per me, che tagliare!).

10.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?
È sempre una lotta.

11.  Ti crea problemi nella vita quotidiana?
Le lavatrici incalzano, la gente ha fame e pretende di mangiare, ci sono mille impegni famigliari e lavorativi. Ma tanto, quando non scrivevo romanzi studiavo in biblioteca tutto il giorno o rimestavo tra chili di fotocopie e dizionari. O passavo le ore a contare gli aoristi. La vita quotidiana, la gestione della casa, per me è sempre stata in secondo piano. Nonostante ciò, nessuno a casa mia è corso nudo al supermercato e questo lo considero un successo.

12.  Come trovi il tempo per scrivere?
Ultimamente, “non senza difficoltà”. Mi consolo facendo editing.

13.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena?
Alcuni mi sostengono e mi appoggiano fin dall’inizio, altri sono ancora perplessi. È difficile accettare l’idea che una persona che conosci nel quotidiano sia un autore, che prenda sul serio questa storia dei romanzi.

14.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?
Dipende dal romanzo. In Lettere fra l’erba, dove la vicenda si svolge su due piani temporali, ho creato una struttura di massima cui mi sono dovuta attenere. Invece in Dodici posti dove non volevo andare c’è una struttura più labile, più “attorcigliata”, che si è creata cammin facendo a partire da alcuni punti fermi e alcuni personaggi chiave.

15.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?
Quando ho la possibilità di scrivere tutti i giorni lo preferisco, perché riesco a sentire una sorta di energia che mi spinge. Se una scena non mi ispira ne scrivo un’altra più avanti, senza lasciarmi influenzare dalla sequenza temporale e riservandomi di ricucire tutto alla fine. Quando sono distratta oppure ho molti impegni mi accontento anche di scrivere ogni tanto, o di prendere appunti su quello che voglio scrivere in seguito. Ho decine di schemi per romanzi futuri nel mio computer… siete tutti avvisati.

16.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?
È vero, ma se bastasse solo leggere per essere bravi scrittori a quest’ora avrei già preso un Nobel per la letteratura… Leggo così tanto che non ci faccio nemmeno più caso (inutile chiedermi quanti libri leggo all’anno). Leggo classici ma anche esordienti, spazio in molti generi e amo leggere, se posso, anche autori stranieri in lingua originale. Spesso mi fisso su un autore e non sono contenta finché non l’ho letto tutto. Leggo anche molti saggi, quando ne trovo di appassionanti.

17.  Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?
Amo moltissimo leggere Horror e Fantascienza, ma quando scrivo preferisco raccontare storie aderenti alla realtà. Mi piace soprattutto interpretare la vita per comunicarne gli aspetti più sfuggenti, le sensazioni, i pensieri, le immagini, il modo in cui ricostruiamo la nostra vita attraverso i  ricordi. Hai presente la canzone di Cremonini? “Questo è un posto che mi piace, si chiama mondo”. A me piace il mondo e piacciono le persone, con la mia scrittura cerco di narrare cosa succede sotto la loro pelle (anche il mondo ha una pelle). E amo farlo con senso dell’umorismo, dove posso, perché è il modo con cui amo prendere la mia stessa vita.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.
È difficile scegliere perché amo moltissimi autori, ma se proprio devo… Italo Calvino e Andrea G. Pinketts per gli italiani, Charles Dickens e Stephen King per gli stranieri.

19.  Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro?
Ho seguito un corso di scrittura del Fondo sociale europeo ed è stata una bellissima esperienza, sia dal punto di vista dell’insegnamento che del clima di collaborazione tra studenti. Ci sono molti difetti del nostro scrivere di cui è difficile accorgersi da soli e una buona scuola può aiutare. Soprattutto ti aiuta a pensare sempre al modo migliore per comunicare quello che ti sta a cuore, perché lo scopo di scrivere è comunicare. Ma certo non ti garantisce il successo né fa di te un genio.

20.  Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?
Dodici posti dove non volevo andare è un libro che ho sentito e sento molto mio. Come dice il titolo, è un lavoro che prende spunto dai punti dolenti del mio passato e di quello della mia famiglia. Non so perché lo abbia scritto proprio in quel momento e perché abbia preso una forma così particolare, di raccolta di racconti autonomi ma non troppo, cuciti da una ragnatela di rimandi e di allusioni. Una spiegazione è che anche nella realtà la vita non ha una trama, ma degli episodi che poi noi ci divertiamo a collegare per illuderci che esista una direzione. È stata un’emozione molto forte trasformare in personaggi persone che hanno fatto parte della mia vita: parenti, amici di famiglia, figure abbozzate nel ricordo, personaggi famosi la cui storia mi ha colpito. Ci sono anch’io dentro e anch’io sono in parte inventata, per esempio quando mi immagino a tre anni nel giorno della morte di mio padre, con i miei pensieri e le storie che mi racconto per tranquillizzarmi. Eppure, una mia amica che insegna alla scuola materna ha detto di aver rivisto i suoi bambini in questa treenne inventata. È il più bel complimento che mi potesse fare.

21.  Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere?
Ho partecipato a diversi concorsi letterari e con il mio primo ebook ne ho vinto uno, il Premio letterario Amarganta del 2015. Credo che possano essere molto utili per farsi conoscere e per mettersi alla prova. Bisogna però imparare a prendere i risultati negativi con filosofia: sono stata anche “dall’altra parte della barricata” e so che anche un buon racconto o romanzo può sempre essere messo in ombra da un altro migliore.

22.  A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?
Ho in standby un romanzo che rappresenta una sorta di spin-off di Dodici posti dove non volevo andare e racconta più in dettaglio l’adolescenza di Roy Cerri, il mio parente artista americano. Sto cercando di farlo valutare da professionisti perché è una storia cui tengo molto, che quasi sicuramente avrà un seguito. Per la prima volta, per motivi di coerenza col “mondo” dei Dodici posti, si tratta di un romanzo ambientato in un luogo in cui non sono mai andata. Però mi sono molto divertita a documentarmi e a gironzolare in forma virtuale per i sobborghi di Boston, sfruttando suggestioni letterarie (soprattutto H.P. Lovecraft) ed elementi di storia recente.

23.  Un consiglio a un aspirante scrittore?
Avere cura di rileggere molte volte quello che ha scritto, anche a distanza di tempo. Avere attenzione per i dettagli. Farsi leggere da un “beta reader” di fiducia prima di spedire un manoscritto a una casa editrice. Non accettare mai di farsi pubblicare a pagamento. Non lasciarsi scoraggiare dai rifiuti ma non illudersi che il successo planetario sia a portata di mano.

24.  E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?
Puntare più in alto, se ci riesce. E comunque, continuare a scrivere e a pubblicare non è mai una cosa negativa. Bisogna saper lavorare sulle distanze lunghe, come nella vita. Qualunque sia il nostro scopo, il successo oppure arrivare alla maturità dello stile e della capacità di narrare, bisogna avere pazienza e non scoraggiarsi mai. È quello che dico tutti i giorni anche a me stessa.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi per l’ospitalità!

OoO

cerri

Titolo: Lettere fra l’erba
Editore: Lettere animate
anno di pubblicazione: gennaio 2016
genere: sentimentale – narrativa
prezzo di copertina: € 1,99 (eBook)
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Titolo: Dodici posti dove non volevo andare
Editore: Lettere animate
anno di pubblicazione: aprile 2014
genere: memoir – narrativa
prezzo di copertina: € 1,99 (eBook); € 12,00 (copertina flessibile)
Pagina facebook dell’autrice.

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